Da Strasburgo – A due mesi dallo scoppio della guerra in Iran che ha terremotato le catene di approvvigionamento energetico, la Commissione apre le maglie della regolamentazione Ue per consentire ai Paesi europei di sostenere con misure eccezionali famiglie e imprese colpite dalla crisi. Non sospendendo o allentando il Patto di Stabilità – come vorrebbe l’Italia di Giorgia Meloni ma anche la Spagna di Pedro Sanchez. Ma mettendo mano ancora una volta al regime sugli aiuti di Stato che proibisce di norma ai Paesi membri di finanziare le proprie imprese. Da oggi e sino al 31 dicembre 2026 (almeno) i governi Ue avranno invece mano libera per sostenere direttamente le aziende dei settori più colpiti dall’esplosione dei prezzi dell’energia. Sulla base di un lungo confronto coi governi stessi, ha spiegato in conferenza stampa la vicepresidente della Commissione Teresa Ribera, sono stati identificati come più esposto i settori dell’agricoltura, della pesca, dei trasporti e delle industrie energivore. Le aziende o singoli professionisti che si muovono in questi comparti potranno dunque ricevere aiuti dai governi nei limiti tracciati oggi dall’esecutivo Ue.Aiuti di Stati alle imprese, come e quanto Il quadro di deroga al regime degli aiuti di Stato – «temporaneo e mirato», ha insistito Ribera – si chiama Metsaf (Middle East crisis temporary state aid framework) e si basa sulla considrazione che i prezzi del petrolio sono saliti di oltre il 50% e quelli del gas fino all’85% dallo scoppio della crisi. Per i comparti di agricoltura, pesca e trasporti terrestri e marittimi, dunque, i governi potranno rimborsare sino al 70% dei costi extra sostenuti a causa dell’aumento dei prezzi dei carburanti e dei fertilizzanti. Starà ai governi stessi calcolare il valore di tali aumenti settore per settore rispetto ai livelli dei prezzi pre-crisi di Hormuz. Specialmente per le imprese più piccole o addirittura individuali, i governi potranno anche optare per la via di esborsi diretti sino a un importo di 50mila euro che evitino ai beneficiari di dover raccogliere e sottoporre la documentazione sui costi extra contenuti. Quanto alle industrie energivore (produzione del vetro o dell’acciaio, per esempio), per queste era già in vigore una deroga per consentire agli Stati di coprire il 50% dei costi dell’elettricità sostenuti. Ora quel valore viene aumentato sino a quota 70%. L’Ue al buio sulla crisi: «Non abbiamo idea di quanto durerà»Nella conferenza stampa in cui ha dato conto delle nuove misure Teresa Ribera ha sottolineato come si tratti di una deroga temporanea, ma ha poi dovuto ammettere che sì, ormai da anni la Commissione è costretta a procedere di deroga in deroga (la si fece nel 2020 per la crisi Covid, poi di nuovo nel 2022 dopo l’attacco russo all’Ucraina): «Viviamo in un contesto di tempeste una dietro l’altra, di profonda trasformazione dei rapporti geopolitici in cui le materie prime vengono usate come armi», ha allargato le braccia la Commissaria spagnola. Quel che è peggio, la stessa Ue non ha la più pallida idea di quanto l’attuale crisi potrà durare. Di certo «gli effetti si sentiranno per mesi, se non per anni», ha detto stamattina in Aula Ursula von der Leyen. Dunque l’esecutivo Ue resta pronta a riaggiornare il quadro delle misure approvato oggi, prolungarlo o estenderlo a seconda di ciò che si renderà necessario, ha detto Ribera. Ricordando comunque che certo, sul lungo periodo l’unica strategia davvero efficace per mettere l’economia europea al riparo da nuovi shock resta quello di accelerare la transizione energetica per mettere fine alla dipendenza dai combustibili fossili (stranieri). Le richieste delle imprese e le mani legate dell’Italia I settori che potranno beneficiare di quest’apertura plaudono all’iniziativa e ora volgono lo sguardo ai governi. «Il via libera della Commissione europea al nuovo quadro temporaneo sugli aiuti di Stato è una boccata d’ossigeno vitale per un settore che opera ormai costantemente sul filo di lana, con margini di profitto azzerati dai rincari energetici. Per la pesca fare rifornimento costa fino a 4.400 euro in più a settimana. La copertura dei costi extra è la risposta che auspicavamo, ma ora la sfida si sposta sul piano nazionale. La procedura accelerata di approvazione prevista da Bruxelles deve tradursi in liquidità immediata», sprona ad esempio dal settore della pesca Paolo Tiozzo, vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca. Peccato che per un Paese come l’Italia il nuovo strumento varato dalla Commissione Ue sia nei fatti difficilissimo da utilizzare. Perché senza sospensione o allentamento del Patto di Stabilità gli aiuti alle imprese che pure ora si potranno dare dovranno venire dai bilanci nazionali e ogni euro in più speso a questo fine è a debito. E per chi come l’Italia (e altri nove Paesi Ue) è già sotto la lente dell’Ue per procedura d’infrazione sui conti gli spazi di manovra sono ridottissimi. Ecco perché anche nel governo Meloni non si nasconde di considerare l’iniziativa della Commissione come un assist su misura in primis per la Germania di Friedrich Merz. L'articolo Aiuti di Stato alle imprese per il caro energia, l’Ue vara le regole. Chi può beneficiarne e perché l’Italia rischia la beffa proviene da Open.