La definizione era netta: «La rete n.1 in Italia per qualità». Ma proprio quella chiarezza, secondo il Giurì dell’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria, ha reso il messaggio ingannevole. Con la pronuncia n. 7/2026, il Giurì dello Iap ha imposto a TIM di cessare la campagna ritenendo che il claim fosse troppo generico e non supportato da informazioni adeguate per i consumatori.Lo spot incriminatoLo spot finito nel mirino del Giurì riprende una storica pubblicità di TIM degli anni ’90, quando il claim era: «Una telefonata allunga la vita». Il format con Massimo Lopez nei panni del condannato a morte che continua a parlare al telefono per rinviare l’esecuzione è andato in onda per la prima volta nel 1999. La campagna attuale (iniziata durante le serate del Festival di Sanremo) ne è di fatto un remake aggiornato: stesso meccanismo narrativo, ma trasportato nell’era della connessione totale. In questa nuova versione, però, il fortino diventa una casa iperconnessa, dove alla telefonia si affiancano internet, social e servizi digitali. La voce fuori campo spinge sul messaggio chiave: «Scegli TIM, la rete fissa e mobile con la miglior qualità in Italia», mentre sullo schermo compare il claim «Rete n.1 in Italia per qualità». Nella parte bassa dello schermo compaiono le note legali con i riferimenti ai report di Opensignal (date, tipologia di analisi e periodo delle rilevazioni), ma in caratteri molto piccoli e per un tempo limitato – circa tre secondi – nonostante il contenuto sia articolato su più righe. Secondo il Giurì, queste modalità lo rendono di fatto illeggibile per lo spettatore medio, impedendo di cogliere che il primato rivendicato riguarda solo uno specifico indicatore tecnico (“qualità costante”) e non la qualità complessiva della rete.Il ricorso di IliadLa pronuncia dello Iap nasce da un provvedimento avviato da Iliad, secondo cui il messaggio dello spot di TIM ometteva che il primato citato nella pubblicità riguardasse solo l’indicatore della “qualità costante” e non la qualità complessiva della rete.La decisione del GiurìIl Giurì ha dato ragione a questa critica, sottolineando che una rivendicazione di primato formulata in termini assoluti come «la migliore qualità in Italia» induce il consumatore a credere che non esistano aspetti in cui i concorrenti siano superiori. Un’affermazione che, alla luce dei dati tecnici disponibili, non corrisponderebbe alla realtà. Nella pronuncia si specifica anche che le cosiddette “note legali” sono state giudicate insufficienti: troppo piccole, troppo rapide sullo schermo o difficili da reperire online. In pratica, non consentivano al pubblico di comprendere che si trattava di un riconoscimento limitato.La pubblicità comparativaNon è passata, invece, l’accusa di pubblicità comparativa illecita: il Giurì ha ritenuto che il claim fosse talmente generico da non configurare un confronto diretto con i concorrenti. L'articolo TIM, censurato lo spot con Lopez: ecco perché il Giurì ha cancellato la campagna della “telefonata che allunga la vita” proviene da Open.