La ricetta di Mourinho per il calcio italiano: «Malagò in FIGC e Allegri in Nazionale»

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Mer, 29 Apr 2026«All’Italia non serve un commissario tecnico straniero», ha sottolineato il tecnico portoghese che sembra a un passo dal ritorno al Real Madrid dopo 13 anni.DiRedazioneCondividi l'articoloJosé Mourinho (Photo by Carlos Rodrigues/Getty Images)Negli ultimi giorni, José Mourinho è tornato alla ribalta delle cronache sportive per un suo sempre più probabile ritorno al Real Madrid a distanza di 13 anni. L’attuale tecnico del Benfica sembra essere stato scelto direttamente dal presidente dei Blancos Florentino Perez per risollevare le sorti della squadra che quest’anno chiuderà la stagione con zero titoli. Ma ancora prima lo Special One era entrato nella lista dei possibili commissari tecnici per l’Italia.Una opzione che come detto è ormai totalmente tramontata, come confessato dal diretto interessato in un intervista a Il Giornale e Sportmediaset: «Qualcuno mi ha chiesto se allenerei l’Italia, ma voglio essere sincero, all’Italia non serve un commissario tecnico straniero. Non potete avere Carletto, ok. Ma avete Allegri, Conte e ne potrei citare altri 5 o 6. Farioli il nuovo Mourinho? Vincerà il campionato con merito, è un campione. Ti può piacere più o meno come gioca o come comunica, ma quando si vincere si vince».Per risollevare il calcio italiano dopo l’ennesima delusione Mondiale, Mourinho ha una sua personale indicazione: «lo andrei con MM: Malagò e Max – ha dichiarato a un evento a Milano come riporta Il Corriere dello Sport –. Penso che il nome del signor Malagò è un nome forte per essere presidente FIGC. A me piacerebbe tanto perché penso che, con tutta l’esperienza che ha, possa cambiare le cose. Lui sicuramente capisce la necessità della struttura di base, l’Italia è fortissima in tanti sport olimpici».Mourinho ha poi parlato della struttura dietro al calcio italiano. «Vi faccio l’esempio del Portogallo: venite a vedere come vengono organizzati i tornei giovanili, quali sono le condizioni. Basta questo per capire e magari copiare – ha dichiarato a Il Giornale e Sportmediaset –. Ero con Rui Costa e non credevamo che la nostra Italia potesse esser fuori dal Mondiale. L’Italia deve pensare molto alla base».Sui Mondiali: «Mi piacerebbe che vincesse il Portogallo ovviamente, ma Carletto è Carletto. Il Brasile ce la può fare con lui, una cosa è una squadra è con Carlo, una senza. L’Argentina è una vera squadra, unita, compatto, hanno piacere a giocare per la nazionale. Poi la Francia, ha tre squadre praticamente che possono competere. L’Inghilterra prima o poi arriverà. Sto pensando di fare vacanze fino ai quarti, ci sono troppe squadre, vanno lì solo per perdere. Fenomeno sociale incredibile, ma se parliamo di vero calcio ci sono squadre che vanno lì solo a passeggiare. Dai quarti inizia la festa».Non poteva mancare un commento su Inter e Roma, le due squadre allenate in Italia: «Mi fa piacere per Chivu che l’Inter possa vincere lo scudetto, anche se quando lo allenavo non avrei mai pensato potesse fare l’allenatore. Non sembrava un predestinato, è stato intelligente, ha studiato e fatto la gavetta. Non è nato per generazione spontanea. Molti oggi vanno in panchina perché sanno vendersi bene. E poi diciamolo: questa cosa che l’idea di gioco vale più dei risultati è la più grande bugia del calcio. Non ho ancora scritto a Chivu, perché non c’è ancora la matematica. Lasciamogli fare il punto che manca, quando succederà lo farò. La chat del Triplete? Io sono terribile col telefono, ma Materazzi è il responsabile di questa cosa».«Perché a Roma è così difficile vincere? Non so, per me è il posto più bello della mia carriera – ha confessato Mourinho –. Non ho mai sentito un ambiente così incredibile intorno a una squadra di calcio, l’Olimpico sempre pieno, quello che la gente sente per i giocatori. Il livello di esigenza è alto? Non è un dramma perché quando abbiamo vinto la Conference la festa è stata pazzesca: nemmeno nei trionfi che ho avuto in Champions ho visto delle scene così. Ma la mia Roma è finita, non voglio dire altro. Anzi, una cosa: nessuno se la prenda con i tifosi romanisti dicendo che è colpa loro se non si vince. I tifosi giallorossi sono quelli che aiutano la squadra, nessuno li deve toccare».Infine un commento sul recente scandalo arbitri in Italia: «Non mi piace il colpevole prima dei processi. In Portogallo si dice che non c’è il fumo senza il fuoco. Le mie battaglie? Più contro il sistema che contro gli arbitri».Developed by 3x1010