Bruna, la partigiana per caso che salvò il capo della Resistenza

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 I partigiani veri, quelli che hanno combattuto i nazisti con le azioni, non con le parole, sono tutti morti. Erano i liberal-socialisti di Giustizia e Libertà, i democristiani, i socialisti, i liberali, i monarchici, i comunisti e anche semplicemente italiani che non accettavano l’occupazione nazista.Tra questi ultimi, c’era mia zia Bruna Giora, partigiana per caso. Era la barbiera di Battaglia Terme, riciclatasi da parrucchiera perché i fratelli erano stati chiamati a far la guerra. Parlava e comprendeva il tedesco, utile nella professione in una cittadina che viveva anche del turismo termale. Ai crucchi che venivano a farsi fare barba e capelli, però, nascondeva la conoscenza della loro lingua: niente confidenza agli occupanti.Un giorno due ufficiali tedeschi entrarono nella bottega e, mentre Bruna era intenta a tagliare i capelli, i due commentavano, sicuri di non essere capiti dalla barbiera, il blitz in programma a mezzanotte in una casa appena fuori del paese.Una volta usciti i clienti, Bruna inforcò la bicicletta e si recò nella casa per avvertire del blitz l’ex compagno di scuola che l’abitava. Nel ringraziare, l’amico le raccomandò di fermarsi in altre fattorie a comprare altre provviste per non far sospettare i tedeschi e di non tornare a casa per la stessa strada, ma di fare un giro largo.Dopo qualche giorno, l’amico si fece vivo al negozio: “I tedeschi in casa mia hanno trovato soltanto vecchie donne e bambini. Il capo ti vuole conoscere: hai salvato la vita a lui e a noi tutti”.Il capo, il generale Vedovato, capo militare della Resistenza nel Veneto, le chiese di collaborare come portaordini. Cominciò così la carriera di partigiana di Bruna, sempre pronta a combattere i nazisti armata di una bicicletta, una sporta per le provviste e tanto coraggio. Una carriera conclusa il 25 aprile. Dopo, s’è impegnata soltanto come barbiera e come madre di famiglia. (Ard)