Avvelenamento da ricina, l’ipotesi della somministrazione in più fasi. “Madre e figlia curate da un amico con 2 flebo”

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Continua incessante il lavoro degli investigatori molisani sul giallo di Pietracatella per capire cosa c’è dietro la morte di madre e figlia avvelenate dalla ricina subito dopo Natale. Lunedì sono riprese le audizioni di persone informate dei fatti. Gli uomini della Squadra Mobile stanno ascoltando amici, parenti e conoscenti della famiglia per ricostruire non solo i pasti consumati tra il 23 e il 24 dicembre, ma anche quanto avvenuto nei giorni successivi, compreso il giorno di Natale e le ore precedenti ai ricoveri.“Speriamo a breve di stringere il cerchio”, dicono gli investigatori. Intanto le ipotesi al vaglio sono tante e non si esclude che l’esposizione alla ricina – risultata fatale per Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia Sara Di Vita, 15 anni – possa essere avvenuta in momenti diversi e non in un unico episodio. Un’ipotesi che amplia il perimetro delle verifiche e della ricostruzione dei fatti.Tutte le piste rimangono aperte, anche quella dell’ipotesi accidentale: la sostanza letale sarebbe stata ingerita negli alimenti mangiati la sera del 23 dicembre, quando a tavola c’erano Gianni, Antonella e Sara ma non la primogenita Alice, fuori con gli amici per una pizza. La successiva intossicazione potrebbe essere avvenuta ancora a casa, il 26, il giorno prima del secondo ricovero, quando madre e figlia si presentarono al Pronto soccorso. Come riporta il Corriere della Sera, Pietro Terminiello (avvocato di uno dei 5 medici sotto inchiesta) ha dichiarato di avere saputo che “a Santo Stefano i Di Vita chiamarono a casa un amico caro, un sanitario, per effettuare delle flebo a entrambe, dimesse il giorno prima ma che erano evidentemente disidratate“. L’uomo, tra l’altro, sarebbe stato già ascoltato dagli agenti nei giorni successivi ai decessi.L’impressione è che l’inchiesta sia a un punto delicatissimo. Nei prossimi giorni saranno risentiti in questura, sempre come persone informate dei fatti, Alice (la 18enne sorella e figlia delle due donne) suo padre Gianni e la cugina di quest’ultimo, Laura. Sempre nei prossimi giorni dovrebbe avvenire il sopralluogo nella casa sotto sequestro a Pietracatella. Non è escluso che, dopo la relazione arrivata da Pavia, che ha confermato l’avvelenamento, e con gli atti ufficiali che saranno depositati a breve, potrebbero essere anche iscritti dei nomi nel registro degli indagati.Questa è una settimana fitta di passaggi importanti. Oggi, così come disposto dalla procuratrice Elvira Antonelli, a Campobasso la Polizia giudiziaria “aprirà” lo smartphone di Alice. Agli investigatori telematici è stato chiesto di acquisire tutti i dati dell’Iphone che riguardano gli ultimi cinque mesi, da dicembre ad aprile: le chat tra Alice, i suoi genitori, sua sorella Sara e altri amici o parenti, mail, conversazioni attraverso i social, siti web visitati e rilevazione delle posizioni. Infine, verranno acquisiti gli appunti contenuti nelle “note” del telefono dove la ragazza avrebbe segnato gli alimenti consumati in casa nelle ore precedenti la tragedia. Mercoledì, invece, l’attenzione si sposterà al Policlinico di Bari dove la dottoressa Benedetta Pia De Luca ha convocato i legali e i consulenti dei medici indagati e delle parti offese per l’esame dei vetrini istologici con i prelievi effettuati durante le autopsie. L’esito degli esami è molto atteso in quanto la relazione del centro antiveleni di Pavia, da sola, non stabilisce la causa delle due morti e non indica come è stata assunta la ricina, se per ingestione, inalazione o altro. Dunque per le indagini è ora fondamentale avere un quadro d’insieme per avere prove certe e definitive.Gli accertamenti si inseriscono nel doppio filone dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Larino, che procede per duplice omicidio volontario a carico di ignoti e per omicidio colposo nei confronti di cinque medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, la cui posizione sembra andare verso l’archiviazione. Al momento resta una certezza: le due donne sono state avvelenate. Tutto il resto è ancora da ricostruire.L'articolo Avvelenamento da ricina, l’ipotesi della somministrazione in più fasi. “Madre e figlia curate da un amico con 2 flebo” proviene da Il Fatto Quotidiano.