«Io sono la voce di questi bambini», aveva detto Michela Vittoria Brambilla, presidente della commissione Infanzia, durante la conferenza stampa ospitata alla Camera la scorsa settimana con i genitori della famiglia nel bosco, Nathan e Cate, denunciando come «violenza di stato” l’allontanamento dai loro figli. Ora, come annunciato, arriva la proposta di legge che punta a riscrivere, almeno in parte, le regole del sistema. «Modifiche al codice di procedura civile e altre disposizioni per il rafforzamento della tutela dei minori nei procedimenti di allontanamento dal nucleo familiare», firmata insieme ad altri deputati di centrodestra (più Azione) e depositata alla Camera il 10 marzo scorso.La proposta, si legge nella relazione introduttiva, sostiene che l’allontanamento debba essere considerato un’extrema ratio, cioè una misura da usare soltanto quando la vita e il benessere del minore «non possono essere altrimenti tutelati», e da eseguire con «la massima delicatezza possibile». È il principio che guida tutto il testo: ci vuole cautela prima di separare figli e genitori, oltre che maggiori controlli sul modo in cui quella decisione viene presa e attuata. Cosa dice il testoIl primo punto su cui interviene la proposta è quello che Brambilla e i cofirmatari considerano un vulnus nel sistema attuale: il rischio che il giudice si basi quasi esclusivamente sulle relazioni dei servizi sociali. Per questo l’articolo 1 della Pdl punta a modificare il codice di procedura civile per rendere obbligatoria, prima dell’allontanamento, la nomina di un collegio tecnico interdisciplinare composto da tre figure: un neuropsichiatra infantile, uno psicologo dell’età evolutiva e un educatore professionale socio-pedagogico o pedagogista. Non solo, i professionisti dovranno essere iscritti da almeno cinque anni agli albi dei consulenti tecnici del tribunale. Il compito del collegio, stabilisce il testo, è rendere al giudice un «parere tecnico indipendente» con tutti gli elementi necessari per valutare gli effetti possibili dell’allontanamento sul minore e per definire anche le modalità concrete di attuazione e il progetto educativo da seguire durante il periodo di separazione dalla famiglia. L’esperto di relazioni familiariAccanto a questo, nascerebbe inoltre una figura del tutto nuova: l’esperto delle relazioni familiari fragili, ponte tra giudice, servizi e famiglia, con funzioni diverse. Il testo gli assegna un ruolo trasversale: coordina il collegio tecnico di cui fa parte, segue l’attuazione degli interventi, monitora le relazioni dentro il nucleo familiare e favorisce, quando possibile, percorsi di sostegno «all’interno della famiglia, anziché fuori di essa». Un esperto, in sostanza, che intervenga nei casi di disagio psicologico, educativo o relazionale dei minori. Potrà redigere relazioni periodiche, segnalare tempestivamente situazioni di rischio e controllarne l’andamento. Per entrare nell’elenco nazionale servirà una formazione specialistica multidisciplinare, mentre il perimetro dei professionisti ammessi è molto ampio: avvocati esperti di diritto di famiglia e minorile, assistenti sociali, curatori speciali, tutori, mediatori familiari, educatori, psicologi, psicoterapeuti e neuropsichiatri infantili. L’elenco dovrà poi essere istituito con decreto del ministero della Giustizia entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge. Il ruolo del giudiceLa proposta interviene poi anche sulla fase più delicata, quella dell’esecuzione materiale del provvedimento di allontanamento. Sempre l’articolo 1 stabilisce che l’attuazione avvenga sotto la «costante vigilanza del giudice» e, appunto, con l’ausilio dell’esperto delle relazioni familiari fragili. Giudice che, nel caso emergano fatti nuovi o difficoltà, può intervenire subito con provvedimenti temporanei e, se necessario, modificare o revocare la decisione iniziale. A poter sollecitare questa rivalutazione non sono soltanto le parti, ma anche l’esperto, gli ausiliari incaricati o le forze di polizia. Insomma, il provvedimento non dev’essere una decisione cristallizzata una volta per tutte, ma un assetto che può essere corretto in corsa se l’interesse del minore lo richiede. L’esecuzione dell’allontanamento, inoltre, non potrà essere delegata ai giudici onorari. Un ulteriore elemento di garanzia: gli atti più delicati dovranno restare sotto il controllo del giudice togato. Le perizie falseInfine, la stretta su chi sbaglia. Il testo Brambilla introduce nel codice penale un nuovo articolodedicato alla «falsa perizia o dichiarazione nei procedimenti di allontanamento di minori». La norma prevede la reclusione da tre a sei anni, oltre all’interdizione dai pubblici uffici attinenti ai minori, per chi, intervenendo in questi procedimenti come consulente, operatore dei servizi sociali o sanitari, esperto o componente del collegio tecnico, ometta fatti rilevanti oppure dichiari il falso. L'articolo La proposta di Michela Brambilla che punta ad evitare nuovi casi «famiglia nel bosco». E spunta un nuovo reato proviene da Open.