«Lei non sa chi sono io, non sa con chi ha a che fare». Ha pronunciato questa frase davanti a un poliziotto durante un controllo a un posto di blocco. Ma il giovane, di 20 anni, accusato di “resistenza a pubblico ufficiale”, è innocente. Il ragazzo avrebbe anche pronunciato la frase «Togliti la divisa e vediamo», ma per la Cassazione sono solo ingiurie volgari. Così la Suprema Corte, riporta Repubblica che ha ricostruito il caso, ha rigettato il ricorso della procura di Gela e ha confermato la sentenza di assoluzione.Il casoL’alterco tra il 20enne e la polizia risale al 3 luglio 2024. Durante un controllo il giovane ha anche sgomitato, cercando di fuggire. Quando è stato bloccato, durante la perquisizione, si è agitato talmentee tanto da far cadere a terra alcune monete a terra. Così, da quell’agito controllo, è arrivata l’accusa per il giovane di “resistenza a pubblico ufficiale”. Una ipotesi della procura che, davanti al giudice monocratico e con rito abbreviato, è finita con un’assoluzione. Contro questo esito la procura di Gela ha deciso di fare ricorso. Rigettato. Il ragazzo sì «non è stato collaborativo», ma non ha fatto «atti violenti» contro gli agenti. (in copertina foto di Max Fleischmann su Unsplash)L'articolo Dire a un poliziotto «Lei non sa chi sono io» non è reato proviene da Open.