Milano, tribunale su carabiniere assolto: “Non è uno stalker, anzi ha protetto le donne”

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L’ex comandante dei carabinieri della stazione di San Donato Milanese, Antonio Giulino, non è mai stato una stalker affetto da “morbosità” nei confronti di giovani ragazze. Anzi, era “una figura importante per i Servizi Sociali” del Comune alle porte di Milano che nella sua “veste” di militare metteva “attenzione” alla presa in carico di “donne oggetto di violenza di genere” e soggetti vulnerabili. Tanto da tenere “nel proprio ufficio” la fotografia di una “ragazza” che “benché si fosse rivolta” ai militari non si era convinta a “sporgere” la querela “contro il fidanzato” che poi l’aveva “uccisa” e sul “desktop” del computer una cartella dal titolo ‘stalking e maltrattamenti’ con all’interno “immagini di donne di vittime di violenza” di cui si era occupato fra 2021 e 2016. L’accusa di stalking e l’assoluzioneSono le motivazioni della sentenza con cui il Tribunale di Milano il 10 marzo ha assolto, con formula piena perché il fatto non sussiste, il 49enne ex carabiniere per cui la pm Alessia Menegazzo aveva chiesto la condanna a 2 anni per atti persecutori nei confronti di una 20enne con problemi psichici, inquilina della case popolari. Una ragazza che, secondo le accuse, sarebbe stata ricevuta più volte nel proprio ufficio, con la porta chiusa dall’interno, con finte “ragioni di servizio” e molestata tentando di convincerla a “interrompere” la “relazione sentimentale” con il compagno o a “frequentare altri uomini” minacciandola che, in caso contrario, “le avrebbe revocato l’assegnazione dell’alloggio popolare”. Per le giudici Antonella Bertoja, Cristina Dani e Giovanna Taricco non solo i reati non sono mai stati commessi ma l’intera ricostruzione storica dei fatti non sarebbe vera.Determinante per l’assoluzione il lavoro della difesa, affidata agli avvocati Alessandro Coppa e Alessandro Bonalume, che hanno rilevato una serie di incongruenze e lacune nelle accuse e contraddizioni nelle testimonianze acquisite agli atti. Non è stato “riscontrato”, si legge nella sentenza, che il maresciallo “chiudesse volontariamente a chiave la porta del suo ufficio”. Una testimonianza tecnica sul “sistema automatico” di chiusura delle porte ha concluso per l’impossibilità di “entrare” dall’esterno “se non facendosi aprire”. Nel processo sono stati smentiti i “numerosissimi messaggi” fra il militare e la giovane. Al suo numero di telefono, di cui la ragazza nemmeno disponeva, non sono “mai” stati “inviati” e non se ne è trovata traccia né sul telefono né sul tablet. Così come è emerso che le “continue chiamate” venivano effettuate dalla 20enne sul numero fisso della “caserma dei carabinieri” e non il contrario. I giudici: “Dal carabiniere eccesso di zelo e protezione”Per la sentenza il comandante Giulino – che inizialmente è stato indagato e processato anche per minacce e concussione sessuale, reati per cui la stessa Procura ha chiesto l’assoluzione – avrebbe commesso sì un “anomalia” nel ricevere da “solo” una ragazza problematica “a cui era stata attribuita un’invalidità del 100%” e che era nota a San Donato per “attribuire a molti uomini attenzioni sessualmente connotate” che si sono spesso rivelate infondate a seguito delle sue denunce. Tuttavia non lo ha fatto per “morbosità” ma per un eccesso di zelo e “spinte più protettive del solito”, come gli era già capitato di fare anche in altri “casi complicati”, ha testimoniato l’assistente sociale del Comune che aveva in carico la giovane.Questo articolo Milano, tribunale su carabiniere assolto: “Non è uno stalker, anzi ha protetto le donne” proviene da LaPresse