L’immobilismo di Roma su Trentini, la latitanza di un narco in Italia e gli affari di Eni in Venezuela nella prossima puntata di Report| L’anticipazione

Wait 5 sec.

L’odore di scambio filtrava anche in cella. I prigionieri di El Rodeo I intuivano che il loro “rilascio” avrebbe “sbloccato” qualche asset di Caracas all’estero (uno tra quelli sottoposti a sanzioni Usa-Ue o confiscati da un tribunale). “Che ne so, un conto in Svizzera o una proprietà in Giappone“, dice Alberto Trentini a Report, ricordando i 423 giorni di prigionia insieme ad altri stranieri.Dicevano: “Tutti per tutti”. Ma il loro rilascio era in mani terze, ben più in alto: governi, diplomazie e – per difetto – faccendieri (come l’ex-ministro Alex Saab, caduto in disgrazia con l’avvento di Delcy Rodríguez). In pubblico la premier Giorgia Meloni parla della liberazione di Trentini e Mario Burlò (avvenuta il 13 gennaio, dieci giorni dopo il blitz anti-Maduro della Cia) come frutto del “lavoro discreto ma efficace” di governo, rete diplomatica e intelligence. Ma l’inchiesta Il cartello di Trump firmata da Daniele Autieri su Report, che andrà in onda il 26 aprile alle 20.30, svela un’altra verità. L’immobilismo di Meloni – compiacente su Trump, silente su Trentini – ha più volte ostacolato le trattative. Lo dimostrano, sostiene l’inchiesta, due occasioni mancate dall’Italia, allora seguite a caldo da Ilfattoquotidiano.it e su cui Report torna con testimonianze inedite. Il programma d’inchiesta ricostruisce il maxi scambio di prigionieri Washington-Caracas (luglio 2025) che ha visto il rientro in patria di 232 venezuelani reclusi alla Cecot e il rilascio di 80 prigionieri politici e dieci ostaggi americani.Trentini li ha visti andar via, ma lui non era in elenco. Italia non pervenuta: Meloni era stata tagliata fuori, nonostante la fedeltà a Trump. Roma vede sfumare anche una seconda opportunità, la canonizzazione dei santi venezuelani José Gregorio Hernández e María Carmen Rendiles, il 19 ottobre 2025. “Era tutto organizzato”, svela un sacerdote della Curia romana a Report. Parte anche un aereo della Farnesina da Ciampino, ma Caracas blocca l’operazione. Pochi giorni dopo, il 16 novembre, Trentini vede andar via anche il francese Camilo Castro, poiché Parigi si era defilato dalle operazioni Usa nei Caraibi. Emergono elementi inediti anche sul coinvolgimento dell’imprenditore venezuelano Alex Saab – link di Maduro con Iran, Qatar e altri Paesi – che, insieme a Camilla Fabri, puntava a risolvere la sua vicenda giudiziaria in Italia (l’immobile di via Condotti e il processo per riciclaggio e autoriciclaggio) in cambio del rilascio di Trentini. E lo fa portando a galla testimonianze dirette del legale Luigi Giuliano e dell’ex-ufficiale della Dea Chris Urben, noto direttore di un’agenzia di sicurezza vicina ai circuiti di potere di Washington. Lo stallo finisce con la cattura di Maduro, tradito da agenti di sicurezza e compagni di partito.Trentini non è però l’unico nome che lega Roma e Caracas. Report racconterà anche l’inconsueta villeggiatura del narcotrafficante Carlos Oreste Azocar, detto El Gordo, estradato negli Stati Uniti. Per anni, dal 2018 al 2020, è stato ospite fisso al St. Regis di Roma. Le spese: almeno 6.700 euro al giorno. A lungo, scopre Autieri, le autorità italiane hanno scelto di non intervenire. Ci hanno pensato i Carabinieri, nel 2021: El Gordo non alloggiava più al St. Regis, ma in un B&B di Casalvieri (Frosinone).Si apre così un risiko più complesso: l’ascesa di Rodríguez, interlocutrice di Trump a Caracas e autrice di una serie di aperture ai progetti estrattivi Usa, e il processo contro Maduro a New York. Parla a Report anche Rafael Ramírez, ministro del Petrolio durante l’era Chávez. Ramírez è reduce da una lunga battaglia giudiziaria con Caracas che ne voleva l’estradizione. Ma non solo. Il suo avvocato, Roberto De Vita, parla anche di “attività sul territorio italiano svolte da parte dei servizi segreti venezuelani” che avrebbero messo in pericolo la sua incolumità.Entra in gioco anche Eni, top player estrattivo nel Paese sudamericano presente nel mercato energetico interno di Caracas e che si appresta a partecipare nell’export di gas naturale. Spuntano però due contratti della petrolifera italiana con Pedro Mario Burelli, già membro del Consiglio direttivo della statale Pdvsa ed esponente di estrema destra su cui nel 2014 è stato emesso un mandato di cattura Interpol per il presunto coinvolgimento in un tentato Golpe contro Maduro. In un’unità abitativa di sua proprietà vi alloggiava il top manager Biagio Pietraroia. L’Eni dice a Report di aver seguito una procedura standard e che all’epoca degli accordi (2012 e 2014) non erano pervenute segnalazioni. Altro incidente, la nave Nabarima, da anni ferma al largo del Venezuela con 1.3 milioni di barili di petrolio. Danni ambientali irreversibili. L’Eni è stata coinvolta perché partecipa al 26% nell’impresa mista Petrosucre. La società sostiene di aver contribuito all’elaborazione di un “piano di riparazione del mezzo navale”, anche previo confronto con le autorità Usa in materia di sanzioni. Report svelerà le modalità con cui, nonostante le controversie, Eni ha saputo ritagliarsi un “posto al sole” a Caracas, rivelandosi uno degli attori europei più lungimiranti in piena crisi mediorientale. La puntata andrà in onda domenica 26 aprile, alle 20.30 su Rai 3.L'articolo L’immobilismo di Roma su Trentini, la latitanza di un narco in Italia e gli affari di Eni in Venezuela nella prossima puntata di Report| L’anticipazione proviene da Il Fatto Quotidiano.