Tecnologie critiche e investimenti strategici. Roboze e IonQ raccontano il modello Usa‑Europa

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La costruzione di una base industriale condivisa tra Europa e Stati Uniti nelle tecnologie critiche passa sempre più da modelli integrati di sviluppo, scalabilità e applicazione. Tra manifattura avanzata, quantum e infrastrutture strategiche, il rapporto tra le due sponde dell’Atlantico si struttura lungo direttrici operative che intrecciano innovazione industriale, sicurezza e politiche per gli investimenti. Questi alcuni dei temi che sono emersi nel corso di un confronto tra operatori industriali tenutosi nell’ambito dell’US–Italy Trusted Tech Dialogue promosso dall’ambasciata italiana a Washington assieme al Krach Institute for Tech Diplomacy (leggi qui l’intervista a Keith Krach) e alla Fondazione Serics. Sviluppo e scalaUno dei nodi centrali riguarda la distribuzione delle capacità lungo la filiera tecnologica. L’Italia emerge come piattaforma di sviluppo, in particolare per competenze ingegneristiche e ricerca avanzata, mentre gli Stati Uniti continuano a rappresentare il principale ambiente di scala industriale e commerciale. “L’Italia ci ha dato la giusta infrastruttura per iniziare, ma l’America ci ha dato l’infrastruttura per scalare”, ha spiegato Alessio Lorusso, fondatore e ceo di Roboze, azienda specializzata in stampa 3D di componenti aeronautiche e per la difesa. A fare la differenza sarebbe l’approccio americano, dove “l’unica cosa che conta è il prodotto”, ribadisce Lorusso, sottolineando un’impostazione che favorisce l’adozione rapida di tecnologie innovative quando dimostrano un vantaggio competitivo. All’interno di questa dinamica, la manifattura avanzata si configura come uno dei fattori-chiave della resilienza industriale. L’integrazione tra i materiali innovativi, la stampa 3D e l’intelligenza artificiale consente di immaginare “nodi di produzione completamente autonomi”, pensati per settori strategici come l’aerospazio, la difesa e l’energia. La logica è quella di costruire infrastrutture produttive distribuite, in grado di adattarsi agli shock di mercato e ai vincoli geopolitici, mantenendo perà la continuità operativa lungo la supply chain.Quantum e sicurezzaAccanto alla dimensione industriale, il tema della sicurezza tecnologica sta assumendo un rilievo crescente, in particolare con l’evoluzione del quantum computing. Le sue capacità, se da un lato aprono nuove possibilità applicative, dall’altro introducono vulnerabilità sistemiche. “Queste capacità eccezionali possono essere usate per compromettere la sicurezza di domani”, ha osservato Marco Pistoia, ceo di IonQ Italia, con riferimento agli attacchi basati sul principio “harvest now, decrypt later”. In questo contesto, spiega Pistoia, sarà prioritario “proteggere il nostro futuro attraverso l’adozione di tecnologie crittografiche resistenti ai quanti”. Le principali soluzioni individuate si muovono su due direttrici: da un lato la crittografia post-quantum, dall’altro la quantum key distribution, considerata “l’unica tecnologia matematicamente provata per essere impenetrabile”.  Il carattere dual use di queste tecnologie emerge con chiarezza. Le stesse piattaforme sviluppate per ambiti industriali o finanziari trovano applicazione in contesti di sicurezza e protezione civile. “È molto importante vedere come questa tecnologia possa aiutarci, ad esempio, nella finanza ma anche per le attività di protezione civile”, ha sottolineato Pistoia, richiamando i vantaggi derivanti dall’utilizzo di sensori quantistici e infrastrutture satellitari per il monitoraggio di fenomeni geologici e la previsione di eventi critici.Ambiente regolatorio e attrazione degli investimentiIl tema regolatorio emerge in modo più articolato se osservato lungo entrambe le direttrici della relazione transatlantica. Negli Stati Uniti, l’accesso ai settori più sensibili resta vincolato a requisiti stringenti in termini di sicurezza e governance. Allo stesso tempo, questa struttura non esclude la possibilità di ingresso per operatori esterni, purché dotati di tecnologie ritenute strategiche. “Quando c’è una necessità vera e c’è una decisione strategica, un modo per fare le cose insieme si trova”, ha sottolineato Lorusso, indicando una flessibilità operativa, propria del contesto statunitense, che si attiva in presenza di capacità tecnologiche distintive. Sul versante italiano, il quadro è quello di un sistema che sta cercando di ridurre le barriere all’ingresso per gli investimenti esteri ad alto contenuto tecnologico. Nell’inaugurare la branca italiana di IonQ, racconta Pistoia, “abbiamo ricevuto molto supporto dal governo”. Questo, secondo l’ad, è perché “non vogliamo andare in Italia per vendere la tecnologia americana, ma vogliamo costruire la tecnologia in Italia insieme all’America”, individuando la via maestra in un approccio orientato al co-sviluppo più che alla sola importazione di soluzioni dall’estero.