Quarant’anni dopo, il disastro di Chernobyl resta una ferita aperta nella storia contemporanea e un avvertimento ancora attuale sui rischi dell’energia nucleare, in una situazione geopolitica complessa. Era l’1.23 del 26 aprile 1986 quando l’esplosione del reattore numero 4, causata da un errore umano durante un test di sicurezza, sprigionò una nube radioattiva che contaminò vaste aree dell’Europa, colpendo in particolare Ucraina, Bielorussia e Russia. Considerato il più grave incidente nucleare civile della storia, il disastro provocò decine di morti immediate e conseguenze sanitarie di lungo periodo ancora difficili da quantificare. Un rapporto delle Nazioni Unite del 2005 stimò fino a 4.000 vittime tra accertate e previste nei Paesi più colpiti, mentre altre valutazioni, come quella di Greenpeace, indicano numeri ben più elevati.A pagare il prezzo più alto furono anche i cosiddetti “liquidatori”, circa 600.000 tra soldati, tecnici e volontari mobilitati per contenere la catastrofe. Molti operarono senza adeguate protezioni, esponendosi a livelli altissimi di radiazioni. Le loro testimonianze, a distanza di decenni, raccontano il senso del dovere ma anche le conseguenze devastanti sulla salute. L’incidente segnò una svolta nella sicurezza nucleare globale. “Ha portato ad accordi giuridicamente vincolanti, maggiore trasparenza e cooperazione globale”, ha ricordato l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, sottolineando come da allora siano stati introdotti standard più rigorosi e sistemi di controllo più avanzati.Oggi, però, il sito torna al centro dell’attenzione per nuovi rischi legati al contesto geopolitico. Nel febbraio 2025 un’esplosione attribuita dalle autorità ucraine a un drone russo ha colpito il “New Safe Confinement”, la grande struttura completata nel 2019 per isolare il reattore distrutto. Sebbene non si siano registrati aumenti dei livelli di radiazione, l’episodio ha evidenziato la vulnerabilità degli impianti nucleari in scenari di guerra.La questione è stata rilanciata anche dall’Unione europea. L’Alta rappresentante Kaja Kallas ha parlato di un’eredità che “resta un monito severo”, denunciando come gli attacchi russi alle infrastrutture energetiche ucraine mettano “seriamente a rischio la sicurezza nucleare”. Bruxelles ha chiesto a Mosca di cessare immediatamente ogni azione contro installazioni nucleari e di rispettare i principi fondamentali di sicurezza. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato la Russia di “terrorismo nucleare” affermando che la Russia, con l’invasione dell’Ucraina del 2022, “sta portando di nuovo il mondo sull’orlo di un disastro causato dall’uomo”. Ha sottolineato come i droni russi sorvolino regolarmente Chernobyl e come uno di essi abbia colpito la sua struttura protettiva lo scorso anno. “Il mondo non deve permettere che questo terrorismo nucleare continui, e il modo migliore è costringere la Russia a fermare i suoi attacchi sconsiderati”, ha aggiunto.Anche Papa Leone XIV, durante il Regina Coeli, ha ricordato l’anniversario sottolineando che Chernobyl “ha segnato la coscienza dell’umanità” e rappresenta ancora oggi un monito sui rischi delle tecnologie più potenti. “Auspico che prevalgano sempre discernimento e responsabilità perché ogni impiego dell’energia atomica sia al servizio della vita e della pace”, ha affermato.Quarant’anni dopo, la zona di esclusione attorno alla centrale resta in gran parte disabitata, simbolo tangibile della devastazione. Ma è anche un luogo che continua a interrogare il presente: se da un lato Chernobyl ha portato a importanti progressi nella sicurezza nucleare, dall’altro la guerra in Ucraina dimostra quanto questi risultati possano essere messi in discussione da nuovi scenari di rischio.L'articolo Chernobyl, 40 anni dopo: il disastro che cambiò il mondo. Le vittime, l’inquinamento e il rischio nucleare che ritorna proviene da Il Fatto Quotidiano.