“Nessun legame con la Brigata Ebraica e stop alle strumentalizzazioni”, le reazioni dopo il fermo di 21enne per gli spari contro iscritti all’Anpi

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“Provo orrore e condanno nella maniera più risoluta, e senza alcuna giustificazione, chiunque si permetta di usare il nome della Brigata Ebraica per compiere atti di violenza”. La presa di posizione di Davide Romano, direttore del Museo della Brigata ebraica di Milano, arriva netta dopo il fermo del giovane accusato degli spari durante il corteo del 25 aprile a Roma. Un chiarimento immediato accompagna le parole di condanna: non esiste alcun legame tra il presunto responsabile e la Brigata Ebraica, la cui memoria — sottolinea Romano — non può essere strumentalizzata. “La Brigata Ebraica ha combattuto per la libertà e la dignità umana. Strumentalizzarne il nome per giustificare o coprire comportamenti violenti è un oltraggio”, aggiunge, richiamando il valore storico di quella formazione che partecipò alla guerra di Liberazione al fianco degli Alleati.L’episodio al centro della vicenda risale al 25 aprile, giornata simbolo della Liberazione dal nazifascismo. Durante il corteo a Roma, in via delle Sette Chiese, un giovane di 21 anni avrebbe esploso colpi con una pistola ad aria compressa contro alcuni partecipanti, ferendo due militanti dell’Anpi, Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano. Un gesto che ha immediatamente suscitato sdegno, anche per il contesto in cui è maturato.A sottolineare la gravità dell’accaduto è anche Emanuele Fiano, presidente di Sinistra per Israele Due Popoli Due Stati: “Chi spara, anche con un’arma ad aria compressa, contro manifestanti nel giorno in cui si celebra la Liberazione è un criminale”. Fiano evidenzia inoltre come sia “ancora più grave” il tentativo di richiamarsi a esperienze storiche come quella della Brigata Ebraica, definendolo un uso improprio e inaccettabile.Sulla vicenda interviene anche la Comunità Ebraica di Roma, che prende le distanze con fermezza. Il presidente Victor Fadlun parla di “sgomento e indignazione” per il coinvolgimento di un giovane iscritto alla comunità e ribadisce la condanna “senza riserve di qualsiasi forma di violenza antidemocratica”. La comunità esprime inoltre solidarietà ai feriti e fiducia nel lavoro della magistratura, invitando al tempo stesso a evitare strumentalizzazioni che possano alimentare ulteriori tensioni.Dura anche la reazione dell’Anpi Roma, che denuncia un’aggressione ai danni di due propri iscritti, colpiti — secondo quanto riferito — proprio perché riconoscibili attraverso i simboli dell’associazione partigiana. L’organizzazione ha annunciato un presidio nel luogo dell’agguato, trasformando l’episodio in un momento di mobilitazione e memoria. Il punto condiviso da tutte le prese di posizione è chiaro: nessuna appartenenza reale o presunta può giustificare un atto di violenza, tanto meno in una giornata che celebra i valori fondanti della Repubblica. Il tentativo di collegare l’aggressione alla Brigata Ebraica viene respinto con decisione, sia sul piano storico sia su quello morale. Le indagini proseguono per chiarire nel dettaglio la dinamica dei fatti e le motivazioni del gesto.L'articolo “Nessun legame con la Brigata Ebraica e stop alle strumentalizzazioni”, le reazioni dopo il fermo di 21enne per gli spari contro iscritti all’Anpi proviene da Il Fatto Quotidiano.