Alla fine è andata così: la lunga battaglia tra orchestra e direzione al Teatro La Fenice di Venezia si è chiusa con una rottura netta. Beatrice Venezi, nominata solo pochi mesi fa, non lavorerà più con la Fondazione.La decisione, comunicata dal sovrintendente Nicola Colabianchi, rappresenta l’epilogo di una vicenda che da tempo alimentava tensioni all’interno dell’istituzione veneziana. Solo il 22 settembre scorso era stata annunciata la sua nomina a direttrice musicale stabile, con incarico previsto a partire dal 1° ottobre 2026 per quattro anni. Un progetto che, di fatto, si interrompe prima ancora di cominciare.Ma più della decisione in sé, a far discutere sono le motivazioni. Nel comunicato ufficiale non si parla di musica, né di risultati artistici o di una direzione ritenuta non all’altezza. Il nodo sono invece alcune dichiarazioni pubbliche della direttrice, definite “reiterate e gravi”, giudicate offensive e lesive del valore artistico e professionale del teatro e della sua orchestra. Parole considerate incompatibili con i principi della Fondazione e con il rispetto dovuto ai professori d’orchestra.Le frasi al centro della polemicaA far esplodere il caso è stata in particolare un’intervista rilasciata da Venezi al quotidiano argentino La Nación. In quell’occasione, la direttrice aveva parlato di un sistema in cui “le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio”, citando anche il caso di Diego Matheuz, diretto “a soli 26 anni” perché, a suo dire, “protetto” da Claudio Abbado.Venezi aveva poi rivendicato il proprio percorso: “Io non ho padrini, questa è la differenza. Non provengo da una famiglia di musicisti”. E ancora: “Sono una donna, ho 36 anni, sono la prima donna direttrice del Teatro La Fenice e voglio portare un cambiamento. Hanno paura del cambiamento, del rinnovamento. È più facile restare ancorati alle vecchie abitudini. Ma è così che muore un teatro”.Parole forti certo, da cui lo stesso Colabianchi aveva preso le distanze già nelle ore precedenti alla rottura, ribadendo invece “l’ottima qualità” dell’orchestra. Ma lo stesso Colabianchi sembra aver fatto un passo indietro rispetto a pochi mesi fa quando invece tesseva le lodi della Venezi. Cosa è successo nel frattempo? Perché ha cambiato così repentinamente idea?Una rottura che lascia dubbiEd è qui che la vicenda si complica. Perché la sensazione è quella di un giudizio a senso unico. Il clima era teso da tempo: prese di posizione, critiche pubbliche, e anche attacchi piuttosto duri rivolti alla direttrice da parte degli orchestrali, che non avevano mai nascosto la loro contrarietà alla sua nomina. Eppure, al momento della decisione finale, a pesare sembrano essere state soprattutto le parole di Venezi.Leggi anche: Beatrice Venezi, parla il sovrintendente:Basta! Ecco perché l’ho sceltaBeatrice Venezi alla Ripartenza: la lectio magistralis Il risultato è una rottura che lascia più di qualche interrogativo. Non tanto sul fatto che il rapporto fosse ormai compromesso — quello appariva evidente — ma sul modo in cui si è arrivati a questo punto. Più che una soluzione, sembra l’epilogo di uno scontro gestito male, in cui il dialogo si è interrotto troppo presto. E quando accade in un teatro d’opera, difficilmente si può parlare di veri vincitori.Le conseguenzeResta ora da capire quali saranno le ripercussioni sulla programmazione e sulle scelte artistiche della Fenice. L’uscita di scena di Venezi apre infatti una nuova fase per il teatro veneziano, chiamato a ridefinire la propria guida musicale dopo mesi di tensioni e polemiche. Una vicenda che, comunque la si legga, lascia il segno.Franco Lodige, 26 aprile 2026L'articolo Fenice: alla fine gli orchestrali hanno vinto. Venezi fatta fuori proviene da Nicolaporro.it.