Finisce nel peggiore dei modi l’avventura di Beatrice Venezi alla Fondazione Teatro La Fenice: una parabola rapida, segnata da tensioni crescenti e conclusasi con il licenziamento.La rottura definitiva con il teatro venezianoLa crisi esplode definitivamente tra il 23 e il 27 aprile 2026. La dichiarazione rilasciata da Venezi al quotidiano argentino La Nación — in cui parla di “posti tramandati di padre in figlio” all’interno della Fenice — diventa il punto di non ritorno. Parole che però arrivano in un contesto già compromesso e che innescano la decisione ufficiale: il 27 aprile, la Fondazione annuncia l’annullamento di tutte le collaborazioni future con la direttrice. Una chiusura brusca, maturata dopo sette mesi e quattro giorni di mandato, mentre il teatro era ancora impegnato nella messa in scena del Lohengrin. In realtà, le difficoltà erano evidenti fin dall’inizio. La nomina, annunciata il 22 settembre 2025 dal sovrintendente Nicola Colabianchi — a sua volta indicato dal ministro Alessandro Giuli — aveva immediatamente sollevato forti perplessità. Orchestra e coro avevano espresso una contrarietà netta, formalizzata in un documento congiunto che metteva in discussione il profilo professionale della direttrice, ritenuto non adeguato per esperienza. Da lì, una lunga scia di tensioni: scioperi, proteste, lettere aperte, volantinaggi e iniziative pubbliche, come lo sciopero del 17 ottobre accompagnato da un concerto gratuito. Anche parte del pubblico aveva minacciato di non rinnovare gli abbonamenti.Le parole di Beatrice Venezi dopo il licenziamentoDopo l’annuncio della Fondazione, la Venezi ha risposto con toni duri, alternando dichiarazioni istituzionali e affondi personali. “Prendo atto della dichiarazione del sovrintendente Nicola Colabianchi e della decisione della Fondazione Teatro La Fenice, che andrà comunque chiarita nelle motivazioni e a cui si dovrà rispondere in modo opportuno”, ha affermato. Ma è nella nota stampa che il tono cambia e diventa più diretto: “In Italia essere giovane è un handicap, e poi donna un aggravante. Il mio è il successo di una ragazza di provincia che si è fatta da sola. E questo non piace alla Casta”.Parole che lasciano intendere come, secondo la direttrice, la vicenda non sia soltanto artistica o gestionale, ma anche culturale e politica.L'articolo Beatrice Venezi licenziata da La Fenice: “Mi sono fatta da sola e questo non piace alla Casta” proviene da AttoriCasting.