Non c’è stata una perdita di controllo improvvisa secondo lo psichiatra Paolo Crepet dietro la tragedia di Catanzaro. Quello di Anna Democrito appare più come un malessere profondo e invisibile che nessuno ha saputo cogliere in tempo, come spiega al Messaggero: «Non è un semplice gesto d’impeto, perché allora chiunque di noi potrebbe lanciarsi dal balcone stasera stessa, anche io e lei con i nostri figli». Per lo psichiatra, il punto centrale è uno solo: «Questa madre era semplicemente sola, profondamente sola. Il suo disagio non è stato intercettato da nessuno. Se avesse avuto anche solo un’amica presente, forse quel dolore sarebbe stato colto e lei sarebbe stata aiutata».Cosa è successo a CatanzaroSecondo la ricostruzione degli investigatori della Squadra mobile, coordinati dalla Procura di Catanzaro, la 46enne avrebbe fatto cadere nel vuoto i tre figli uno dopo l’altro dal terrazzo di casa, per poi gettarsi a sua volta. Morti sul colpo lei e due dei bambini, di 4 anni e 4 mesi. La terza figlia, di 6 anni, è ricoverata in gravi condizioni nel reparto di Rianimazione dell’ospedale del capoluogo calabrese. Il marito dormiva al momento della tragedia e non si è accorto di nulla: si è svegliato solo dopo aver sentito dei rumori, e non trovando nessuno in casa è sceso in strada, dove ha scoperto quanto era accaduto. Ha tentato disperatamente di rianimare la moglie e i figli, senza riuscirci. Gli inquirenti stanno visionando le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona per ricostruire la dinamica esatta.«Basta con la retorica della donna religiosa»: Crepet sull’emergenza solitudineCrepet respinge con forza le chiavi di lettura più diffuse in questi casi. «Dobbiamo smetterla con la retorica della “donna molto religiosa”: è il segno che non abbiamo capito nulla», dice al Messaggero. Per lo psichiatra il problema non è la fede né la condotta morale, ma l’assenza di relazioni reali: «Dobbiamo avere il coraggio di dire che oggi la solitudine totale è il vero problema. Non mi riferisco al luogo della tragedia, perché è un fenomeno che riguarda il Paese intero: tutti sui social e zero relazioni umane». E aggiunge: «Dire che era una “brava donna” non serve a nulla. Serve riconoscere che siamo esseri umani, non macchine, e che il dolore richiede tempo e presenza per essere gestito».I disturbi psichiatrici nel passato della donnaSecondo la Procura della Repubblica di Catanzaro, la 46enne «aveva manifestato già in passato un disagio di natura psichiatrica», secondo quanto emerso dagli accertamenti della Squadra mobile. Le indagini proseguono per «delineare la dinamica dell’azione e le motivazioni del gesto, connesso alla condizione psichica della donna». I vicini la descrivevano come «schiva e molto religiosa», riferendo di «lievi disturbi psichici», ma «nulla che lasciasse presagire un tale epilogo». Proprio questa apparente normalità, secondo Crepet, è il sintomo più pericoloso: il malessere invisibile di chi viene etichettato come «riservato» e non viene mai davvero raggiunto.Depressione post-partum e solitudine: un nesso che le indagini non escludonoTra le vittime c’è un bambino di 4 mesi, dato che inevitabilmente porta a considerare il quadro della depressione post-partum, un disturbo che colpisce circa il 10-15% delle neomamme con sintomi come tristezza profonda, ansia intensa e difficoltà nel legame con il neonato. Spesso confusa con il transitorio “baby blues”, è una condizione più severa e persistente che richiede un supporto strutturato. L'articolo «Non è un gesto d’impeto», Paolo Crepet sulla mamma suicida con i figli e l’accusa: «Bastava un’amica. Tutti sui social e zero relazioni umane» proviene da Open.