Il telefonino di Alice Di Vita, 19 anni, è stato sequestrato sabato scorso nell’inchiesta sul caso di Pietracatella, dove a fine dicembre sono morte la sorella Sara, 15 anni, e la madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, e sarà sottoposto a un accertamento tecnico irripetibile martedì 28 aprile negli uffici della Squadra Mobile di Campobasso, alla presenza delle parti. L’attività, collegata a “esigenze tecniche” come precisato dalla Procura, consisterà nell’estrazione forense dei dati, con la successiva acquisizione degli elementi ritenuti rilevanti ai fini investigativi. Il doppio binario dell’inchiestaAlice non è indagata ma, allo stato, è parte offesa insieme al padre Gianni Di Vita, 55 anni, nell’inchiesta della Procura di Larino che procede su un doppio binario: da un lato il duplice omicidio volontario e premeditato mediante avvelenamento da ricina, a carico di ignoti, dall’altro l’ipotesi di omicidio colposo che vede indagati cinque operatori dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, dove le due donne erano state visitate nei giorni precedenti ai decessi, avvenuti a poche ore di distanza tra il 27 e il 28 dicembre. Secondo quanto si apprende, le verifiche sull’iPhone della ragazza riguarderanno la ricostruzione delle comunicazioni intercorse nei giorni precedenti e successivi ai fatti e durante le fasi del ricovero, con l’obiettivo di acquisire elementi utili alla ricostruzione delle ultime ore di vita delle due donne. Tra i contenuti al vaglio ci sarebbero anche appunti che la stessa Alice avrebbe annotato sul dispositivo dopo la morte della madre e della sorella, quando si ipotizzava una tossinfezione alimentare di origine non ancora chiarita. Sequestrato il telefono di AliceIl provvedimento, confermato a LaPresse dalla procuratrice Elvira Antonelli, riguarda solo il telefono di Alice, tra quelli riferibili alla famiglia e alle persone ascoltate negli ultimi giorni tra parenti e conoscenti. “A Gianni Di Vita il telefonino non è stato chiesto”, spiega l’avvocato Vittorino Facciolla, legale dell’ex sindaco di Pietracatella. I telefoni delle due vittime, Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, si trovano ancora all’interno dell’abitazione di famiglia, tuttora sotto sequestro, e restano a disposizione degli inquirenti per eventuali ulteriori accertamenti. Non è escluso che proprio dall’analisi dei dispositivi possano emergere elementi utili a chiarire anche i contatti intercorsi durante il ricovero e a ricostruire con maggiore precisione la sequenza degli eventi. Gli accertamenti sulla ricinaParallelamente proseguono gli accertamenti sul territorio per individuare la possibile origine della ricina, sostanza al centro delle indagini dopo il primo alert di “non negatività” del Centro antiveleni Maugeri di Pavia diretto dal professor Carlo Locatelli, che sta ultimando la relazione completa attesa in Procura. Dopo un primo riscontro all’Istituto Agrario di Riccia, dove la pianta del ricino è presente a fini didattici, sono in corso verifiche anche in altri contesti analoghi – scuole, vivai, orti e giardini – nell’ambito di un’attività tecnica volta a comprendere la disponibilità dei semi da cui potrebbe essere stata ricavata la sostanza letale. Vanno avanti anche le audizioni delle persone informate sui fatti, con l’obiettivo di verificare eventuali incongruenze nei racconti e ricostruire nel dettaglio i rapporti e le presenze nei giorni immediatamente precedenti ai malori. Un lavoro che procede in parallelo agli accertamenti tecnici e scientifici, in una fase ancora priva di una verità definitiva. Questo articolo Campobasso, madre e figlia avvelenate a Pietracatella: sequestrato il telefono della figlia maggiore proviene da LaPresse