Il conflitto in Medio Oriente, arrivato all’ottava settimana, sta incidendo sulle prospettive dell’economia globale con effetti che si riflettono anche su Italia, Lombardia e sul “quadrilatero” di Assolombarda. È quanto emerge dal booklet economia “La Lombardia nel confronto nazionale ed europeo”, realizzato dal Centro Studi dell’Associazione.In uno scenario di conflitto della durata di tre mesi, la crescita della Lombardia nel 2026 viene stimata allo 0,6%, superiore alla media nazionale (+0,3%) ma nettamente inferiore rispetto al +1,0% previsto a gennaio. L’impatto risulta più marcato nel Nord Italia, dove la maggiore concentrazione industriale amplifica gli effetti dello shock.L’incertezza crescente si riflette anche su servizi, consumi e investimenti: questi ultimi, in particolare, subiscono una revisione significativa al ribasso. Anche il “quadrilatero” di Assolombarda mantiene una crescita superiore alla media regionale, ma ridimensionata da +1,6% a +1,0%. Nel complesso, la Lombardia resta in linea con l’area euro, che secondo la Banca Centrale Europea dovrebbe crescere tra +0,9% e +0,4%.Biffi: “Fase di incertezza che frena la ripresa”“Il nostro ultimo booklet evidenzia come il conflitto in Medio Oriente stia impattando sulle prospettive di crescita del territorio, alimentando una fase di estrema incertezza che rischia di frenare il nuovo slancio manifestatosi a inizio anno – ha dichiarato il presidente di Assolombarda, Alvise Biffi -. La crisi iraniana, del resto, ha innescato un rapido aumento dei costi energetici e messo a rischio le catene di fornitura globali attraverso lo Stretto di Hormuz. Si tratta di fattori critici che colpiscono duramente l’industria, con ripercussioni in Lombardia e nel ‘quadrilatero’ di Assolombarda superiori rispetto alla media nazionale, in considerazione della forte vocazione manifatturiera orientata all’export”.Biffi prosegue: “Questo shock è arrivato in un momento di ripresa, sostenuto anche dal volano delle Olimpiadi, che aiuterà le nostre imprese a non fermarsi: il sistema produttivo, infatti, è oggi profondamente impegnato nelle sfide della transizione digitale e dell’intelligenza artificiale. In questo contesto, il progetto ‘forgIA’, promosso dall’Associazione, sarà determinante per supportare le aziende nel trasformare l’asset dell’innovazione in un vero e proprio vantaggio competitivo. Parallelamente, stiamo lavorando intensamente sul tema dell’accesso ai nuovi mercati, essenziale per diversificare i flussi commerciali e garantire la tenuta del sistema. La determinazione del nostro tessuto imprenditoriale, supportata da investimenti strategici in innovazione e internazionalizzazione, sarà la chiave per superare anche questa complessa fase”.Industria e servizi: crescita dimezzataLe nuove stime indicano un netto ridimensionamento del valore aggiunto industriale in Lombardia, che passa da +0,8% a +0,4%. Anche il settore dei servizi rallenta, con una previsione che scende da +1,0% a +0,6%. Il terziario risente soprattutto della frenata dei servizi alle imprese e del peggioramento del clima di fiducia, dopo la spinta registrata in precedenza anche grazie all’effetto Olimpiadi.Il rallentamento economico ha effetti più limitati sull’occupazione. Le previsioni per il 2026 indicano una crescita dello 0,3%, in calo rispetto al +0,5% stimato prima del conflitto. Il quadro resta comunque quello di una crescita moderata, dopo il record occupazionale del 2025, con un tasso di disoccupazione intorno al 3%, considerato fisiologico.L’impatto sui consumi regionali appare contenuto. Per il 2026 è atteso un incremento dell’1,0%, leggermente inferiore rispetto all’1,1% previsto a gennaio. L’inflazione, almeno per ora, dovrebbe rimanere sotto controllo e incidere meno rispetto ad altre aree del Paese, consentendo una relativa tenuta della spesa delle famiglie lombarde.Il quadrilatero: Milano guida ma rallentaMilanoPer Milano si prevede una crescita dell’1,1% nel 2026, quasi il doppio rispetto alla media regionale ma in calo rispetto al +1,7% stimato a gennaio. Il rallentamento è legato soprattutto alla debolezza dell’industria e alla frenata dell’export. La città è più esposta ai mercati del Medio Oriente, che rappresentano il 6,1% delle esportazioni. Restano positivi i contributi del terziario e dell’effetto Olimpiadi. L’occupazione cresce dell’1,4%, sotto il +1,9% previsto inizialmente.Monza e BrianzaLa crescita scende allo 0,6%, allineandosi alla media lombarda e perdendo 0,8 punti percentuali rispetto alle stime precedenti. L’impatto riguarda soprattutto industria ed export, con una forte esposizione ai mercati coinvolti nel conflitto (4,9%). L’occupazione cresce dello 0,2%, meno del previsto ma in linea con il dato regionale.LodiPer Lodi la crescita è stimata allo 0,4% (0,7% a gennaio). L’impatto appare più contenuto grazie alla presenza di settori meno ciclici, anche se il comparto alimentare resta esposto. L’export verso l’area del conflitto pesa per l’1,7%. Sul lavoro si passa da una previsione di crescita (+0,3%) a una contrazione (-0,2%).PaviaAnche Pavia registra una revisione al ribasso: crescita allo 0,4% contro il +0,9% stimato in precedenza. Il calo è legato alla minore spinta della manifattura e al rallentamento del terziario, in particolare nei servizi alle imprese. L’export verso l’area mediorientale rappresenta il 4,4%. L’occupazione è prevista in crescita dello 0,2%, in calo rispetto al +0,4% iniziale.L'articolo La guerra in Medio Oriente frena la crescita in Lombardia: Pil allo 0,6% e industria sotto pressione proviene da Nicolaporro.it.