Una bassa partecipazione, meno di un elettore su quattro, ha segnato la prima elezione in vent’anni nella Striscia di Gaza. L’affluenza alle amministrative di Deir al-Balah, l’unica città della Striscia chiamata alle urne, dove il 25 aprile si è votato per il nuovo sindaco, si è fermata al 23%. Una percentuale su cui hanno pesato di sicuro le difficoltà organizzative e il momento estremamente difficile che sta vivendo la popolazione dell’enclave, dove si sopravvive in una costante carenza di cibo, medicinali e servizi. Insieme probabilmente a una certa disillusione e sfiducia verso la politica e verso una consultazione dal quale si sono tirate fuori fazioni come quella di Hamas.Quattro le liste corsa, a parole tutte indipendenti. I primi risultati dicono che il gruppo Nahdat Deir al-Balah, vicina l partito di Fatah del presidente dell’Anp Abu Mazen, ha ottenuto la maggioranza relativa, conquistando sei seggi su 15. La lista Deir al-Balah ci unisce, composta da alcuni candidati considerati sostenitori di Hamas (anche se ufficialmente il gruppo islamista non si è presentato alle elezioni), si è invece assicurata due seggi. Altri cinque sono andati a Futuro di Deir al-Balah e due a Pace e Costruzione. Il presidente della Commissione elettorale centrale in Palestina, Rami Hamdallah, ha elogiato la macchina elettorale e ha motivato la bassa affluenza con le difficoltà di aggiornamento dei registri civili dopo due anni di bombardamenti israeliani, migliaia di morti e sfollati. Inoltre le restrizioni israeliani non hanno consentito di recuperare abbastanza urne e schede. E la mancanza di corrente elettrica ha costretto a chiudere i seggi prima per poter effettuare lo spoglio con la luce del giorno.Resta l’alto valore simbolico del voto, motivo per cui sul queste consultazioni si è concentrata l’attenzione di tutti i media del mondo. È stata la prima elezione nell’enclave dal 2006, l’anno prima della presa del potere di Hamas, e quindi un’inedita occasione di esprimersi per migliaia di giovani. Allo stesso tempo l’intenzione dell’Autorità palestinese era dimostrare l’unione nazionale tra Gaza e i territori della Cisgiordania. Secondo il premier Mohammad Mustafa si è trattato di “un primo passo importante in un processo nazionale più ampio volto a rafforzare la vita democratica e in definitiva a raggiungere l’unità della patria”.Le elezioni municipali nella città della Striscia si sono svolte contemporaneamente a quelle in Cisgiordania. che hanno coinvolto 183 comuni. L’affluenza è stata più alta, ha raggiunto il 53,4% in linea con le tornate locali precedenti. Il voto è stato boicottato da Hamas che non si è presentato e ha, come da previsioni, ha visto la vittoria di Fatah in molti municipi. Anche perché in alcuni seggi, come quelli di Nablus e Ramallah, i candidati del partito di Abbas non avevano opposizione mentre in altri gli accordi tra famiglie e clan sono stati determinanti per l’esito finale. Fatah si aggiudica anche una città importante come Hebron. Occhi puntati su Jenin, nella Cisgiordania settentrionale, dove la militanza armata contro l’occupazione israeliana è molto potente. Qui Fatah ha conquistato sei dei 15 seggi disponibili, a pari merito con una lista indipendente anch’essa chiamata Jenin. Alcuni video pubblicati sui social nelle scorse ore mostrano gruppi di giovani che festeggiano nel centro città, scandendo slogan legati a fazioni armate locali. Il risultato viene visto come una battuta d’arresto per Fatah.L'articolo Gaza al voto dopo 20 anni, scarsa la partecipazione: affluenza al 23%. In Cisgiordania vincono i candidati di Fatah proviene da Il Fatto Quotidiano.