Sul tema dello strazio infinito della cosiddetta “famiglia nel bosco”, i cui tre bambini sono rinchiusi in una sorta di gulag dorato da oltre cinque mesi, nel corso di Storie Italiane, trasmesso da Rai 1 mercoledì mattina, abbiamo assistito a uno sconcertante “processo” contro i legali della coppia anglo-australiana, rei di aver depositato una consulenza molto dura circa l’operato di chi si sta occupando dei tre minori.Alcuni ospiti, e in parte la conduttrice Eleonora Daniele, hanno valutato controproducente l’iniziativa di chi rappresenta la disgraziata famiglia, la quale, secondo un’avvocata che da sempre sostiene la correttezza di questo scempio del buon senso operato ai danni di tre piccole anime innocenti, dovrebbe semplicemente accettare il fatto che esiste un procedimento giudiziario che necessita dei suoi sacrosanti tempi tecnici. Ricordo, a beneficio della stessa avvocata, che il Tribunale dei minori, godendo di ampia discrezionalità sotto tutti i punti di vista, proprio per questo potrebbe decidere in qualsiasi momento di ricongiungere i bambini con i propri genitori, senza attendere le scartoffie e i bizantinismi delle nostre arcaiche procedure.In realtà, la difesa della famiglia Trevallion Birmingham ha semplicemente e, a mio avviso, ragionevolmente voluto replicare a una precedente relazione — che personalmente considero lesiva del vero interesse dei minori — scritta a quattro mani dalla curatrice e dalla tutrice che hanno in carico i tre pargoli, nella quale, in estrema sintesi, viene detto quanto segue: malgrado la coppia in oggetto abbia accettato le prescrizioni richieste dalle autorità competenti, con particolare riferimento alla nuova abitazione e al progetto scolastico concordato anche con il Comune di Palmoli, ciò non basta per riconsegnare i bambini ai loro legittimi genitori.Leggi anche: Famiglia nel bosco, sempre peggio: test piscologici sui bimbiFamiglia nel bosco, l’allarme degli esperti: Danni alla salute mentale dei bimbiEvidentemente, a parere di queste due professioniste del “bene”, che secondo il ruolo che occupano in questa vicenda non dovrebbero avere voce in capitolo in merito alla decisione dei giudici, ancora molta acqua dovrà passare sotto i ponti dell’Arno prima che le sofferenze di questa famiglia possano trovare l’unica soluzione accettabile, ovvero la loro definitiva riunione.Nel frattempo, mamma Catherine e papà Nathan, su invito della presidente della Commissione per l’Infanzia della Camera Michela Brambilla, hanno partecipato a un incontro pubblico nella sala stampa di Montecitorio con alcuni esperti come Daniela Chieffo, direttrice della Psicologia clinica del Policlinico Gemelli di Roma, lo psicanalista e neuropsichiatra infantile Massimo Ammaniti e la Garante nazionale per l’infanzia Marina Terragni. Saranno presenti anche gli avvocati della famiglia e lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente di parte.Si tratta di un’ottima e meritoria iniziativa pubblica. Ma non basta. Occorre ribadire per l’ennesima volta, come si sforza di dire in tutte le sedi il buon Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio dei diritti dei minori, che bisogna assolutamente cambiare in senso restrittivo la legge che regola l’azione della magistratura, limitando l’allontanamento solo a casi di abusi, violenze o rischi imminenti per l’incolumità dei minori, secondo quanto stabilito dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.Si tratterebbe di un colpo quasi mortale a quella forma di economia occulta che si basa su un sistema di strutture cosiddette protette che, in tanti casi, forse tendono a proteggere interessi che hanno poco a che fare con quelli legittimi dei soggetti da tutelare.Claudio Romiti, 23 aprile 2026L'articolo Famiglia nel bosco, quelle folle accuse ai legali dei Trevallion proviene da Nicolaporro.it.