Nicole Minetti e l’ok all’adozione dal tribunale di Venezia, i pm ora cercano in Uruguay. Perché gli ospedali italiani non conoscevano il bambino

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La Procura Generale di Milano ha avviato direttamente a Montevideo l’acquisizione della sentenza con cui è stata disposta l’adozione del bambino preso in carico da Nicole Minetti e dal compagno Giuseppe Cipriani. L’obiettivo degli inquirenti milanesi è di verificarne l’autenticità, visto che sulle scrivanie dei magistrati non sarebbe arrivato il fascicolo originale. L’atto era stato infatti prodotto dai legali di Minetti, quando nell’agosto scorso venne formalizzata la richiesta di grazia al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, era stato emesso dai magistrati sudamericani e successivamente recepito dai giudici italiani.Nuovi accertamenti su possibili procedimenti penali all’esteroIn parallelo, la Procura generale milanese sta verificando l’eventuale presenza di indagini pendenti a carico dell’ex consigliera regionale lombarda, con particolare attenzione a Spagna e Uruguay. La stessa Minetti ieri, 28 aprile, aveva negato categoricamente di essere mai stata indagata nei due Paesi. Stando alle ricostruzioni, dalle verifiche condotte nei mesi scorsi dalla pg Francesca Nanni e dal sostituto pg Gaetano Brusa, che avevano espresso parere positivo ma non vincolante all’atto di clemenza, non era emerso nulla di rilevante. Al momento non risultano pendenze né in Italia né all’estero.Perché il Tribunale di Venezia ha riconosciuto l’adozioneA chiarire il quadro è un decreto del Tribunale dei minori di Venezia datato 19 luglio 2024, pubblicato da Libero, con cui i giudici lagunari hanno dichiarato «efficace» nel nostro Paese l’adozione già certificata nel febbraio 2023 dal tribunale uruguayano di Maldonado. Secondo i magistrati italiani, il minore «si trovava in stato di abbandono sin dalla nascita, con separazione definitiva dai genitori biologici i quali sono stati dichiarati decaduti dalla responsabilità genitoriale». Nello stesso provvedimento si legge che Minetti e Cipriani «sono stabilmente conviventi da oltre cinque anni» e che al momento dell’adozione vivevano «ininterrottamente da oltre due anni in Uruguay». Per il quotidiano diretto da Mario Sechi, dunque, eventuali errori nella concessione della grazia non sarebbero ascrivibili né al Ministero della Giustizia né al Quirinale.Il parere favorevole della Procura generale di MilanoProprio alla luce di quella documentazione, il 9 gennaio 2026 la Procura Generale presso la Corte d’Appello del capoluogo lombardo, con un atto firmato dal sostituto procuratore Gaetano Brusa e ripreso anche dal Messaggero, si è espressa favorevolmente sull’istanza. Tra le motivazioni, oltre alla giovane età della Minetti all’epoca dei fatti e al successivo cambio di vita, vengono citate la «costituzione di un nucleo famigliare» e «l’adozione di un minore con gravi problemi di salute», elementi giudicati «indicativi di una radicale presa di distanza dal passato deviante e di una seria e concreta volontà di riscatto sociale». La condotta tenuta negli anni, conclude il documento, conferma come oggi la condannata sia «persona impermeabile» ai condizionamenti esterni che ne avevano alimentato la spinta criminale.In Uruguay rimosso il responsabile delle adozioni dell’InauA complicare il quadro già di per sé articolato arriva la notizia che l’Inau, ente pubblico che guida le politiche per infanzia e adolescenza in Uruguay, una settimana fa ha sollevato dall’incarico Dario Moreira, fino a quel momento a capo del dipartimento adozioni. Al suo posto, riferisce El Observador, sarebbe stata designata l’educatrice sociale Nair Ramos. Il quotidiano di Montevideo descrive il cambio come una svolta necessaria, maturata «dopo mesi in cui sono emersi squilibri e decisioni errate prese durante i processi di adozione», e segnala diverse incongruenze registrate negli ultimi anni nella divisione guidata da Moreira. Della rimozione, va detto, non c’è stato cenno nel discorso tenuto dalla presidente dell’Inau in occasione della Giornata dell’adozione, in cui è stata ribadita la centralità dei bambini.I consulti medici in Italia senza passare dagli ospedaliMinetti e il compagno Cipriani non sarebbero passati dai canali ufficiali per avere un parere sulla salute del bambino adottato, ma avrebbero contattato direttamente medici di fiducia che già conoscevano. È quanto, secondo l’Ansa, hanno spiegato i legali dell’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi alla procura generale, impegnata in indagini integrative sulla grazia concessa dal Quirinale. Il dettaglio servirebbe a chiarire perché negli archivi degli ospedali di Padova e del San Raffaele non risulti traccia del piccolo, nonostante i riferimenti contenuti nella documentazione allegata alla richiesta di clemenza. Che il bambino sia stato operato a Boston e abbia bisogno di cure costanti non sarebbe in discussione, ma le due strutture sanitarie italiane avevano smentito qualsiasi corrispondenza nei propri database, in contrasto con quanto presentato a sostegno della domanda di grazia. L'articolo Nicole Minetti e l’ok all’adozione dal tribunale di Venezia, i pm ora cercano in Uruguay. Perché gli ospedali italiani non conoscevano il bambino proviene da Open.