“Non pagheremo né ora né mai”, l’ambasciatore italiano in Svizzera e lo scontro sulle spese sanitarie per Crans-Montana. Ma Berna insiste: “Si può chiedere reciprocità”

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La Svizzera insiste e lancia anche una provocazione all’Italia sul caso delle fatture dei giovani curati negli ospedali elvetici dopo il devastante incendio del Constellation di Crans-Montana. La disputa diplomatica si è irrigidita ulteriormente nelle ultime, trasformandosi in un caso politico e istituzionale a tutto campo, con accuse incrociate, richiami alle convenzioni internazionali e tensioni anche sul piano umano.La posizione italiana è stata ribadita con fermezza dall’ambasciatore a Berna Gian Lorenzo Cornado: “Non pagheremo né ora, né mai queste fatture, qualora arrivassero al ministero della Salute l’Italia le rimanderà indietro”. Il diplomatico ha sottolineato come il sistema di cooperazione sanitaria tra Paesi europei non possa essere applicato in questo caso senza tener conto del contesto dell’incidente: “Ricordiamo che noi abbiamo aiutato il Canton Vallese mandando un elicottero della Protezione civile, trasportando e ricoverando per mesi pazienti svizzeri al Niguarda e non abbiamo chiesto nulla. Pretendiamo reciprocità e non c’è nulla da negoziare”.Cornado ha inoltre precisato che le famiglie dei ragazzi italiani feriti non saranno chiamate a pagare alcuna somma: “Nel modo più assoluto, le famiglie non dovranno pagare nulla. È certo al 100%”. Secondo la ricostruzione italiana, le fatture riguardano circa 100mila franchi per un solo giorno di ricovero, importo che sarebbe stato inviato all’assicurazione svizzera con successiva richiesta di rimborso al sistema sanitario italiano. Sul fronte opposto, però, la Svizzera difende la propria impostazione normativa, richiamando le convenzioni internazionali in materia di assistenza sanitaria reciproca. Dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali viene ribadito che “le disposizioni sull’assistenza reciproca internazionale si applicano anche alle vittime del rogo” e che “come noi chiediamo a voi di pagare, voi potete chiedere di pagare a noi”, in un meccanismo definito dalle autorità elvetiche come ordinario e regolato.Una posizione che Roma contesta duramente. Lo stesso ambasciatore Cornado ha parlato di approccio “burocratico e non etico”, sottolineando come la vicenda non possa essere ridotta a un mero automatismo amministrativo, ma debba tenere conto della “responsabilità morale” delle autorità locali e del contesto dell’incidente. Il diplomatico ha anche ricordato i soccorsi italiani, dal rimpatrio delle vittime alle cure offerte negli ospedali italiani ai feriti svizzeri. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito la vicenda chiusa sul piano politico: “Mi pare ovvio che non pagheremo le fatture per i ricoveri dei ragazzi rimasti feriti nell’incendio a Crans Montana”.L’ambasciatore era stato richiamato quando Jacques Moretti, il proprietario del bar, era stato scarcerato. Senza contare le tensioni sulle indagini che sono apparse alle parti civili, lente e incomplete. Solo a fatica gli inquirenti di Roma, che hanno aperto un’inchiesta per la morte di sei ragazzi italiani, sono riusciti ad avere un contatto con quelli svizzeri e ad accedere ai primi atti dell’inchiesta. La vicenda ha però assunto anche una forte dimensione emotiva. I parenti delle vittime svizzere hanno reagito con durezza alla prospettiva di una gestione “burocratica” della tragedia, definendo “uno scandalo” la riduzione del dramma – 41 morti e oltre 100 feriti per la stragrande maggioranza gravissimi – a una questione di fatture. In Svizzera cresce il malcontento per una vicenda percepita come fredda applicazione delle regole, mentre in Italia prevale la lettura di una richiesta “inaccettabile” a fronte dell’impegno dei soccorsi italiani nelle ore immediatamente successive al rogo.L'articolo “Non pagheremo né ora né mai”, l’ambasciatore italiano in Svizzera e lo scontro sulle spese sanitarie per Crans-Montana. Ma Berna insiste: “Si può chiedere reciprocità” proviene da Il Fatto Quotidiano.