Anche l’Intelligenza Artificiale può essere sovrana. Anzi, deve. E l’Italia ha le sue carte da giocare, nonostante il mercato sia dominato dai colossi statunitensi e cinesi. In un mondo che corre alla velocità della luce, il Paese non può fare a meno di una propria infrastruttura AI che lo mette al passo coi tempi e in grado di competere con il resto del pianeta. L’abbraccio dell’Italia all’Intelligenza Artificiale è partito dalla Sala Zuccari del Senato dove, per iniziativa della senatrice di Forza Italia e vicepresidente di Palazzo Madama, Licia Ronzulli, si è tenuto il convegno AI Italia: l’Intelligenza Artificiale tra innovazione e sovranità digitale, in collaborazione con Engineering, azienda italiana nata del 1980 e tra i leader della digital transformation in Italia e con un’importante presenza a livello internazionale e oggi vero e proprio unicorno nel campo dell’AI grazie a IS-IA – Italy’s sovereign ntelligence architecture, un approccio architetturale basato sul concetto di Intelligenza Artificiale italiana, governabile e sicura.Un incontro, moderato da Michelangelo Suigo, chief public affairs, corporate communication & sustainability officer di Engineering, che ha rappresentato un importante momento di confronto istituzionale e industriale dedicato al ruolo strategico dell’Intelligenza Artificiale nello sviluppo del Paese, con un focus sui temi dell’innovazione tecnologica, della competitività del sistema economico e della sovranità digitale. Ed è stata proprio Ronzulli a dare il là al confronto in scena al Senato, che proprio lo scorso settembre ha approvato il ddl delega che disegna una prima, vera, cornice normativa per l’Intelligenza Artificiale.AI, sovrana è meglio“Oggi siamo chiamati a scrivere una pagina decisiva, un passo avanti che ci pone tra i leader mondiali nella regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale. Questa legge non solo recepisce le direttive europee ma le amplia e le rende ancora più ambiziose. Abbiamo avuto il coraggio di innovare, di osare, con un disegno di legge completo, equilibrato, giusto. Questo testo è un patto per le generazioni future, una promessa di giustizia tecnologica. L’Intelligenza Artificiale è già parte integrante della nostra vita, sta a noi decidere come utilizzarla. Con questo provvedimento scegliamo un percorso di etica, di trasparenza, di inclusione”, ha spiegato Ronzulli. La quale poi ha lanciato un monito. “Attenzione, avere un’infrastruttura che non è sovrana è una trappola. E noi in questa trappola non possiamo e dobbiamo cadere. Oggi sappiamo benissimo che nel mondo c’è una specie di dominio da parte delle aziende americane e cinesi. Ma l’Italia deve in ogni caso giocare la sua partita”.Insomma, se è vero che “l’Intelligenza Artificiale è la più grande rivoluzione del nostro tempo, perché trasforma economia, sanità, lavoro e democrazia”, secondo la senatrice azzurra, essa “non è neutrale. Può rafforzare la libertà oppure eroderla. Per questo non possiamo subirla: dobbiamo governarla. Per spiegare la sfida che abbiamo davanti, immagino un ulivo secolare: radici profonde nella nostra identità e nella nostra sovranità, rami proiettati verso il futuro e l’innovazione. Questo deve essere il modello italiano di Intelligenza Artificiale: crescere senza perdere il controllo delle proprie radici”.Anche perché “oggi il rischio è evidente: l’AI può salvare vite, aumentare la produttività e ridurre le disuguaglianze, ma se dipendiamo da infrastrutture, algoritmi e modelli sviluppati altrove, la nostra sicurezza, i nostri dati e il nostro vantaggio competitivo non sono più davvero nostri. Nel mondo, il 90% dei modelli di Intelligenza Artificiale è sviluppato tra Stati Uniti e Cina. Senza una strategia chiara, l’Europa e l’Italia rischiano di diventare semplici consumatori, una vera e propria colonia digitale. Per evitarlo servono tre pilastri: investimenti nazionali per sviluppare modelli e infrastrutture italiane, un’Europa capace di regolare senza soffocare l’innovazione, e una forte strategia su formazione e lavoro per valorizzare i nostri talenti”, ha chiarito Ronzulli. Per la quale l’Intelligenza Artificiale “non sostituirà il genio italiano: lo amplificherà. Ma dobbiamo creare le condizioni perché i nostri cervelli restino qui e costruiscano il futuro del Paese. La scelta è chiara: essere protagonisti o spettatori. Senza sovranità digitale, l’innovazione diventa dipendenza. Senza controllo dei dati, la crescita diventa vulnerabilità. L’Italia ha tutto per guidare questa rivoluzione, ma deve decidere adesso da che parte stare”.Palla alla impreseMa ecco il ruolo delle imprese, come Engineering, chiamate a rendere palpabile e a dare consistenza alla rivoluzione dell’AI. Grazie a IS-IA l’azienda supporterà le organizzazioni a non affidarsi più solo ad una AI difficile da governare, ispezionare e certificare. L’Intelligenza Artificiale diventa così un asset che genera valore cumulabile nel tempo e contribuisce alla costruzione di un vantaggio competitivo difendibile e duraturo. E qui è stato il ceo di Engineering, Aldo Bisio, alla guida dell’azienda dall’aprile del 2025, a dare la cifra dello sforzo, come a dire l’intelligenza artificiale non si affitta, si possiede.“L’adozione pervasiva della GenAI è un passaggio urgente per la competitività del Paese. Deve tuttavia essere pienamente governabile per evitare espropri di competenze e know how distintivi delle nostre aziende e Istituzioni. Abbiamo, in questo senso, sviluppato una architettura sovrana, che consente di mantenere il pieno controllo su dati, modelli e infrastrutture, per preservare il patrimonio cognitivo e delle soluzioni delle aziende e delle istituzioni. Con IS-IA, la nostra Italy’s sovereign intelligence architecture costruita sul foundation model EngGPT 2, portiamo sul mercato un’architettura di GenAI sviluppata in Italia: efficiente, aperta, conforme all’AI Act, capace di integrarsi in ambienti ibridi e di adattarsi ai contesti più regolamentati. Non si tratta solo di adottare l’AI: si tratta di costruirla e governarla come asset strategico del Paese. IS-IA ed EngGPT 2 sono un abilitatore concreto di questa visione e un’opportunità per rafforzare autonomia tecnologica, innovazione e crescita del sistema Paese”.Un jolly made in ItalyI numeri, comunque, sembrano proprio dare ragione a Bisio. L’Intelligenza Artificiale sta crescendo più velocemente di qualsiasi altra tecnologia, con una spesa mondiale che raggiungerà circa 3,3 trilioni di dollari entro il 2027. Eppure, in questa corsa c’è un paradosso: la maggior parte delle applicazioni di AI è oggi un’interfaccia sopra gli stessi pochi modelli, accessibili a tutti e quindi lontani dal creare un reale vantaggio competitivo. Per superare queste limitazioni e permettere alle organizzazioni di adottare un’AI sicura, efficiente, trasparente e nata per adattarsi a dati, processi e decisioni della loro organizzazione, Engineering ha sviluppato EngGPT 2.IS-IA è insomma quell’architettura end-to-end che Engineering mette a disposizione di imprese e Pa per governare l’intero ciclo di vita dell’AI: dall’infrastruttura al dato, dal foundation model alla specializzazione, fino all’orchestrazione nei processi di business e alla governance. EngGPT 2 è il foundation model sovrano che ne costituisce il cuore, ma IS-IA è ciò che permette di trasformarlo in valore cumulabile nel tempo, attraverso una libreria crescente di modelli specializzati riutilizzabili e certificati. Ed è proprio la differenza tra usare l’AI e possedere la propria intelligenza.La via italiana all’AILe conclusioni sono state affidate al sottosegretario alla presidenza del Consiglio per l’innovazione Alessio Butti. “L’Intelligenza Artificiale ha una capacità incredibile, quando ben guidata dall’uomo, di ridurre tempi, errori e sprechi, aiutare chi lavora a fare meglio e più in fretta, migliorare servizi pubblici e competitività. In sanità, ad esempio, stiamo sperimentando l’AI su problemi molto concreti come le liste d’attesa: con il progetto Reg4Ia, per esempio, investiamo 20 milioni su analisi dei dati, previsione della domanda e gestione più efficiente delle agende delle strutture sanitarie. E solo un esempio, ma qualsiasi campo, dalla difesa all’industria, può trarre vantaggio dall’Ia. Tutto sta nel saperla governare e indirizzare”.Butti ha ricordato poi come oggi “l’Italia è il primo Paese in Europa con un quadro nazionale pienamente allineato all’AI Act europeo. È una scelta che riporta l’innovazione nel perimetro dell’interesse generale, orientando l’AI a crescita, diritti e la piena tutela dei cittadini. Alle imprese diciamo con chiarezza: investite in Italia. Troverete una governance affidabile, regole trasparenti e un ecosistema pronto a sostenere progetti concreti in tutti i settori chiave del Paese”. Va bene, ma c’è un problema chiamato energia. E qui Butti è stato chiaro. “Sappiamo benissimo cosa sta succedendo nel mondo e sappiamo quanto le infrastrutture di AI abbiano bisogno di energia. In Italia, vorrei ricordare, abbiamo in Parlamento un disegno di legge sul nucleare, perché quella è la strada da battere. Chi pensa di poter cogliere e sfruttare la rivoluzione dell’AI solo con le rinnovabili, evidentemente si è sbagliato”.