L’uranio, Maduro e la Cina: le tre strane notizie sull’Iran (che nessuno pubblica)

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Che guerre strane, delle quali non si hanno immagini, delle quali si sa poco o nulla. Parliamo oggi dell’Iran e del Medio Oriente certo per fornire qualche notizia, ma specialmente qualche elemento di riflessione.La prima informazione è strana e inspiegabilmente nell’ormai corale accreditamento circa una presunta follia del presidente americano, Donald Trump,  è rimasta fra le righe. Non considerandomi un fine interprete di una geopolitica così complessa come quella attuale, un dato mi ha comunque sollecitato una sana quanto isolata curiosità. Le informazioni ufficiali e ufficiose sulla provenienza dell’uranio iraniano, persino l’intelligenza artificiale si fermano agli anni ottanta e novanta. In allora, quasi mezzo secolo addietro, Teheran si era rifornita di 450 tonnellate di uranio naturale acquistandolo  in Sudafrica: quindi, nel 1991 composti di uranio erano arrivati in Iran trasportati da navi cinesi e negli anni 90 l’Argentina aveva fornito combustibile nucleare per il reattore di ricerca iraniano, mentre nessuna fornitura risulta dalla Francia che con il progetto Eurodif avrebbe dovuto fornire all’Iran pre-Khomeinista quantitativi per una centrale.Ma allora da dove è arrivato il materiale arricchito poi sino al 60% e secondo molti oggi bloccato sotto tonnellate di macerie provocate dai bombardamenti americani e israeliani? Frettolosamente l’ipotesi di forniture dal Venezuela, che vanterebbe (e il condizionale è d’obbligo) consistenti risorse di minerale nella zona della Guyana venezolana, sono state liquidate come fanta-politica, ogni volta che qualcuno ha osato anche solo parlarne. In questi giorni la successione dei fatti, prima l’attacco al Venezuela di Maduro certo molto legato specie con Chavez all’Iran degli Ayatollah, ha riproposto in maniera molto meno fantasiosa questi interrogativi.E un secondo interrogativo riguarda il flusso di petrolio attraverso Hormuz: l’incubo di una crisi petrolifera che starebbe per abbattersi sull’Europa e l’impennata dei prezzi dei prodotti petroliferi ha prodotto una importante e immediata colpevolizzazione dell’attacco Usa-Israele all’Iran. Ma quanto c’è di vero? E quanto è propaganda o speculazione? I numeri dovrebbero parlare chiaro, anche senta prendere in considerazione il sempre più consistente approvvigionamento di greggio e raffinati, garantito dalla dark fleet sovietica. In tempi normali attraverso Hormuz transitano dai 20 ai 21 milioni di barili al giorno pari al 20% del consumo globale di petrolio, Metà di questo quantitativo alimenta la sete di energia della Cina (con 8/10 milioni di barili al giorno), seguita dall’India con 4/5 milioni di barili; in Europa arrivano dai 2 ai 2,5 milioni di barili, pari al 10/15% della produzione del Golfo Persico (Iran compreso che vendeva il suo greggio alla Cina al prezzo di circa 7 dollari al barile). Se in Europa la crisi di Hormuz ha provocato e sta provocando i disastri energetici che ipotecano persino l’operatività di collegamenti aerei e spingono Bruxelles verso provvedimenti straordinari come quello di spegnere la luce nella stanza in cui in quel momento non si vive, cosa sta succedendo in Cina, o in India o nel su est asiatico? La Cina compra il 45% delle sue importazioni da Arabia Saudita, Emirati, Iraq e Iran. Possibile che in Cina non si stia fermando nulla? Neppure una piccola fabbrica di magliette contraffatte? Da vecchio cronista poteri ricordare un commento consueto nelle redazioni dei giornali: non fa notizia.E poi la terza notizia che “fa scopa” con il silenzio dei Paesi del Golfo impegnati a progettare e costruire a tappe forzate oleodotti che consentano al loro petrolio di raggiungere il Mediterraneo. Dove? A Haifa, in quello che evidentemente nelle prospezioni di medio e lungo periodo di Arabia, Emirati, Oman, sarà un Paese amico.Ieri sera per la prima volta televisioni libanesi hanno esposto alle spalle dei commentatori dei telegiornali la bandiera nazionale del Paese dei cedri abbinata con quella israeliana. Cosa significa? Probabilmente che in Libano sta salendo la consapevolezza che il vero problema sono gli Hezbollah e non un’Israele che, non solo per gli incombenti accordi di Abramo, sta diventando un alleato naturale contro Jihadisti, proxy iraniani come gli Hezbollah o come un Hamas che è tornata a reclutare e armarsi. E al di là delle tregue uno scenario di questo tipo rende probabilmente sempre più aleatoria non la fine del conflitto, ma l’avvento di una pace che in tutti i Paesi del Medio Oriente, anche in Siria, dovrà scaturire da una resa dei conti definitiva con l’integralismo islamico.  Per intanto da alcune sere nelle strade di Teheran spadroneggiano bande di arabo-islamisti che nulla hanno a che fare con la popolazione persiana e sempre di più assomigliano ai mercenari al servizio di un regime  sull’orlo del baratro.Bruno Dardani, 22 aprile 2026L'articolo L’uranio, Maduro e la Cina: le tre strane notizie sull’Iran (che nessuno pubblica) proviene da Nicolaporro.it.