Riappare Coco, la piattaforma degli abusi del caso Pelicot torna online

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AGI - La ricomparsa online del sito Coco, ora sotto il nome Cocoland, ha riacceso l’allarme delle autorità francesi. La piattaforma, chiusa dai tribunali nel 2024 e al centro di numerosi casi di aggressioni sessuali e agguati omofobi — tra cui il noto caso Pelicot — è tornata accessibile con un nuovo URL, cocoland.info, nonostante un’indagine giudiziaria ancora in corso. L’allerta è stata rilanciata a metà aprile dall’Alto Commissario per l’Infanzia francese, Sarah El Haïry, dopo le rivelazioni del quotidiano Ouest-France.  El Haïry ha definito il ritorno del sito "un fallimento collettivo di fronte a una delle forme più gravi di violenza: l’abuso sessuale sui minori". La Procura di Parigi ha confermato l’apertura di un’indagine sulla riattivazione della piattaforma, affidata all’unità per i crimini informatici della Gendarmeria nazionale.Le reazioni e le criticitàTra le prime reazioni, l’associazione Face à l’inceste ha accolto positivamente l’avvio delle indagini, pur denunciando la lentezza e l’insufficienza delle misure adottate: il sito, infatti, risulta ancora accessibile, privo di verifiche sull’età degli utenti e senza moderazione.Il fondatore della piattaforma originale, l’italiano Isaac Steidl, tramite il suo avvocato Julien Zanatta, ha negato qualsiasi coinvolgimento nella riapertura del sito. Steidl è già sotto inchiesta dal gennaio 2025 per una serie di reati gravi, tra cui possesso e distribuzione di materiale pedopornografico, corruzione di minori online, traffico di droga e associazione a delinquere. L’indagine riguarda fatti avvenuti tra il 2018 e il 2024.I numeri dell'inchiestaSecondo la Procura di Parigi, tra il 2021 e il 2024 sono stati avviati oltre 23.000 procedimenti giudiziari legati alla piattaforma Coco, con 480 vittime identificate e casi trasmessi da settanta procure in tutta la Francia. Il sito, registrato all’estero e privo di controlli, era considerato un luogo ad alto rischio per minori e persone vulnerabili: bastavano pochi dati — sesso, età, codice postale — per accedere alle chat senza alcuna verifica.Il caso Pelicot e altri reatiLa piattaforma è stata coinvolta in diversi casi penali, tra cui il processo per stupro di Mazan, in cui Dominique Pelicot è stato condannato a 20 anni di carcere per aver drogato la moglie e averla fatta violentare da decine di uomini reclutati tramite Coco.Sarah El Haïry ha ricordato come questi siti "sfruttino ogni vulnerabilità" e facilitino "agguati omofobi, stupri, traffico di droga e tratta di esseri umani". Ha promesso che le autorità continueranno a perseguire i responsabili e a lavorare per chiudere definitivamente piattaforme di questo tipo.