Medici di famiglia nelle Case di comunità: il decreto Schillaci che fa infuriare la Fimmg

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Potrebbero essere i medici di famiglia a garantire il funzionamento delle nascenti Case di comunità, 1.715 maxi ambulatori realizzati in tutta Italia con 2 miliardi di fondi del Pnrr che dovrebbero diventare operativi entro il prossimo 30 giugno. Ieri il ministro della Salute Orazio Schillaci ha illustrato alla Conferenza delle Regioni la bozza della riforma, che punta a “dare agli italiani una sanità più efficiente e vicina ai cittadini, in particolare ai più fragili”. I medici di famiglie nelle Case di comunitàEntro maggio, ha fatto sapere Schillaci, dovrebbe arrivare il decreto legge che darà sostanza alla sua proposta. La riforma prevede la possibilità per il medico di famiglia, su base volontaria, di diventare dipendente del Servizio sanitario, per essere impiegato sul territorio e in particolare nelle Case di comunità. In alternativa potranno restare convenzionati con il Ssn, anche se non saranno più pagati in rapporto al numero dei pazienti assistiti, ma secondo obiettivi e in base alla loro partecipazione al lavoro nella rete territoriale: dovranno comunque svolgere un certo numero di ore nelle Case di comunità. In questo modo il ministro punta a fare della medicina territoriale “una chiave per la svolta e la profonda innovazione del Servizio sanitario nazionale”. Le reazioni alla bozza di SchillaciProgettate come strutture intermedie per alleggerire il carico di lavoro degli ospedali, le Case di comunità sono state finanziate con 2 miliardi di fondi Pnrr, ma al momento rischiano di aprire senza personale. Per questo Schillaci ha progettato il nuovo assetto a due binari: la convenzione col Ssn per i medici di base resta il canale ordinario, ma sarà affiancato dalla possibilità di diventare dipendenti e perno della Case di comunità.Quello tra le Regioni e il ministro è stato “un confronto positivo e costruttivo, su un tema fondamentale come quello della medicina generale di cui si discute da tempo e che ora, a pochi mesi dalla chiusura del Pnrr, assume una rilevanza strategica”, ha commentato Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni a margine della riunione straordinaria di ieri. “Ora aspettiamo di conoscere il testo del decreto e di esaminarlo a livello tecnico in Commissione Salute, per poi procedere velocemente nell’unica direzione che serve, quella del rafforzamento dei servizi di salute per i cittadini”, ha aggiunto Fedriga. Di segno opposto la reazione della Fimmg, la Federazione dei medici di medicina generale. “Le organizzazioni sindacali di categoria non sono state consultate: è assurdo che il ministro, con cui abbiamo dialogato fino al giorno prima, non si confronti con noi su una riforma di tale portata”, dice a LaSalute di LaPresse il segretario generale della Fimmg Silvestro Scotti. Secondo la Federazione la struttura predisposta dal ministero rischia di dare vita “a un vuoto fiduciario non colmabile: spostare medici verso funzioni strutturate in un contesto di già grave carenza produrrà accessi impropri al pronto soccorso, cronicità non gestite e un peggioramento delle disuguaglianze territoriali”. “Non si capisce che fine faranno i pazienti del medico di famiglia che diventa dipendente. Gli italiani che andranno in Casa di Comunità non troveranno il loro medico, ma chi sarà di turno di volta in volta. Non interpellandoci – conclude Scotti – il ministro rifiuta il rapporto con noi. Crediamo che a questo punto serva l’intervento di Giorgia Meloni”. Questo articolo Medici di famiglia nelle Case di comunità: il decreto Schillaci che fa infuriare la Fimmg proviene da LaPresse