L’antiriciclaggio si prepara a sbarcare nel calcio. Szego (AMLA): «Preparatevi: il mercato deve essere pulito»

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Intervista a cura di Jacopo Carmassi, Principal Economist presso la Banca Centrale Europea ed esperto di tematiche economico-finanziarie del mondo del calcio.  L’intervista è stata condotta su base esclusivamente personale e non coinvolge in alcun modo la Banca Centrale Europea né altri enti ai quali l’autore è affiliato.Il calcio europeo entra ufficialmente nel perimetro dell’antiriciclaggio. Con il nuovo pacchetto normativo approvato nel 2024, l’Unione europea ha istituito l’AMLA (Anti-Money Laundering Authority, con sede a Francoforte in Germania) e avviato un percorso che porterà club professionistici e agenti a essere soggetti agli obblighi AML dal luglio 2029. Un cambiamento destinato a incidere su governance, proprietà e operazioni del settore. Ne abbiamo parlato con Bruna Szego, Presidentessa dell’AMLA, per capire quali saranno gli impatti concreti per il calcio e come il sistema dovrà prepararsi nei prossimi anni.Bruna Szego, esperta legale e finanziaria italiana, è diventata la prima Presidentessa dell’Autorità UE per l’Antiriciclaggio nel 2025. In precedenza, ha guidato la regolamentazione e la supervisione antiriciclaggio presso la Banca d’Italia, portando decenni di esperienza normativa e internazionale.La riforma AML: nasce un sistema europeo unificatoDomanda. Buongiorno, grazie mille per la disponibilità per questa intervista su temi di antiriciclaggio e calcio. Partiamo da una domanda sul pacchetto di regole europee su antiriciclaggio e lotta al finanziamento del terrorismo adottato nel 2024: questo pacchetto ha istituito l’AMLA (Anti-Money Laundering Authority) e porterà club di calcio professionistici e agenti calcistici nel perimetro di applicazione delle nuove regole antiriciclaggio a partire dal luglio 2029. Quali saranno i principali compiti dell’AMLA in relazione al settore calcistico, e come si sta preparando l’Autorità?Risposta. «Il pacchetto antiriciclaggio approvato nel 2024 contiene importantissime novità, perché si passa da un sistema incentrato su direttive – che comportano trasposizioni nazionali e quindi alla fine regole un po’ differenti all’interno dell’Unione Europea – e con una supervisione frammentata con ventisette diversi approcci, ad un sistema che invece è un sistema unitario, unico, unificato: ci sono regolamenti europei e c’è l’AMLA con determinati compiti. Uno dei settori più impattati dalle novità è il settore non finanziario, che comprende tutta una serie di “soggetti obbligati”, non appartenenti al settore finanziario, che devono applicare i controlli antiriciclaggio alla propria clientela. Si tratta di un insieme molto ampio e molto variegato di soggetti, alcuni già da tempo sotto lo scudo dell’anti-money laundering (come per esempio avvocati, notai, revisori di conti, commercialisti, agenti immobiliari); altri invece entrano adesso nel framework dell’antiriciclaggio, tra i quali anche le società di calcio professionistiche e gli agenti calcistici, a cui si applicherà un periodo transitorio più lungo – saranno soggetti agli obblighi di conformità con il pacchetto AML a partire dal 10 luglio 2029. Si tratta di un settore molto diverso dagli altri, sebbene ci siano buoni motivi a mio avviso per la sua inclusione sotto l’ombrello dei controlli antiriciclaggio».«Sul ruolo dell’AMLA: il nostro compito fondamentale è condurre l’Europa verso un sistema unificato. Da un lato abbiamo compiti di regolamentazione: in aggiunta alle norme che sono già nella direttiva e nei regolamenti europei, l’AMLA ha poteri di regolamentazione secondaria che sono volti ad assicurare che le regole siano effettivamente uniformi. Dovremo preparare circa 40 prodotti normativi tra standard tecnici regolamentari (che vengono poi emanati dalla Commissione europea) e linee guida, di cui circa la metà verrà emanata quest’anno e la restante metà entro luglio 2027. Queste regole guardano a tutti i soggetti obbligati, sia del settore finanziario che del settore non finanziario – incluse le società di calcio. Quindi il primo obiettivo dell’AMLA è quello di assicurare che le regole siano uniformi. Il secondo obiettivo è quello di assicurare che anche la supervisione sia svolta nello stesso modo. Questo non vuol dire, per esempio, che la vigilanza debba essere condotta nello stesso modo sulle banche e sulle società di calcio, ovviamente no: significa piuttosto assicurare che all’interno dell’Unione Europea la supervisione dei singoli settori che sono sotto l’ombrello dell’antiriciclaggio venga svolta in modo robusto ed uniforme. Attualmente non è così e si vedono in effetti molte differenze. La stessa cosa riguarda le Unità di Informazione Finanziaria (UIF) a livello nazionale, che attualmente hanno metodi di lavoro molto diversi e risorse molto diverse – e anche la stessa natura delle UIF è molto diversificata. Attraverso la propria funzione di vigilanza sulle autorità nazionali, l’AMLA garantirà che la supervisione rimanga coerente e operi su un piano di parità in tutta l’UE, a prescindere dallo Stato Membro in cui è stabilito un soggetto obbligato – per il calcio, un club o un agente calcistico. A tal fine, l’AMLA è stata dotata di una serie di compiti e poteri, tra i quali la conduzione di peer reviews delle autorità nazionali e la possibilità di promuovere azioni di enforcement qualora un’autorità nazionale non agisca conformemente ai requisiti del pacchetto AML».«Quello che l’AMLA non farà è la supervisione diretta delle società di calcio, perché sul settore non finanziario l’AMLA non dispone di poteri di vigilanza diretta. I poteri di supervisione diretta saranno esercitati solo nei confronti di 40 istituzioni finanziarie selezionate. Sul settore non finanziario il ruolo dell’AMLA è dunque un po’ più distaccato e distante rispetto al settore finanziario: il nostro compito è quello di indirizzare, supportare e valutare l’attività dei supervisori nazionali. Una delle cose su cui stiamo cominciando a lavorare sono le modalità con le quali le autorità nazionali svolgeranno questo lavoro e, in primis, le modalità con le quali valuteranno la rischiosità relativa dei soggetti obbligati che sono sotto la loro giurisdizione. Per questo stiamo sviluppando una metodologia che ovviamente per il settore finanziario sarà relativamente sofisticata, mentre per il settore non finanziario lo sarà di meno – usiamo proporzionalità e un approccio basato sul rischio. Stiamo cominciando a ragionare su una prima metodologia che le autorità nazionali dovranno applicare al settore non finanziario: sarà una metodologia diversificata per settore, e quindi ci sarà una metodologia anche per il calcio, che sarà una prima metodologia molto basica e semplice, e la completeremo poi negli anni successivi con qualcosa di più arricchito».Perché il calcio entra nel radar dell’antiriciclaggioD. Il calcio non era incluso nella proposta legislativa originaria della Commissione europea, ma è stato aggiunto nel pacchetto finale adottato nel 2024. Qual è stata la logica di questa scelta e per quali motivi dobbiamo occuparci del calcio quando parliamo di antiriciclaggio?R. «È una domanda molto interessante a cui sono contenta di poter rispondere. In effetti, come ricordava, il calcio non era incluso nel pacchetto iniziale della Commissione ed è stato poi incluso su volere del Parlamento europeo (le procedure di produzione normativa a livello europeo prevedono un accordo tra Commissione, Parlamento e Consiglio). Vi era una forte convinzione all’interno del Parlamento europeo che il settore del calcio comportasse rischi dal punto di vista del riciclaggio di denaro, per una serie di motivi. Primo, per la popolarità mondiale che questo sport ha; secondo, per gli importi considerevoli che connotano questo mercato e questo sport in particolare rispetto agli altri sport, con flussi di cassa e interessi finanziari notevolissimi; inoltre, vi è una forte prevalenza di operazioni transfrontaliere, e talvolta gli assetti societari, delle società di calcio o degli investitori nelle società di calcio, non sono del tutto trasparenti. Tutti questi fattori presi insieme espongono il calcio a rischi abbastanza marcati di riciclaggio del denaro. Qualche dato, che fa ben vedere come il calcio si sia trasformato in un’industria globale: secondo alcune stime il mercato globale del calcio valeva 56 miliardi di dollari nel 2024, con prospettive di crescita fino a 70 miliardi di dollari entro il 2030, e circa due terzi di questi importi derivano dal mercato del calcio europeo. Media, sponsor e vendita dei biglietti valevano 38 miliardi di dollari nel 2024».D. E i numeri economico-finanziari del calcio sono aumentati esponenzialmente negli ultimi decenni…R. «Certo, non è solo una questione di stock ma anche di flussi. È chiaro che nel corso del tempo il calcio ha assunto una rilevanza assolutamente fondamentale. Anche guardando gli altri sport, il calcio spicca: il secondo sport più importante considerando le cifre economiche muove valori decisamente molto inferiori rispetto al calcio».D. Con l’eccezione degli sport statunitensi…R. «Che però sono solo americani, la dimensione transnazionale non c’è. Tornando al tema della popolarità, il 51% della popolazione mondiale segue il calcio – circa 4 miliardi di persone – e quando parliamo di campionato del mondo sono circa 5 miliardi di persone. Quindi qui c’è non soltanto un’importanza commerciale, ma anche una certa influenza sociale che il calcio esercita, e questo crea delle condizioni attraenti per chi vuole riciclare proventi illeciti. I criminali possono essere attratti dal calcio non soltanto per una questione finanziaria, ma anche perché l’associazione con club di prestigio e popolari, o con giocatori famosi, può conferire uno status sociale e dare accesso a reti influenti. Questa percezione dell’importanza del calcio ai fini dell’antiriciclaggio è confermata da alcune analisi specifiche. Un rapporto di Europol del 2020 sulla criminalità organizzata e sulla corruzione nello sport ha indicato il calcio come lo sport maggiormente preso di mira dalle organizzazioni criminali nell’UE; la stessa indicazione era emersa da uno studio della Commissione europea del 2018, dove tra l’altro si sottolineava anche come uno dei problemi sia la mancanza di una regolamentazione uniforme sui bilanci delle società di calcio – e questo rende in qualche modo la rendicontazione finanziaria (e la sua trasparenza) un problema».L'antiriciclaggio entra nel calcio: nel mirino acquisti, cessioni e commissioniEntro luglio 2029, il sistema calcistico dovrà adeguarsi a nuovi obblighi di trasparenza: ecco tutte le operazioni nel mirino.Come cambiano le regole: controlli su clienti, operazioni e proprietàD. Quali sono le modifiche più importanti introdotte dal pacchetto AML che il settore calcio dovrà gestire, e in che modo queste modifiche introdurranno miglioramenti in termini di prevenzione e lotta contro il riciclaggio?R. «Il fatto che i club di calcio e gli agenti siano sottoposti alle regole antiriciclaggio significa che questi soggetti dovranno applicare i controlli antiriciclaggio ai loro clienti o alle operazioni che vengono identificate nel regolamento».D. E non è già così oggi, a livello nazionale?R. «Per alcuni paesi non si tratta di una novità. Il Belgio, per esempio, regola i club calcistici ai fini AML dal luglio 2020, avendo esteso la propria legislazione preventiva AML ai club professionistici, agli agenti calcistici e alla federazione calcistica belga. L’Italia ha introdotto alcuni requisiti che vanno in quella direzione, ad esempio in materia di trasparenza della proprietà, inclusi test di idoneità (“fit and proper”) per i proprietari dei Club. Tuttavia, il mercato europeo è molto diversificato, e quindi uno degli obiettivi, come dicevo prima, è quello di portare tutti allo stesso livello».«Le nuove norme europee creeranno un level playing field tra i club professionistici in UE, eliminando gli svantaggi legati all’attuale mosaico di approcci nazionali. E che cosa significa applicare i controlli antiriciclaggio alla propria clientela o nelle operazioni che vengono identificate nel regolamento? Significa sostanzialmente sottoporre i clienti ad adeguata verifica, o al monitoraggio transazionale, a seconda che si tratti di un’operazione occasionale o di un rapporto continuativo. In sostanza, si tratta di capire chi è il cliente, se sia la persona che ti sta davanti, o se invece c’è un soggetto dietro, il cosiddetto titolare effettivo: bisogna capire chi è, e soprattutto si deve capire da dove arrivano i soldi. Questo è, in breve, il significato dell’applicare i controlli antiriciclaggio alla propria clientela. Come questo prevenga i rischi relativi al riciclaggio è abbastanza intuitivo».Club fragili e capitali opachi: il nodo della sostenibilitàD. Per i club di calcio, le regole prevedono che solo alcune tipologie di operazioni siano soggette a questi requisiti (con investitori, sponsor, agenti, operazioni di calciomercato). Come si è arrivati a decidere questo perimetro di applicazione e come saranno rafforzati i controlli sulle proprietà? (tema delicato, visto che spesso capita che Club, tifosi e città vengano abbandonati dalle proprietà…)R. «Le norme puntano ai principali canali attraverso cui il riciclaggio può più frequentemente manifestarsi nel settore del calcio, che sono le strutture proprietarie, il mercato dei trasferimenti dei calciatori e gli accordi di sponsorizzazione. Dei rischi “inerenti” del mercato del calcio abbiamo già parlato, ma perché c’è un focus su queste aree? Partiamo dal rapporto con gli investitori. Le strutture societarie impiegate nel calcio sono molto diverse tra di loro, e possono arrivare ad avere anche assetti molto complessi, dove può essere difficile capire chi è l’investitore finale, chi è il titolare effettivo e quali fondi si stanno utilizzando – soprattutto quando le operazioni sono cross-border, come avviene nella maggior parte dei casi di acquisto di quote di società di calcio. C’è quindi il lato investitore: può trattarsi di società la cui proprietà può non essere del tutto semplice da comprendere, soprattutto in caso di strutture societarie complesse, oppure di privati facoltosi: capire chi è l’investitore finale è decisamente fondamentale, come anche capire che fondi sta usando. Gli stessi club possono avere forme giuridiche differenti (società, fondazioni, etc.) e questo significa che la governance di questi soggetti ha le regole più disparate in termini di controlli e in termini di proprietà».«Un altro aspetto è importante da valutare dal punto di vista del rischio. Alcune analisi mostrano che, nonostante la crescita enorme del mercato del calcio, in realtà molti club continuano ad essere in sofferenza finanziaria. Questo è probabilmente legato anche al funzionamento del settore del calcio: grandi club necessitano di somme enormi perché devono competere con successo e acquistare i migliori giocatori, e dunque c’è questo loop, e il calcio a volte è descritto come un mercato in cui c’è un numero ristretto di club che ottiene la maggior parte dei benefici mentre altri club affrontano una costante pressione finanziaria. Dal punto di vista dell’antiriciclaggio o del rischio, questo significa che molti club potrebbero essere in qualche modo indotti o essere attratti dal ricevere fondi, anche se tali fondi non sono del tutto cristallini».i conti dei top club europeiDalla Premier alla Serie A, tutti i conti dei top campionati d’Europa a confronto: ricavi a 26 miliardi ma cresce il rossoI ricavi crescono del 5%, ma costi e ammortamenti spingono le perdite a 1,5 miliardi: solo la Bundesliga chiude in utile.«Per quanto riguarda il mercato dei trasferimenti: il mercato del lavoro calcistico è diventato altamente internazionale, con giocatori che si spostano regolarmente oltre i confini nazionali, pagamenti molto spesso complessi in cui ci sono parti per il giocatore, parti per l’agente, parti per la società, pagamenti immediati e pagamenti differiti, bonus, fringe benefits – dunque, tanti pagamenti differenti, che creano rischi da un punto di vista del controllo di queste somme, della loro provenienza e delle ragioni per le quali vengono erogate. Un ulteriore rischio è il prezzo dei giocatori: qual è un valore equo di trasferimento, qual è un benchmark? Non si sa – i valori sono molto aleatori, possono essere gonfiati, possono nascondere un trasferimento di ricchezza che non è giustificato. Infine, i rapporti con gli sponsor: il mercato delle sponsorizzazioni è enorme e in crescita. Bisogna anche ricordare che una parte importante dei ricavi dei club deriva dalle sponsorizzazioni: questo, unito alla fragilità finanziaria dei club, crea il rischio di una dipendenza economica dagli sponsor. Quindi, una verifica sugli sponsor e sull’origine dei fondi che vengono impiegati mi sembra necessaria».D. Si potrebbe dire che risolvere il problema della sostenibilità economico-finanziaria sarebbe fondamentale anche per limitare rischi nel campo del riciclaggio – è d’accordo?R. «Decisamente sì. Più fragile sei, più sei esposto al rischio di un’acquisizione o di un finanziamento con denaro non trasparente, perché sei più incline a chiudere un occhio».D. Ha parlato di rischio, facendo riferimento al tema delle strutture societarie. Quali altri fattori saranno considerati dall’AMLA per i club di calcio nel suo approccio risk-based?R. «Innanzitutto, vorrei ricordare che il tema dell’approccio basato sul rischio significa due cose. Primo, significa che bisogna avere una regolamentazione sufficientemente flessibile che consenta di tarare le misure sulla base del rischio, cioè con requisiti (che derivano dalle autorità nazionali) più stringenti per le società più grandi e/o più rischiose (il rischio potrebbe non essere correlato alla dimensione). Ci sarà un sistema di analisi da parte delle autorità di vigilanza del calcio, che dovranno essere istituite, perché la direttiva richiede che per tutti i settori sottoposti all’antiriciclaggio, ed anche i settori non finanziari, ci siano delle autorità di controllo. Tali autorità devono essere dotate di tutti i poteri tradizionali che le autorità di supervisione hanno, quindi poteri di informazione, di monitoraggio e di enforcement. Il modo in cui le autorità di vigilanza svolgeranno i loro compiti sarà supportato dal sistema di valutazione del rischio che l’AMLA sta preparando. E lo stiamo preparando insieme agli esperti nazionali, tra cui anche esperti del mondo del calcio».«Secondo, il sistema del risk-based approach significa che gli stessi soggetti obbligati, e quindi le stesse società di calcio, dovranno capire qual è la rischiosità relativa dei propri clienti, e dunque applicare controlli più o meno invasivi a seconda della rischiosità del proprio cliente. Devono pertanto esse stesse dotarsi di procedure e di sistemi in grado di capire quale sia la differente rischiosità dei propri clienti. Ci sono dunque due dimensioni: una dimensione più pubblica, che riguarda la strutturazione del sistema di vigilanza in base al risk-based approach, e una dimensione che riguarda i soggetti obbligati, e cioè come le stesse società di calcio dovranno applicare questo approccio basato sul rischio. È inutile applicare controlli estremamente sofisticati se il livello di rischio del cliente è basso, mentre se il livello di rischio è più alto è chiaro che è necessario avere controlli più articolati».D. Quale sarà il lavoro dell’AMLA per assicurare un level playing field all’interno dell’Unione europea? Facciamo un esempio specifico: gli Stati Membri hanno la possibilità di esentare parzialmente o interamente dalle nuove regole i club delle prime divisioni sotto un dato livello di fatturato (sotto 5 milioni di euro in ciascuno dei due anni precedenti), con basso profilo di rischio e tenendo conto delle dimensioni operative. Gli Stati Membri possono richiedere questa esenzione anche per i club di divisioni inferiori che abbiano un basso rischio (a prescindere dal fatturato), e tenendo conto delle dimensioni operative. Peraltro, i numeri economico-finanziari possono essere molto diversi tra paesi, e per esempio la soglia dei 5 milioni di euro è molto più bassa dei fatturati di qualsiasi club di Serie A. Cosa farà l’AMLA per cercare di indurre gli Stati Membri a seguire un approccio sostanzialmente analogo su questo fronte?R. «Anche questa è una domanda molto importante. Parlavamo del risk-based approach e questo è un esempio di risk-based approach incorporato nella regolamentazione: si guarda in prima battuta alla Serie A/prime divisioni, con possibilità di escludere i club di calcio non solo qualora abbiano un fatturato annuo inferiore a 5 milioni di euro ma anche se è dimostrato che si tratta di società a basso rischio, e poi si dà la possibilità di escludere tutte gli altri club, sempre in base ad una valutazione che riguarda sia le dimensioni operative sia il rischio basso. La possibilità di esenzione non è automatica: saranno le autorità di vigilanza nazionali a condurre questa valutazione, ma in base alla metodologia a cui ho fatto riferimento e che le autorità nazionali dovranno utilizzare, proprio con l’idea di essere certi che l’esenzione sia effettuata a livello del mercato europeo con criteri che siano comuni. Naturalmente questa valutazione va aggiornata nel tempo, perché una società di calcio che non è rischiosa oggi potrebbe essere rischiosa domani».D. Come ci ha ricordato, l’AMLA non avrà compiti di vigilanza diretta sui club di calcio. Considerata anche la crescente dimensione europea del calcio, questa architettura di vigilanza è la migliore possibile o in futuro potrebbe essere utile avere un ruolo più forte in termini di supervisione europea, eventualmente con poteri di supervisione diretta per l’AMLA?R. «Questo punto è stato discusso nel corso dei negoziati non con riferimento al mondo del calcio ma con riferimento al differente approccio e ai diversi poteri dell’AMLA per il settore finanziario (con poteri più intrusivi) e per il settore non finanziario. La scelta è stata quella di attribuire all’AMLA la vigilanza diretta, a partire dal 2028, su un massimo di 40 istituzioni finanziarie (e almeno 40 dopo il 2030). Nell’attuale pacchetto il ruolo dell’AMLA come supervisore diretto è dunque previsto solo per il settore finanziario. Qui non si tratta solo di un tema di supervisione diretta o supervisione indiretta, ma anche un tema di gradazione dei poteri dell’AMLA tra settore finanziario e settore non finanziario, per il quale come detto i poteri dell’AMLA sono più sfumati e meno intrusivi rispetto al settore finanziario. Sulla domanda se in futuro società di calcio potranno o dovrebbero essere direttamente vigilate dall’AMLA, non le so dare una risposta perché siamo agli albori e qualsiasi risposta sarebbe prematura».Un sistema basato sulla cooperazione tra autorità e industriaD. Come si relazionerà l’AMLA con le autorità nazionali, in particolare sulle questioni calcistiche?R. «Questa domanda mi fa molto piacere perché tocca due dei miei cinque obiettivi di lungo periodo come Presidentessa dell’AMLA. Sulla cooperazione: io dico sempre che l’AMLA da sola non va da nessuna parte. È necessaria una forte cooperazione con le autorità nazionali, è necessaria una forte cooperazione con le UIF, è necessaria anche una forte collaborazione – e un dialogo – con l’industria. L’industria e il settore privato sono nostri partner nella lotta contro il riciclaggio, perché sono loro che devono applicare i controlli antiriciclaggio alla clientela. Quindi il dialogo con loro è secondo me ancora più importante che, ad esempio, in altri settori della regolamentazione o della finanza in generale. Nel mio primo anno di Presidenza dell’AMLA (iniziata nel febbraio 2025) ho iniziato, ma continuerò a farlo quest’anno e nei prossimi, un roadshow: sono andata a visitare tutti i paesi europei, e ho avuto riunioni non solo con il settore pubblico (tutti i supervisori, sia del settore finanziario che non finanziario), ma anche con l’industria, quindi con le associazioni di categoria più rappresentative per ciascun paese».«In alcuni casi, ma non in tutti i casi, c’erano anche rappresentanti del mondo del calcio – ma era più un’eccezione che la regola, e questo già ha dato la percezione che forse il settore del calcio ancora non ha capito che nel 2029 devono essere attrezzati e quindi si devono preparare. La cooperazione con le autorità da un lato e con l’industria dall’altro lato è fondamentale. In concreto, la stiamo organizzando in questo modo: su tutti i pacchetti regolamentari di cui abbiamo parlato prima – le 40 misure di Livello 2 (standard tecnici) e Livello 3 (linee guida) che stiamo preparando – noi come metodo di lavoro lavoriamo con Task Forces, gruppi di lavoro, comitati interni, nei quali le autorità di vigilanza nazionali sono rappresentate e danno un contributo assolutamente essenziale».«Da soli noi non ce la potremmo mai fare, c’è un coinvolgimento forte delle autorità nazionali. Ovviamente tutti i nostri prodotti sono posti in pubblica consultazione, e anche qui ancora una volta il feedback dell’industria è fondamentale – questa cooperazione io la sento come un elemento chiave per il successo. Più in generale, ovviamente, tutto l’assetto regolamentare prevede che ci sia un continuo scambio di informazioni tra l’AMLA, le autorità di vigilanza nazionali e le UIF. È chiaro che tutto il sistema è imperniato sulla collaborazione, anche perché ricordiamoci che il pacchetto AML è stato immaginato e poi emanato a fronte di alcuni scandali AML/CFT nel settore finanziario ma anche in quello non finanziario, nei quali una delle lacune emerse era proprio il fatto che le autorità nazionali non collaboravano e le UIF non scambiavano informazioni in modo efficiente».I club di Premier a rischio riciclaggio: lo studio dell'Università di ManchesterStrutture esageratamente complesse e poche informazioni sui proprietari con quote di minoranza. Questi i due punti principali messi in evidenza dalla ricerca condotta su tutti i club.D. Ha menzionato che alcuni esponenti del settore del calcio erano presenti in alcuni casi al roadshow. E nell’ambito delle consultazioni avete fino ad oggi ricevuto riscontri e partecipazione attiva dal lato del mondo del calcio?R. «Al momento la situazione è forse un po’ dormiente».D. Quali sono le principali modifiche operative che i club devono preparare in vista del luglio 2029?R. «Risk-based approach vuol dire essere preparati e capire qual è la rischiosità relativa del tuo cliente. Ho in mente, prima di tutto, conoscere cosa viene richiesto come soggetto obbligato: che cosa significa fare una verifica della clientela? Quali informazioni devo chiedere al mio cliente? Il mio è un rapporto continuativo? Che cosa significa monitoraggio delle transazioni? Che cosa devo mettere in piedi come sistema interno per effettuare questi controlli? Non è una cosa che si fa dall’oggi al domani, bisogna prepararsi. E, tornando al roadshow, è esattamente questo il messaggio che ho dato nei confronti di tutta la platea, ma in particolare per il settore non finanziario, che indubbiamente è meno preparato attualmente rispetto al settore finanziario. Cominciate a prepararvi, cominciate a parlare con i vostri supervisori, perché questa è una cosa che richiederà investimenti e tempo e sulla quale non dovrete farvi cogliere impreparati».D. E dovranno anche avere al loro interno, oltre a un responsabile a livello dirigenziale, delle strutture dedicate oppure saranno funzioni che potranno essere esercitate in maniera flessibile da altri dirigenti o dipendenti?R. «Anche qui si applicherà il risk-based approach: non possiamo chiedere a piccole realtà di avere un sistema di controlli interni che è disegnato a misura di una grande impresa».D. E cosa succederà ai club in caso di violazioni delle nuove norme?R. «In tema di sanzioni, la direttiva richiede che per ogni settore soggetto alle norme antiriciclaggio ci sia un’autorità di vigilanza, che deve essere dotata di tutti i poteri, compreso quello sanzionatorio o di enforcement (per usare un termine che non punta soltanto alle sanzioni pecuniarie). La direttiva prevede una “cassetta degli attrezzi” di cui le autorità di vigilanza nazionali disporranno, e che vanno dall’interazione meno intrusiva a quella più intrusiva; si tratta di strumenti che dovranno essere utilizzati sulla base della capacità di quel soggetto di svolgere in modo adeguato i propri compiti. Quindi si va dal mero richiamo alla richiesta di un piano di riassetto delle funzioni, fino, in casi più gravi, all’applicazione di sanzioni pecuniarie, proporzionate in funzione di una serie di fattori tra cui la gravità della violazione e del fatturato dell’impresa».D. Qual è il messaggio che vorrebbe lanciare al mondo del calcio in vista dell’entrata in vigore delle nuove norme nel luglio 2029?R. «Contiamo su di voi. Il vostro settore è un settore importante, ma è anche importante che il mercato del calcio sia un mercato pulito. Preparatevi per fare questo».Image credit: Depositphotos