Le microplastiche potrebbero essere collegate ad un aumento delle patologie epatiche. E’ quanto sta studiando un gruppo di ricercatori del neonato Centro di Epatologia Ambientale (CEH) dell’Università di Plymouth. L’epatologia ambientale è una disciplina in rapida evoluzione che esamina come gli ambienti in cui viviamo, aria, acqua, suolo, alimentazione e prodotti di consumo possano influenzare la salute del fegato nel corso della vita.Il centro riunisce scienziati, medici e ricercatori ambientali per generare dati che possano orientare la prevenzione, migliorare gli esiti clinici dei pazienti e supportare politiche che riducano l’esposizione a fattori nocivi. Secondo gli scienziati, esistono numerose prove della presenza di micro e nanoplastiche nel fegato degli esseri umani e nelle popolazioni di animali selvatici, sia sulla terraferma che negli oceani. Per questo stanno indagando se la presenza di queste minuscole particelle che si accumulano con il tempo nel tessuto epatico, stia effettivamente contribuendo all’impennata globale de numero di malattie epatiche.Il fegato è la prima linea difensiva dell’organismo: un filtro che metabolizza e detossifica le sostanze nocive e tutto ciò che gli esseri umani consumano nel bene e nel male. In questa “gestione” dei nutrienti, di sostanze nocive e tossine, esiste, tuttavia, la capacità delle microplastiche di facilitare il trasporto nell’organismo umano di agenti patogeni microbici, determinanti di resistenza antimicrobica, sostanze chimiche interferenti endocrine e additivi cancerogeni.Dopo aver analizzato la letteratura scientifica esistente su questo tema, i ricercatori confermano, in una ricerca pubblicata su Nature Reviews Gastroenterology & Hepathology, che vi sono prove evidenti che l’esposizione a micro e nanoplastiche può causare danni al fegato, innescando stress ossidativo, fibrogenesi e infiammazione negli animali. Caratteristiche che sono simili a quelle della malattia epatica negli esseri umani. Sfruttando questi dati, gli scienziati hanno introdotto il concetto di danno epatico, indotto dalla plastica e hanno sollecitato ulteriori ricerche sulla possibilità che le micro-nanoplastiche possano accelerare la progressione della malattia epatica alcolica e della steatosi epatica associata a disfunzioni metaboliche..“Le malattie epatiche – spiega Shilpa Chokshi, professoressa di epatologia sperimentale e direttrice del Centro di epatologia ambientale, principale autrice dello studio – sono in aumento a livello globale e sono responsabili di 1 decesso su 25 in tutto il mondo. Sebbene i fattori di rischio consolidati, come l’obesità e l’abuso di alcol, rimangano centrali, non spiegano completamente l’entità o la velocità dell’ aumento del numero di patologie epatiche. Ciò ci ha portato a considerare ulteriori fattori ambientali, tra cui le micro e nanoplastiche, che possono interagire con i processi patologici esistenti e amplificare malattie del fegato in essere. Esistono già solide prove che le plastiche possono accumularsi e causare danni al fegato degli animali e questo spinge a domandarsi: perché gli esseri umani dovrebbero essere diversi?”Anche se esistono prove crescenti che indicano che la plastica può accumularsi nei tessuti umani con gravi conseguenze sulla salute umana, la ricerca in questo settore è ancora lacunosa e non priva di criticità metodologiche. Per superare il problema bisognerebbe, auspicano gli scienziati, avviare ricerche prioritarie per quantificare appieno gli effetti delle microplastiche e nanoplastiche sul fegato e, soprattutto, sollecitare esperti di salute e ambiente perché lavorino in sinergia per affrontare la sfida.“L’inquinamento da plastica è, senza dubbio, una sfida globale per l’ambiente e la salute”, ha spiegato Richard Thompson OBE FRS, professore di biologia marina all’Università di Plymouth, coautore dell’articolo, che ha dedicato gli ultimi trent’anni allo studio delle fonti e degli effetti delle microplastiche. “Sebbene permangano alcune incertezze sul livello assoluto di danno al fegato umano – aggiunge – il fatto stesso che la plastica sia presente, insieme alle prove del danno causato, rendono necessario un intervento urgente. Le soluzioni risiedono indubbiamente nel garantire che i prodotti in plastica che realizziamo siano più sicuri , ad esempio nella loro composizione chimica, e che siano molto più sostenibili per l’ambiente, rilasciando meno micro e nanoparticelle di quanto avviene attualmente”. (Rita Lena)