Coppa Italia – SuperMotta porta la Lazio alla finale contro l’Inter

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Motta! Motta! Motta! Motta! Quattro gol? No, una cosa mai vista: quattro rigori parati. La Lazio, Lotito, Sarri e tutti i calciatori e i tifosi laziali devono fare un monumento al portierino biancoceleste. È lui a prendere sulle spalle una squadra intera e a portarla a Roma per incontrare, il 13 maggio, l’Inter nella finale di Coppa Italia 2026.La partita con l’Atalanta, a Bergamo, è durata 210 minuti (più il recupero di nove) senza decidere il vincitore. Primo tempo equilibrato, con prevalenza in campo dei padroni di casa e con gli ospiti asserragliati in difesa e impegnati a cercare di addormentare l’incontro. Ma i bergamaschi non passano.Il secondo tempo è più combattuto. L’Atalanta vuole vincere, attacca, attacca, la Lazio si difende con ordine. Al 66’ Krstovic con un calcetto ruba il pallone dalle mani di Motta, lo passa a Ederson che segna. Ma secondo l’arbitro, confortato dal Var, dare un calcio alla palla retta in mano dal portiere è, diciamo così, un furto con destrezza che nel calcio si paga con l’annullamento dell’azione.La partita improvvisamente si sveglia quando il novantesimo è ormai in vista. All’84’ Zaccagni da calcio d’angolo lancia un missile su un piede di Romagnoli il quale, forse per paura che scoppi, lo gira alle spalle di Carnesecchi che non fa in tempo nemmeno a vederlo.Manca poco al novantesimo, la Lazio s’illude d’avere vinto. Ma la “dea” non ci sta. Chiede aiuto all’Olimpo e, due minuti dopo, Pasalic riceve il pallone da Krstovic e lo insacca alle spalle di Motta con la complicità involontaria di una gamba di Taylor.Poi, dopo i supplementari, la lotteria dei rigori che vede quattro volte vincitore Motta, infilato solo da Raspadori. Appuntamento al 13 maggio a Roma nella finale contro l’Inter. Chivu ha già dato ordine ai suoi bomber di allenarsi intensamente a sparare i penalty. Sarri non deve ordinare niente a Motta, la cui epifisi gli fa captare dal cervello degli avversari dove intendono mirare dal dischetto. (Bruno Cossàr)