Giorgetti rivendica «i conti in ordine senza austerità». Il peso del Superbonus e la crisi in Medio Oriente

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Giancarlo Giorgetti difende la linea del governo sui conti pubblici, ma mette subito le mani avanti. Quantomeno alla luce dello scenario internazionale, così instabile che le previsioni contenute nel nuovo Documento di finanza pubblica rischiano di diventare «ben presto obsolete». Davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, Giorgetti rivendica il percorso di riduzione del deficit, ma riconosce che il quadro è cambiato rapidamente: guerra in Medio Oriente, tensioni sui prezzi dell’energia, nuove misure tariffarie degli Stati Uniti e incertezza sui mercati rendono più fragile ogni stima sulla crescita.«Sebbene il Dfp arrivi in un contesto segnato da elevata incertezza e volatilità, non abbiamo rinunciato a fare previsioni», sottolinea il ministro. Per il 2026 il Pil è stimato allo 0,6%, una previsione «lievemente inferiore rispetto alle precedenti attese». Lo stesso ritmo è indicato anche per il 2027, prima di un rafforzamento moderato nel biennio successivo. Eppure, spiega Giorgetti, a fine 2025 l’economia italiana sembrava muoversi meglio del previsto. «A consuntivo dell’anno trascorso, l’economia italiana risultava in ripresa, con una variazione congiunturale del Pil positiva e in accelerazione nel quarto trimestre», ricorda il ministro. Una revisione al rialzo delle stime era possibile. Poi lo scenario internazionale si è deteriorato, soprattutto dalla fine di febbraio, con l’acuirsi della crisi in Medio Oriente.Il ministro non nasconde la difficoltà. I tempi della crisi, l’andamento dei prezzi energetici e la disponibilità di alcune materie prime restano difficili da valutare. Secondo le stime del Dfp, il peggioramento del quadro internazionale sottrae alla crescita italiana circa due decimi di punto nel 2026, tre decimi nel 2027 e un decimo nel 2028. Accanto alla cautela, però, Giorgetti rivendica il lavoro fatto sui conti. «È importante non perdere di vista un dato sostanziale: questo governo ha ridotto in modo significativo il deficit senza ricorrere a manovre restrittive», afferma. Il rapporto deficit/Pil nel 2025 si è fermato al 3,1%, in miglioramento rispetto al 3,4% del 2024 e sotto il 3,3% previsto dal precedente Documento. Per il ministro è il risultato di «una gestione prudente e responsabile della finanza pubblica», del monitoraggio della spesa e dell’andamento delle entrate.Ma resta un problema: quel 3,1% è comunque sopra la soglia del 3%, decisiva anche nel confronto con Bruxelles. Qui entra in scena ancora una volta il Superbonus. Giorgetti spiega che il decimale sopra l’obiettivo è dovuto all’emersione di componenti legate alle cessioni dei crediti d’imposta, a loro volta connesse a «comportamenti individuali che si sono connotati per una significativa accelerazione nei primi tre mesi del nuovo anno». Su quei dati, dice, sono in corso verifiche «circa la loro piena conformità ai requisiti previsti». Il ministro auspica che il lavoro del nuovo gruppo interistituzionale e gli approfondimenti con Istat possano essere considerati nell’aggiornamento delle stime di settembre. La speranza è che una parte dell’impatto attribuito oggi ai crediti edilizi possa essere ricalibrata nei prossimi mesi. Il valore stimato del 3,1%, sostiene Giorgetti, «non può mettere in discussione il risultato dell’attento lavoro di monitoraggio e controllo della spesa».Nella ricostruzione del Mef, il rientro dei conti non ha impedito al governo di finanziare alcune misure considerate prioritarie. Il ministro cita gli interventi fiscali per ridurre il carico sui redditi medio-bassi, gli aiuti contro il caro energia e le misure a sostegno delle famiglie con figli. Sono, dice, «la prova di un impiego attento delle risorse», dentro un percorso di rientro che avrebbe rafforzato la fiducia dei mercati finanziari e dei partner europei. Il messaggio è rivolto anche all’Unione europea: le nuove regole di bilancio mostrino «un livello sufficiente di flessibilità» nelle fasi non ordinarie come quella attuale, è l’auspicio. «La disciplina di bilancio non può essere disgiunta da una lettura complessiva e approfondita del contesto economico», avverte il ministro. Le regole efficaci, aggiunge, sono quelle che rafforzano la stabilità «senza aggravare le fasi di debolezza» e consentono di adottare misure tempestive quando gli effetti degli shock sono già in corso. L’equilibrio da perseguire, secondo Giorgetti, è quello tra «rigore, crescita e capacità di adattamento».Il governo, insomma, rivendica la linea della prudenza e insiste nel chiedere spazio di manovra. Il numero uno dell’Economia parla di «realismo»: l’Italia, dice, non sta affrontando dinamiche prodotte dalle scelte dei singoli governi europei, ma «shock esterni che investono in misura trasversale tutte le economie avanzate». Per un Paese integrato negli scambi internazionali e dipendente dalla stabilità energetica, la linea deve essere duplice: consolidare la credibilità dei conti e proteggere famiglie e imprese dagli effetti più destabilizzanti delle crisi. È questa la cornice con cui il Mef porta il Dfp in Parlamento: conti in miglioramento ma crescita ancora debole, Superbonus sempre ingombrante e il pressing sull’Ue per le regole di bilancio.L'articolo Giorgetti rivendica «i conti in ordine senza austerità». Il peso del Superbonus e la crisi in Medio Oriente proviene da Open.