Decreto sicurezza: perché promuovere i rimpatri volontari

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La proposta di “premiare” gli avvocati che portano a buon fine un caso di rimpatrio volontario assistito, contenuta nel decreto sicurezza in discussione, ha avuto il merito di attirare l’attenzione su un aspetto quasi del tutto trascurato dell’immigrazione illegale.Concentrati, comprensibilmente, sul problema di come allontanare e rimpatriare chi non ottiene protezione internazionale o un permesso di soggiorno in Italia ad altro titolo, ci si è dimenticati di chi invece vorrebbe tornare a casa, ma non sa come farlo e non ne ha i mezzi.Soli e senza futuroDall’Africa e dall’Asia arrivano soprattutto dei giovani, in prevalenza maschi, alcuni minorenni. Se ottengono di rimanere, dovrebbero, dopo i mesi o gli anni trascorsi come ospiti del sistema di accoglienza, trovare lavoro, diventare indipendenti, entrare a far parte della vita economica e sociale del Paese. Invece sono relativamente pochi quelli che lo fanno e allora continuano a dipendere del tutto o in parte dall’assistenza pubblica e privata. Molti finiscono per scegliere l’illegalità, la clandestinità, vivono di espedienti, di traffici illeciti.Soli, lontani da casa, senza un futuro: di sicuro una parte degli immigrati illegali rimpiangono la scelta che hanno fatto avventatamente, fidandosi di chi li ha convinti che l’Europa è un Eldorado, tanto ricca che basta arrivarci per vivere ben altra vita che quella possibile nei rispettivi Paesi.Gli ostacoli al rimpatrioMa tornare a casa non è semplice. Il primo ostacolo è reperire il denaro necessario. Poi bisogna affrontare l’imbarazzo e le difficoltà di un ritorno a mani vuote, il reinserimento tutt’altro che scontato nella vita famigliare e sociale. I governi dei Paesi di origine non vedono di buon occhio il loro arrivo e neanche le famiglie.C’è chi è partito con l’approvazione dei famigliari che spesso hanno contribuito a reperire il denaro necessario. L’aspettativa in questo caso è che, arrivati a destinazione e ambientatisi, i giovani emigrati incomincino a inviare regolarmente delle rimesse, contributo prezioso al bilancio domestico. Veder tornare un parente senza un soldo, oltre al progetto fallito, vuole dire assumersi almeno per un periodo l’onere di accoglierlo e provvedere a lui, finché non trova lavoro e si riambienta, posto che ci riesca.È ancora peggio se l’emigrante che ritorna aveva deciso di partire senza consultare i famigliari, senza la loro approvazione o, come succede, persino rubando il denaro necessario.Programmi di rimpatrioDa molti anni diversi Paesi europei hanno avviato programmi di rimpatrio volontario assistito e lo stesso ha fatto l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) che, in particolare, organizza, con contributi finanziari dell’Unione europea, anche i rimpatri volontari degli emigranti illegali che si trovano nei Paesi africani affacciati sul Mediterraneo: quelli bloccati dalle autorità, quelli rimasti senza denaro per pagare la traversata e quelli che per qualche motivo hanno deciso di rinunciare e vogliono tornare a casa.I programmi di ritorno volontario assistito offrono agli emigranti illegali aiuto finanziario, logistico e di reinserimento nella comunità di origine: biglietti aerei, assistenza per ottenere i documenti di viaggio, somme di denaro sufficienti per avviare una attività e per non dipendere nei primi tempi dai famigliari.In molti Paesi inoltre gli emigranti rimpatriati sono assistiti da organizzazioni non governative che li aiutano a trovare lavoro, li consigliano nella scelta di come utilizzare il piccolo capitale ricevuto, fanno da intermediari tra loro e i parenti. Non sempre l’esito è felice. C’è chi accetta il rimpatrio attratto più che altro dal denaro. C’è chi lo usa male e chi addirittura se ne serve per provare di nuovo ad arrivare in Europa. Ma è comunque una seconda opportunità che per qualcuno funziona.Gli emigranti illegali vanno informati di questa opportunità. Serve personale che li ragguagli e, se decidono di tornare a casa, li segua passo dopo passo. È difficile dire quanti siano quelli disposti a entrare in un programma di ritorno volontario assistito. Sappiamo ad esempio, dai dati forniti dall’Ufficio statistico dell’Unione europea (Eurostat), che nel 2023 circa il 43,1 per cento di tutti i rimpatri di cittadini non Ue sono stati volontari.I meriti del decreto sicurezzaIl governo italiano ha deciso di potenziare questo strumento. Con la minuscola gratifica introdotta per ogni rimpatrio non credo intendesse stimolare gli avvocati a convincere gli immigrati ad andarsene (e adesso, con l’emendamento annunciato, chiunque sia impegnato in programmi di rimpatrio volontario), ma solo riconoscere un lavoro ben fatto, a beneficio di tutti.Il decreto sicurezza ha un altro merito che va sottolineato. Il governo intende interrompere la prassi di concedere agli emigranti illegali di usufruire del gratuito patrocinio e ricevere quindi assistenza legale gratuita: ad esempio, nei ricorsi contro i giudizi negativi delle commissioni territoriali incaricate di decidere se concedere protezione internazionale a chi ne fa richiesta.Il gratuito patrocinio è un diritto dei cittadini italiani che hanno un reddito inferiore a 13.659 euro. È stato esteso ai cittadini stranieri e, nel caso degli emigranti illegali, è stato concesso praticamente a tutti. Siccome però niente è gratuito, le prestazioni legali vengono pagate dallo stato.Il gratuito patrocinio ai richiedenti asilo è già costato centinaia di milioni di euro e ha fatto sì che si moltiplicassero i ricorsi dei richiedenti asilo respinti – praticamente tutti ricorrono in Cassazione non dovendo pagare l’assistenza legale – e quindi i costi dell’accoglienza per più lunghi periodi di tempo.L'articolo Decreto sicurezza: perché promuovere i rimpatri volontari proviene da Nicolaporro.it.