Ad aprile 2026 la Germania ha fatto qualcosa che non aveva mai fatto prima nella sua storia repubblicana: ha pubblicato una Strategia Militare nazionale. Non si tratta di un libro bianco della difesa, né di linee guida politiche — documenti che Berlino aveva già prodotto in passato. Si tratta del primo atto approvato dal Capo di Stato Maggiore, il Generale Carsten Breuer, e pubblicato dal ministero della Difesa federale che fissa per iscritto come la Bundeswehr intende esercitare la deterrenza nei confronti di un avversario e, se necessario, combatterlo. Insieme al documento è stato pubblicato il Bundeswehr Capability Profile, ovvero il Piano per le Forze Armate che traduce la strategia in obiettivi concreti di capacità militare.Il fatto stesso che questo documento esista, e che sia stato reso pubblico, è già di per sé un atto strategico. In un momento in cui la deterrenza si costruisce anche attraverso la comunicazione, mostrare agli avversari — e agli alleati — che la Germania ha una direzione chiara, una volontà politica e un piano credibile vale quanto molti esercizi militari. Il public messaging è parte integrante della deterrenza moderna, e Berlino lo sa.La minaccia è la Russia, detto chiaramenteIl documento non usa eufemismi. La Russia è identificata come la principale minaccia diretta alla sicurezza della Germania e dell’area euro-atlantica per il futuro prevedibile. Agisce su due livelli simultanei: conduce già oggi operazioni ibride contro gli stati membri dell’Alleanza — sabotaggio, attacchi cyber, disinformazione, spionaggio — e parallelamente sta costruendo le condizioni per un attacco militare convenzionale contro la Nato. L’obiettivo strategico russo è smantellare l’ordine di sicurezza europeo post-1991, indebolire la coesione dell’Alleanza e disaccoppiare gli Stati Uniti dall’Europa, fino a determinare il fallimento della Nato come organizzazione.Scrivere tutto questo in un documento pubblico firmato dal vertice militare tedesco non è banale. Per decenni la cultura strategica della Repubblica Federale ha evitato il linguaggio della minaccia diretta, preferendo le sfumature diplomatiche. Questo documento segna una discontinuità culturale oltre che strategica.Il nuovo ruolo della Germania in EuropaLa Strategia individua tre responsabilità fondamentali per la Germania nel quadro dell’Alleanza: rassicurazione degli alleati, deterrenza convenzionale credibile contro la Russia, difesa collettiva Nato. Ma va oltre, affermando esplicitamente che la Bundeswehr deve diventare la più forte forza convenzionale in Europa.Questa affermazione va letta nel contesto del progressivo riorientamento americano verso l’Indo-Pacifico, confermato dalla National Defense Strategy Usa 2026 citata nel documento stesso. Washington chiede agli alleati europei di fare di più per la propria sicurezza. Berlino risponde con un piano strutturato in tre fasi fino al 2039: una prima fase di massimizzazione della prontezza operativa entro il 2029, una seconda di sviluppo capacitivo esteso fino al 2035, una terza di superiorità tecnologica come traguardo finale. L’obiettivo dichiarato è raggiungere almeno 460.000 effettivi tra attivi e riservisti entro il 2035.Per consolidare questa ambizione, la Germania ha già compiuto un passo concreto storicamente inedito: la costituzione di una brigata permanente in Lituania, primo dispiegamento stabile di forze combattenti tedesche fuori dal territorio nazionale dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.Come si combatterà: le lezioni del presenteIl documento dedica una sezione articolata all’analisi del conflitto contemporaneo, con evidenti riferimenti alla guerra in Ucraina. Emergono sette caratteristiche del battlefield moderno: la dissoluzione dei confini tra guerra e pace, la coesistenza di tecnologie avanzate e sistemi a bassissimo costo, la trasparenza del campo di battaglia resa possibile dai sensori ubiqui, l’assenza di santuari sicuri per via degli effetti standoff a lungo raggio, l’accelerazione impressa dall’automazione e dall’intelligenza artificiale, la rilevanza della massa produttiva a basso costo come fattore qualitativo, e l’aumento della velocità operativa come variabile decisiva.La risposta tedesca a questo scenario si articola in sei obiettivi capacitivi nazionali: sviluppo del Deep Precision Strike e della difesa antimissile territoriale, conquista della superiorità informativa con l’ausilio dell’AI, digitalizzazione e interconnettività per operazioni multi-dominio, capacità nazionale autonoma di comando e controllo a livello operativo, funzione della Germania come base operativa per l’Alleanza, e gestione delle crisi per i cittadini tedeschi all’estero.La deterrenza nucleare: una riga, ma significativaSu questo terreno il documento è volutamente sobrio. Una sola frase afferma che la Germania continuerà a contribuire alla deterrenza nucleare Nato nell’ambito del nuclear sharing. Niente di più. È una scelta politica precisa: Berlino non apre alcun dibattito su forme alternative di copertura nucleare europea, non evoca il modello franco-polacco inaugurato dal trattato bilaterale del 2025, non alimenta speculazioni sull’autonomia strategica nucleare europea. Il vincolo atlantico rimane l’unico quadro di riferimento accettabile per la componente nucleare della deterrenza tedesca.Il contesto politico internoTutto questo avviene in un momento di significativa trasformazione della politica tedesca. Il governo guidato da Friedrich Merz, insediatosi all’inizio del 2025, ha impresso una svolta decisa sulla difesa rispetto alla lunga stagione socialdemocratica. La riforma costituzionale che ha escluso le spese per la difesa dal freno al debito — il famoso Schuldenbremse — ha aperto la strada a investimenti militari su scala che la Germania non conosceva dalla Guerra Fredda. Il ministro della Difesa Boris Pistorius, figura trasversalmente rispettata e rimasto al suo posto nella nuova coalizione, ha accompagnato questo cambio di passo con una comunicazione pubblica inusualmente diretta per gli standard tedeschi. La frase che apre la sezione introduttiva del documento — “Germany is leading the way, as a pacemaker among European nations” — riflette esattamente questa nuova postura.La pubblicazione della Strategia Militare è quindi anche un prodotto politico interno: una coalizione di governo che ha scelto di investire nella difesa ha bisogno di un documento che dimostri che quegli investimenti seguono una logica strategica coerente, non sono spesa reattiva sull’onda dell’emergenza.La Germania che emerge da questo documento non è più il paese che delegava ad altri la responsabilità della propria sicurezza continentale. È un paese che si candida esplicitamente alla leadership militare convenzionale in Europa, che nomina il proprio avversario, che pianifica su un orizzonte di quindici anni e che sceglie di farlo sapere. In un’epoca in cui la deterrenza si costruisce anche con le parole, questo documento vale già come atto strategico. Il resto lo diranno i bilanci, i sistemi d’arma e i soldati in uniforme alle frontiere orientali dell’Alleanza.