Crans Montana, perché (purtroppo) è normale la fattura alle vittime

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La Svizzera ha chiesto circa 100.000 CHF di rimborso all’Italia per le spese ospedaliere di alcuni giovani feriti nell’incendio di Capodanno al Constellation di Crans-Montana e ricoverati nelle prime ore dopo il disastro all’ospedale di Sion. In Italia tutti si stanno indignando per questo. Anche l’ambasciatore in Svizzera si è mobilitato. Si sta quindi cercando, giustamente, di trovare una soluzione per non far pagare costi esorbitanti alle vittime della tragedia, che tenga anche conto di una certa reciprocità, visto che alcuni ragazzi svizzeri furono ricoverati e curati al Niguarda di Milano e che la protezione civile della Valle d’Aosta fu tra le prime a intervenire subito dopo l’incendio. Io comunque non sono sorpreso dell’addebito dei costi ospedalieri da parte della Svizzera, e vi spiego il perché.Abito da 25 anni nel Cantone di Argovia, nella Svizzera tedesca, e sono originario di Milano. Chi vede la Confederazione Elvetica dall’Italia osserva spesso, soprattutto e di sfuggita, il Canton Ticino, che è una bella copia del nostro Paese, a volte addirittura più idilliaca, e dove tutta la burocrazia funziona senza intoppi. Ma la Svizzera vera è un’altra cosa. Gli stessi ticinesi, quando attraversano il tunnel del San Gottardo o varcano l’omonimo passo, dichiarano essi stessi di “andare in Svizzera”.Nella Confederazione Elvetica non c’è la mutua e non esiste l’assistenza sanitaria pubblica come in Italia, ma quella che, tradotta in italiano ticinese letteralmente dal tedesco, si chiama nella nostra lingua “cassa malati”. L’assistenza sanitaria è regolata dalla cosiddetta LAMal (Legge federale sull’assicurazione malattie), che obbliga ogni residente a sottoscrivere un’assicurazione sanitaria. Le casse malati (una cinquantina in totale) hanno le stesse prestazioni ma tariffari anche molto diversi a seconda del Cantone o addirittura del comune di residenza: il federalismo qui è decisamente funzionante e reale.Insomma, tutti i residenti in Svizzera devono stipulare un’assicurazione sanitaria privata obbligatoria. I costi possono variare a seconda della franchigia e delle prestazioni, e sono decisamente alti, continuando ad aumentare ogni anno. La franchigia indica che tutte le spese mediche vanno pagate dal paziente fino a un certo massimale per anno (che può anche raggiungere i 2.000 CHF) e solo dopo aver raggiunto questa cifra massima le ulteriori spese verranno parzialmente rimborsate dall’assicurazione. Se si è lavoratori dipendenti, poi, l’assicurazione che copre gli infortuni (diversa da quella che si fa carico delle malattie e delle altre spese mediche) viene in genere pagata dall’azienda, anche per gli incidenti privati. L’assicurazione necessaria è quella di base, a cui si possono aggiungere pacchetti complementari.Anche se la terminologia sembrerebbe far presupporre che tutto ciò che non sia privato sia pubblico, in realtà non è così. Ed ecco che quindi si possono avere formule relative a possibili ricoveri in ospedale denominate “privato” (camera singola e diritto a essere visitati dal primario), “semiprivato” (una via di mezzo) e “reparto comune” (camerata in ospedale, in caso di ricovero, senza diritto a interagire con il primario o simili). Infatti, all’accettazione di ogni pronto soccorso, se si è in grado di parlare, la prima domanda a cui occorre rispondere riguarda il tipo di copertura assicurativa (per premunirsi nel caso sia successivamente necessario un ricovero): privata, semiprivata o reparto comune. Dopo queste “formalità”, inizia il vero triage relativo alla gravità della situazione.Inoltre, le visite mediche e gli specialisti stessi fatturano a tempo: nella parcella viene chiaramente spiegato quanto si paga per i primi 5 minuti, per la visita in sé (con scatti ogni 5 minuti) e per gli ultimi 5 minuti, oltre naturalmente a tariffe fisse a seconda della specialità del medico e degli esami o delle prestazioni che eventualmente vengono effettuati durante la visita. Dunque una visita medica col tassametro: forse sarà più efficiente, ma magari, dall’altra parte, invita a un trattamento piuttosto velocizzato del consulto, per favorire economicamente il paziente che spenderà meno tempo dal medico. Per questo le parcelle mediche sono sempre dettagliate al centesimo di franco svizzero, quindi praticamente mai cifre tonde: il tempo è denaro. Quindi i famosi 100.000 CHF richiesti ai pazienti italiani a Crans-Montana saranno sicuramente stati corredati di unità di franco e magari anche centesimi.Leggi anche: Crans Montana, parla l’ambasciatore: Ecco cosa ci hanno chiesto e perché l’Italia non pagherà le cureLe fatture ai feriti di Crans Montana? Cosa aveva rivelato un papà a QRCertamente l’aver inviato il conto ai feriti di Capodanno, spesso in modo grave, è una mancanza di tatto e sensibilità, vista l’emergenza e la sciagura. Tuttavia, ahimè, burocraticamente e amministrativamente non fa una piega. Il fatto poi che le cifre siano esorbitanti, come rilevato dall’ambasciatore italiano, viene da sé, visto il sistema di conteggio delle prestazioni.Paese che vai, usanza che trovi. Per valutare il tutto occorre quindi conoscere le usanze locali. E in Svizzera “locale” vuole veramente dire “autoctono”: il federalismo consente spesso differenze sostanziali tra cantoni e comuni diversi. In Svizzera, comunque, anche se l’amministrazione funziona perfettamente ed è regolata da norme precise, si è spesso pronti a mettersi d’accordo. Grazie alla vicinanza tra istituzioni centrali, locali e cittadini, si riesce spesso a parlare e a trovare una soluzione, come usano dire qui, in modo “pragmatico”. Speriamo davvero che sia questo il caso anche in questa circostanza…Andrea Gebbia, 26 aprile 2026L'articolo Crans Montana, perché (purtroppo) è normale la fattura alle vittime proviene da Nicolaporro.it.