Dopo la Francia, anche la Svezia sceglie delle leggi che difendono il mondo dell’istruzione dai rischi connessi a un eccessivo utilizzo della tecnologia nello studio. Da un lato, professori universitari e realtà accademiche che vietano agli studenti l’utilizzo – connesso allo studio – dei pc durante le lezioni. Dall’altro, nuove norme a livello statale che vietano l’utilizzo dei computer nelle scuole, a favore del ritorno di carta e penna.Il caso francese: le università contro l’uso dei pc«I nostri docenti non dovrebbero essere costretti a insegnare di fronte astudenti distratti». Lo aveva affermato Gabriel Médaouar dell’Università Cattolica dell’Ovest, con sede ad Angers, nella Francia occidentale. «Quando gli studenti si iscrivono qui da noi sanno che non potranno scrivere al computer e si adeguano bene alla regola». Allo stesso modo, anche l’Istituto di Scienze Politiche a Rennes, in Bretagna, aveva imposto l’obbligo di prendere appunti solo a mano, anche se solamente agli studenti del primo e del secondo anno. Non erano stati da meno all’IPC – Facultés Libres de Philosophie et Psychologie di Parigi e all’Istitutopo Ircom, un college privato di Angers, sebbene quest’ultimo avesse previsto l’uso di tablet per studenti disabili. Alla Sciences Po uno dei docenti, Julien Damon, ha riferito di un divieto da lui imposto durante le sue lezioni di utilizzare pc, sebbene non motivato da ragioni pedagogiche, bensì di buone maniere: molti studenti fingerebbero di prendere appunti davanti al computer, quando invece starebbero chattando con amici o facendo shopping.Il caso svedese: il dietrofront sulla tecnologia nelle scuoleAnche la Svezia, dopo anni di digitalizzazione, ha deciso di tornare nelle scuole con carta e penna, al grido di «från skärm till pärm» (che in svedese significa “dallo schermo al raccoglitore”). Per questo motivo, l’attuale governo di Stoccolma ha, da un lato, stanziato fondi da 200 milioni di dollari per riacquistare i libri di testo, dall’altro, introdotto un divieto totale sui dispositivi elettronici nelle scuole. La misura sorprende soprattutto alla luce del fatto che l’uso dei dispositivi digitali era stato reso obbligatorio persino negli asili nel 2019. Dati allarmanti avevano però nel tempo mostrato come quasi un quarto dei 15enni svedesi non raggiungesse i livelli minimi di comprensione del testo.Le ragioni dietro alla svolta analogica A motivare il cambio di rotta di diverse realtà, non sarebbero solo ragioni psicologiche o relazionali. Se infatti per alcuni docenti e scuole, l’intento è quello di recuperare in generale un maggiore senso di coinvolgimento da parte degli studenti imponendo un sano “detox digitale” e recuperando un rapporto docente-studente, ormai troppo disumanizzato, altri esperti sottolineano come i benefici sarebbero ben più profondi. Così la dottoressa in linguistica applicata all’Università Paris-Nanterre, Athena Johnson, ha parlato dei vantaggi cognitivi degli appunti presi a mano: scrittura più lenta, maggiore tempo per ragionare, individuazione forzata di parole chiave e creazione manuale di grafici con frecce. La mente sarebbe poi costretta ad ingegnarsi per creare collegamenti logici tra i concetti, permettendo di sviluppare una maggiore capacità analitica e soprattutto una memorizzazione a lungo termine. Il mezzo digitale, infatti, spesso crea l’illusione di aiutare a memorizzare un numero maggiore di dati e concetti, ma lascerebbe chi lo usa impreparato di fronte a quesiti più analitici e profondi. Un buon compromesso sarebbe, invece, costituito dall’uso di dispositivi dotati di schermo touch e stilo, che permettono a chi li usa di continuare a scrivere manualmente.Il caso italianoAnche in Italia non mancano, però, dati e iniziative che sembrano accendere la speranza nei confronti di un futuro scolastico meno digitalizzato e più orientato alla scrittura e a lettura analogiche. Prima fra questi, la proposta presentata alla Camera e approvata l’11 febbraio 2026 dalla VII Commissione Cultura della Camera dei deputati sull’Istituzione della settimana nazionale della scrittura a mano, ora all’esame del Senato della Repubblica. Il testo prevede anche l’istituzione di un Comitato nazionale per la tutela della scrittura a mano, presso ilMIC, ma anche iniziative di informazione radiofonica, televisiva e multimediale a cura della RAI. Il documento sostiene anche il crescente valore rivestito dalla scrittura a mano, sulla scia dell’introduzione nel 2021, da parte dell’UNESCO, della calligrafia araba nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale. Anche le Nuove Indicazioni 2025 per la Scuola dell’infanzia e Primo ciclo di istruzione, a loro volta, sottolineano: «Scrivere è…vivere». E ancora: «Per la scuola delle Nuove Indicazioni la scrittura ha un significato profondamente umanistico e di supporto alla promozione degli apprendimenti di tutte le discipline. Carta e penna, lettura ad alta voce e piccole biblioteche d’aula devono convivere armoniosamente con assistenti virtuali e augmented learning», sottolineando l’importanza essenziale di carta e penna.Il “tecnico del segno” e il valore della calligrafiaIl Friuli Venezia Giulia, inoltre, nel 2025 era stata la prima regione a riconoscere la figura del “Tecnico del segno” per supportare alunni e docenti. Si tratta di un professionista specializzato nell’insegnamento della scrittura a mano nelle scuole primarie e secondaria. La calligrafia verrebbe così usata come strumento per migliorare la concentrazione, la memoria, l’organizzazione del pensiero, l’espressione verbale, la comprensione dei testi e persino la postura e la motricità fine.I dati sul caso italianoAndrea Cangini, direttore dell’Osservatorio Carta, Penna & Digitale della Fondazione Luigi Einaudi, aveva denunciato nel 2025 come i risultati delle prove Invalsi (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo) avessero dimostrato che il 51,7% degli studenti avesse una familiarità insufficiente con l’italiano. «Le ragioni per cui quasi la metà degli studenti ha una familiarità insufficiente con la lingua italiana sono molte […] tra le cause principali c’è una scarsa dimestichezza con la scrittura a mano in corsivo e la lettura su carta». Inoltre, recentemente, in occasione della Giornata Mondiale del Libro e del diritto d’autore, il ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha inviato un messaggio agli studenti, ricordando come l’obiettivo della scuola sia quello di «riportare al centro la carta, la penna, il libro». Ha poi aggiunto: «La scrittura in corsivo, la calligrafia, le poesie a memoria non sono esercizi del passato, ma strumenti per educare alla bellezza, all’ordine mentale e al rispetto dell’altro».L'articolo Stop al computer: in Francia e in Svezia tornano carta e penna nelle scuole. In Italia si vota per la settimana nazionale della scrittura a mano proviene da Open.