Rissa nel campo largo, il retroscena: “È già partita la guerra alle poltrone”

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Il cosiddetto campo largo? Più che una coalizione, sembra un condominio litigioso dove prima ancora di scegliere l’amministratore si discute sulla spartizione dei garage. E la cosa più divertente è che a certificarlo non è un avversario politico, ma un attivista grillino, uno dei loro. Testuale, riporta Il Messaggero: “Siamo contrari ai poltronifici, ma se non ci si mette d’accordo prima, chiarendo i ruoli, poi si rischia di pagare dazio”. Traduzione simultanea: contro le poltrone, purché siano assegnate bene e in anticipo.Il problema della sinistra, insomma, emerge in tutta la sua evidenza: prima delle idee vengono gli incarichi, prima del programma vengono gli equilibri interni, prima degli elettori vengono le caselle da riempire. E infatti nel Pd già si studiano formule creative per tenere dentro tutti, anche quelli che perderanno le eventuali primarie. L’idea che circola è semplice: far partecipare tutti alla corsa e poi garantire comunque un posto nella futura squadra di governo, chiedendo persino ai candidati quale ruolo preferirebbero ricoprire. Una specie di talent show della politica: chi non vince potrebbe consolarsi facendo il vicepremier o il ministro. Del resto, l’importante non è governare bene, ma non lasciare nessuno scontento.Naturalmente anche dentro il Pd qualcuno storce il naso. C’è chi invita a evitare “governi ombra”, cioè esecutivi immaginari costruiti prima ancora del voto. Da Avs, invece, fanno notare che certe “designazioni” potrebbero saltare il giorno dopo le elezioni, magari se un partito andasse meglio del previsto e pretendesse più spazio. Scoperta straordinaria: quando si mettono insieme sigle che la pensano diversamente su tutto, poi i conti non tornano mai. E non finisce qui. Sempre dal fronte grillino arriva un altro avvertimento: “Prima di ragionare sulle primarie, ci interroghiamo se la legge elettorale cambierà oppure no”. Sacrosanto. Perché se restasse il Rosatellum, tutto il teatrino dei gazebo diventerebbe opzionale. Insomma, stanno organizzando una partita senza sapere ancora quali saranno le regole del gioco. Leggi anche:Conte spariglia il campo largo e si candida: “Sì alle primarie”Poi c’è il tema decisivo: il programma. E anche lì si naviga a vista. Qualcuno nel Pd ammette che “Più che un programma di cento pagine serve puntare su tre o quattro punti qualificanti sui quali ribadire l’unità della coalizione, ad esempio le politiche sul lavoro, il fisco, la sanità e la politica estera”. Una confessione involontaria ma chiarissima: su cento temi litigano, forse su tre o quattro riescono a non insultarsi.La verità è che questa presunta alleanza sta insieme soltanto per due ragioni: l’avversione a Giorgia Meloni e la gestione delle poltrone. Tolti questi due collanti, resta ben poco. Perché sui grandi dossier nazionali e internazionali hanno posizioni incompatibili: dal fisco al lavoro, dall’Ucraina all’Europa, dall’energia all’immigrazione. Uno vuole il salario minimo, l’altro teme le imprese; uno è atlantista, l’altro ammicca al pacifismo da corteo; uno invoca rigore di bilancio, l’altro sogna spesa pubblica senza limiti.E allora sì, il campo largo rischia di schiantarsi. Ma non prima del voto: molto prima. Perché quando una coalizione nasce contro qualcuno e non per qualcosa, finisce quasi sempre nello stesso modo. Male.Franco Lodige, 22 aprile 2026L'articolo Rissa nel campo largo, il retroscena: “È già partita la guerra alle poltrone” proviene da Nicolaporro.it.