La riapertura dell’oleodotto di Druzhba e la conseguente ripresa dei flussi di petrolio russo verso l’Europa hanno sbloccato l’impasse imposta da Viktor Orbán e Robert Fico sul 20esimo pacchetto di sanzioni a Mosca e lo stanziamento del prestito da 90 miliardi di euro a Kiev. Così, i rappresentanti permanenti dei 27 Stati membri presso l’Ue (Coreper) hanno trovato l’accordo su entrambi i punti, rimandando la proposta alla definitiva approvazione del Consiglio Ue. “La presidenza cipriota si è adoperata senza sosta affinché l’Ue continui a sostenere con determinazione l’Ucraina e a esercitare pressioni sulla Russia”, hanno dichiarato i portavoce.La notizia era attesa da ieri, quando era stato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ad annunciare il pieno ripristino dell’oleodotto che rifornisce di petrolio i Paesi dell’est e che da settimane era fuori uso a causa di vari danneggiamenti dovuti al conflitto in corso. Questo stop dei flussi aveva provocato la reazione dei Paesi più vicini a Mosca che dipendono ancora oggi dalle risorse energetiche della Federazione, come Ungheria e Slovacchia. In particolar modo Orbán, dopo il tentativo di Zelensky di non riparare l’infrastruttura e impedire, così, l’afflusso di petrolio russo in Ue, aveva deciso di usare il potere di veto in Consiglio Ue e bloccare le sanzioni e lo stanziamento di un prestito già concordato e sul quale Budapest aveva ottenuto anche l’opt-out, ossia una deroga che la sollevava dall’impegno a contribuire. Fino a quando l’oleodotto non sarà ripristinato, aveva chiarito il premier, sanzioni e prestito non otterranno il via libera. Parole che lo avevano portato anche a un confronto a distanza molto duro col presidente ucraino, con tanto di minacce da parte di quest’ultimo. Che però, alla fine, ha dovuto cedere.L'articolo Intesa tra ambasciatori Ue sulle nuove sanzioni alla Russia e il prestito da 90 miliardi all’Ucraina: decisivo il ripristino dell’oleodotto Druzhba proviene da Il Fatto Quotidiano.