Gli opposti estremismi. Come non ripetere gli errori degli anni settanta

Wait 5 sec.

Gli spari a due militanti dell’Anpi con una pistola ad aria compressa e l’aggressione subita a Roma da Matteo Hallissey, giovane Presidente di +Europa, e da altri manifestanti – perché portavano al corteo del 25 Aprile le gloriose bandiere dell’Ucraina è una conferma che sia pure allo stato embrionale potremmo essere vicini ad una riedizione della oscura fase degli “opposti estremismi” (eversione di destra e di sinistra) che ha caratterizzato l’Italia all’inizio degli anni settanta.Sul fronte della destra tra i tanti episodi richiamo l’attenzione dei lettori di Formiche sulle aggressioni operate da militanti di Casa Pound contro giornalisti ed esponenti del Parlamento. Sul versante opposto nei giorni scorsi la stampa ha parlato di una potenziale “imitazione” – o quanto meno “esaltazione” – delle azioni terroristiche delle Brigate Rosse. Spero vivamente che la mia preoccupazione sia basata su una falsa percezione. In ogni caso sono passati 50 anni e oggi l’Italia è ben attrezzata in materia di polizia di prevenzione nei confronti del terrorismo.Ma le vicende di oggi hanno richiamato alla mia attenzione i contenuti drammatici dell'”Alba del giorno dopo”, il romanzo di Nicoletta Perondi uscito nel febbraio scorso e presentato recentemente a Palazzo Valentini con la partecipazione, tra l’altro, di Agnese Moro. L’autrice mi ha chiesto di scrivere una postfazione al suo romanzo. Ho accettato volentieri l’invito perché è stata l’occasione per rivisitare le mie esperienze negli anni settanta ed in particolare di mettere l’accento sulla miopia politica (soprattutto nel triennio 1970-73) rispetto ad una serie segnali che dell’epoca furono gravemente sottovalutati dal governo e dal parlamento. Non posso ovviamente dilungarmi sulla intricata trama del romanzo (a mio avviso davvero avvincente). Anticiperò soltanto che i protagonisti sono persone reali e nessun riferimento è puramente casuale. Il testo si ispira, infatti, alle storie parallele dei padri dell’autrice e di suo marito. Nel primo caso si tratta di un docente universitario di Firenze che è stato purtroppo vittima del terrorismo senza che i colpevoli siano mai stati individuati. Nel secondo, invece, si racconta la vita di un importante esponente della DC, con cui ho positivamente interloquito quando giovanissimo a 27 anni ero il presidente del gruppo del Pci nel Consiglio Regionale della Toscana. Il contrasto politico era forte, la Dc era all’opposizione, ma c’era un grande rispetto ed anche la curiosità di comprendere le ragioni dell’altro per servire meglio il nostro Paese.Non ho certo nostalgia per il compromesso storico, ma penso che la politica di oggi sia spesso ridotta ad una battaglia di parole o meglio ad una ossessiva e noiosa ripetizione di slogan. Come racconta Nicoletta Perondi il rapporto tra i partiti maggioranza e opposizione nella prima repubblica ha conosciuto elementi di grande spessore politico e culturale a cui i leader di oggi – con tutte le dovute differenze potrebbero utilmente ispirarsi.