Il nuovo Policlinico: l’ultima grande opera nel cuore di Milano. FOTO-VIDEO

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E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.comNon è solo un edificio che cambia lo skyline di Milano. E’ il nuovo volto della sanità pubblica milanese che prende corpo. Quello del nuovo Policlinico tra via Francesco Sforza e via della Commenda è un progetto monumentale che promette di trasformare il concetto stesso di ospedale, abbattendo i confini per diventare un pezzo significativo del futuro della città. Permeabile, verde e iper-tecnologico.Abbiamo potuto visitare il cantiere per constatare lo stato di avanzamento dei lavori. L’intervento si sviluppa su oltre 210mila metri quadrati complessivi, con il nuovo Padiglione Sforza a fare da perno: una struttura da 67mila metri quadrati che ospiterà oltre 800 posti letto. L’edificio è diviso in tre settori (Nord, Sud e la “Piastra” centrale) progettati per accogliere le degenze e i nuovi Pronto Soccorso pediatrico e ostetrico-ginecologico.L’investimento totale tocca i 200 milioni di euro. Ed è finanziato per il 75% da risorse proprie della Fondazione grazie alla valorizzazione del patrimonio storico e ai lasciti dei benefattori. Una volta terminati i collaudi tecnologici e l’allestimento dei magazzini, verso la fine dell’anno 2026 avverrà il trasferimento definitivo nei nuovi reparti. L’operazione chiude così il cantiere e riorganizza l’intera area del Policlinico, recuperando gli spazi esistenti senza occupare nuovo suolo. Il progetto mette al centro sostenibilità, efficienza e tecnologia, candidando Milano a diventare un autentico modello a livello europeo. Ne abbiamo parlato con il direttore generale Matteo Stocco e con il presidente, Marco Giachetti. Tra algoritmi di intelligenza artificiale che assistono i medici, giardini terapeutici sospesi sul tetto e un modello di sostenibilità che punta all’autosufficienza, il racconto della metamorfosi del Policlinico.https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2026/04/WhatsApp-Video-2026-04-22-at-13.57.51.mp4INTERVISTA-1/ L’innovazione oltre il tecnicismo: il nuovo Policlinico visto dal suo direttore generale, Matteo Stocco Dg Stocco, quali sono state le principali sfide, soprattutto per quanto riguarda l’innovazione tecnologica, che avete affrontato e che adesso faranno sì che questo ospedale rappresenti un modello per l’Italia?La sfida principale è cercare delle soluzioni tecnologiche che siano moderne anche fra dieci anni. Oltre all’interconnessione della strumentazione e dei parametri vitali dei pazienti, abbiamo fatto un investimento importante sull’intelligenza artificiale. Avremo un sistema di veicolazione dei pazienti all’interno della struttura: sia che vengano per una visita o per un ricovero, una guida sullo smartphone consentirà loro di percorrere strade e corridoi, sapere dove recarsi a pagare un ticket o chi chiamare in caso di necessità. Abbiamo lavorato anche per facilitare il lavoro dei nostri professionisti attraverso la sburocratizzazione. In radiologia abbiamo già in dotazione più di 50 algoritmi che aiutano nelle refertazioni e stiamo sperimentando un “ascoltatore automatico” nelle sale operatorie e in alcuni ambulatori. L’intelligenza artificiale precompila il diario clinico, raccogliendo le informazioni del paziente e inserendole nel lavoro di verifica, rendicontazione e compilazione del referto che normalmente spetta al medico.Cosa troveranno i pazienti che decideranno di intraprendere un percorso di cura in una struttura così innovativa?Troveranno innanzitutto l’accoglienza che c’è già adesso, perché i nostri professionisti si caratterizzano per una capacità di interlocuzione che va oltre il tecnicismo dell’attività sanitaria. In più, le dotazioni di un ospedale nuovo consentiranno di migliorare il percorso all’interno della struttura. Non tutti i percorsi clinici finiscono bene, quindi la nostra capacità deve essere quella di rendere il più possibile accettabile una degenza o i giorni passati in ospedale. In un ospedale non si sceglie volontariamente di venire, ci vieni perché ne hai bisogno: il vantaggio su cui abbiamo lavorato è proprio questo.In che modo è possibile conciliare il rispetto dell’ambiente con il benessere dei pazienti?Questo progetto è innovativo per la grande quantità di verde che si troverà sia all’ultimo piano del blocco centrale, sia attraverso il progetto “Green on the Ground”, con tanti alberi piantati all’interno della struttura ospedaliera. Molti studi scientifici ormai ci danno informazioni interessanti sulla capacità del verde di migliorare i percorsi di guarigione, non solo nei tempi ma anche nelle modalità. Quali sono le emozioni che prevalgono a pochi mesi dal traguardo dell’apertura?L’emozione è forte. Sono qui da poco più di due anni e raccolgo un’eredità importantissima; sono contento di partecipare all’apertura di questo ospedale. Il Policlinico è una delle strutture pubbliche che sta crescendo più di tutte, sia per numero che per qualità delle prestazioni erogate. Questa struttura ci farà fare un grande salto per la sanità pubblica perché aumenta i volumi delle aree destinate alla cura, aumentano gli ambulatori, le macchine per la diagnostica e le sale operatorie. È un momento di grande rilancio.INTERVISTA-2/ Un faro di salute per la città: il nuovo Policlinico raccontato dal suo presidente, Marco Giachetti Presidente Giachetti, cosa rappresenta per l’identità di Milano questo nuovo importante progetto?Questo nuovo ospedale è l’elemento di rinascita della sanità pubblica milanese e lombarda dopo la pandemia. Rappresenta la possibilità di dimostrare quanto, anche in centro, si possa fare un ospedale pubblico moderno ed efficiente. Per Milano è il secondo edificio più grande dopo il Tribunale. Sarà un edificio permeabile che renderà attraversabile una parte di città, dalla nuova fermata M4 Sforza-Policlinico fino a via della Commenda, senza dover fare tutto il perimetro esterno. Avremo una piazza coperta con zone commerciali importanti e 8mila metri quadri di verde sul tetto a disposizione degli operatori, dei pazienti e, in certi casi, della città. Questo aiuterà anche ad abbassare l’isola di calore nel centro città attraverso il verde in copertura.Cosa troveranno in questo spazio le famiglie milanesi?Troveranno un ospedale pubblico all’avanguardia per personale, tecnologia e impostazione. È una struttura molto umanizzata, con spazi pensati e dedicati ai piccoli pazienti nella parte pediatrica e alle persone con diverse patologie nei vari reparti. Sul tetto avremo un “giardino terapeutico”, non solo un giardino verde: avrà aree destinate al recupero di determinate patologie, zone gioco per i bambini e spazi di decompressione dal burnout per i nostri operatori che fanno un lavoro difficile. Sarà un nuovo riferimento nel centro della città, un faro che irradierà salute e benessere verso le periferie.Può raccontarci qualcosa del concetto di sostenibilità dietro questo progetto?Abbiamo costruito questo ospedale pensando alla sostenibilità a 360 gradi. Recuperiamo le acque piovane per l’irrigazione del verde e riutilizziamo le acque grigie per gli scarichi dei bagni, così da non consumare acqua potabile. Abbiamo luci a LED, la geotermia e pannelli solari in copertura per l’acqua calda. Soprattutto, abbiamo potenziato la nostra centrale di rigenerazione che ci permette di essere autosufficienti per il 75% della corrente elettrica necessaria per illuminare e riscaldare. Stiamo andando verso una qualificazione ai massimi livelli di sostenibilità dell’edificio: saremo uno degli ospedali più sostenibili a livello europeo.Qual è il messaggio che Milano vuole lanciare al resto d’Italia con questa realizzazione?Milano e la Lombardia continuano a essere all’avanguardia nella sanità. Vogliamo dimostrare che rimettere in gioco quello che ci è stato donato dai cittadini nel corso dei secoli è una scelta virtuosa. Restituiamo ai milanesi un ospedale pubblico autofinanziato al 75%, per un valore di 200 milioni di euro. Dimostriamo che gestendo bene le risorse della società civile e dei benefattori si può creare un ecosistema che si occupa dell’ospedale ma anche dell’impatto sulla città. Per finanziarci abbiamo creato anche un fondo di housing sociale che porta più di 600 alloggi in edilizia convenzionata nel centro di Milano. L'articolo Il nuovo Policlinico: l’ultima grande opera nel cuore di Milano. FOTO-VIDEO proviene da Nicolaporro.it.