Antonio Tajani prova a fissare un punto sulla linea italiana verso Israele. E lo fa con una formula che tiene insieme due piani: da un lato la rivendicazione del no alla sospensione dell’accordo di associazione tra Unione europea e Israele, dall’altro l’apertura a misure più mirate contro i coloni «estremisti» e contro l’economia degli insediamenti in Cisgiordania. La novità anticipata dal ministro degli Esteri al question time del Senato è proprio questa: l’Italia, insieme ad alcuni partner europei, sta valutando «positivamente» l’ipotesi di restrizioni alle importazioni dei beni prodotti nei territori occupati della Cisgiordania.L’annuncio arriva rispondendo all’interrogazione presentata dai senatori M5s Licheri, Pirondini e Lopreiato, che chiedevano conto della postura del governo dopo il no italiano alla sospensione dell’accordo Ue-Israele e “le ambiguità” sul memorandum bilaterale in materia di cooperazione militare. Tajani, nel suo intervento, insiste: dialogo con Israele, ma anche dissenso esplicito quando necessario.Il no alla risoluzione Ue su IsraeleSul punto più controverso, quello dell’accordo di associazione tra Bruxelles e Tel Aviv, il titolare della Farnesina non si è mosso di un millimetro. Ha ricordato che al Consiglio affari esteri di martedì la proposta di sospensione è stata accantonata e ha spiegato quella scelta come una decisione condivisa con altri partner europei, «a partire dalla Germania». La tesi del governo è che colpire indistintamente la società civile israeliana non sia «la risposta appropriata» e rischi anzi di allontanare la prospettiva del dialogo e della pace.Ma è sulla Cisgiordania che Tajani ha marcato uno scarto, provando a mostrare che il no allo stop dell’accordo generale non equivale a una linea morbida verso il governo Netanyahu, tanto più che l’Italia ha sospeso. «Ogni ipotesi di annessione è inaccettabile», ha detto, perché mina la prospettiva dei due Stati. Da qui il sostegno italiano alle sanzioni europee contro i coloni responsabili di violenze, comprese quelle contro le comunità cristiane, e il lavoro con i partner Ue perché arrivino «a giorni» nuove misure restrittive. In questo quadro si inserisce anche l’ipotesi di limitare l’ingresso sul mercato europeo dei beni prodotti nei territori occupati: una misura, ha spiegato Tajani, che “colpirebbe le fonti di finanziamento delle reti dei coloni estremisti.La «via media» del governo MeloniÈ il tentativo di percorrere una via media: evitare la rottura politica complessiva con Israele, ma al tempo stesso alzare il livello della pressione sugli insediamenti e sulla violenza dei coloni. Una distinzione con cui il governo punta a respingere le accuse di ambiguità senza allinearsi alle richieste, avanzate da una parte dei Paesi Ue e rilanciate in Italia dalle opposizioni, di sospendere l’intero accordo di associazione.Poi un passaggio sulla sospendere del rinnovo automatico del memorandum bilaterale con Israele sulla cooperazione militare, definita «una scelta coerente con la gravità della situazione sul terreno». E nello stesso intervento sottolinea: «In Europa siamo stati i primi a chiedere al Governo israeliano di ritirare la legge sulla pena di morte approvata alla Knesset» perché «discriminatoria, disumana e incompatibile con i principi fondamentali dello Stato di diritto».L'articolo Tajani in Senato: «In Ue pronti a restrizioni sui beni prodotti dai coloni estremisti in Cisgiordania» proviene da Open.