Sanità sempre più cara, il gap tra spesa e Fondi è destinato a crescere 

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In un’Italia che invecchia e che si trova a navigare nella nuova era delle permacrisi globali, il divario tra previsioni di spesa e fondo sanitario è destinato a crescere. Risultato? Nel triennio 2027-2029 mancheranno 30 miliardi alla sanità pubblica. E a farne le spese saranno prima le Regioni, poi i cittadini. A segnalarlo è la nuova analisi di Fondazione Gimbe sul Documento di Finanza Pubblica 2026. Da un lato la spesa sanitaria rimane ferma al 6,4% del Pil fino al 2029, mentre il divario con il finanziamento pubblico schizza, per la precisione, a 30,6 miliardi nel triennio.Risultato? In assenza di investimenti a partire dalla prossima Legge di Bilancio “questo squilibrio non potrà che scaricarsi sui bilanci delle Regioni, costrette ad aumentare la pressione fiscale o a tagliare i servizi”, prevede il presidente Nino Cartabellotta.Consuntivo 2025 e previsioni 2026Ma entriamo nei dettagli. Per il 2025 il Dfp 2026 certifica un rapporto spesa sanitaria/Pil al 6,3%, invariato rispetto al 2024, mentre la spesa sanitaria ammonta a 141.539 milioni, con una crescita del 2,5% rispetto al 2024. “L’incremento di 3.204 milioni tra il 2024 e il 2025 risulta nettamente inferiore alle previsioni dello scorso ottobre: infatti, il Documento Programmatico di Finanza Pubblica, aggiornando le previsioni del Dfp 2025, stimava una spesa sanitaria di 144.021 milioni, quasi 2,5 miliardi in più rispetto a quella del consuntivo 2025. Un segnale evidente di quanto le previsioni sulla spesa sanitaria siano instabili e, soprattutto, avvengono sempre al ribasso”, segnala Cartabellotta.Per il 2026 invece il Documento stima un rapporto spesa sanitaria/Pil al 6,4%, in lieve aumento. Questo mentre la spesa per la sanità prevista è di 148.522 milioni, con un incremento di 6.983 milioni (+4,9%) rispetto all’anno precedente. “Considerando che l’ultima Manovra ha fissato per il 2026 il fondo sanitario nazionale a 143,1 miliardi, la previsione di spesa sanitaria non è realistica senza aumentare i disavanzi regionali. Ovvero, come per il consuntivo 2025, è verosimile che tale previsione sarà successivamente rivista al ribasso”, chiarisce il presidente Gimbe.Sanità tra Pil e stime 2027-2029Nel triennio in esame il rapporto spesa sanitaria/Pil resta congelato al 6,4%, mentre la previsione di spesa sanitaria sale a 151.222 milioni nel 2027 (+1,8% rispetto al 2026), a 155.059 milioni nel 2028 (+2,5% rispetto al 2028) e a 159.443 milioni nel 2029 (+2,8% rispetto al 2028). “Dietro l’apparente stabilità nella quota di Pil destinata alla spesa sanitaria si nasconde un quadro fragile e facilmente esposto a revisioni al ribasso, sia per la stagnazione economica che per le incertezze geopolitiche. Ma soprattutto, non si intravede alcuna inversione di tendenza nelle politiche allocative del Paese, che prevedono di destinare alla sanità un incremento percentuale inferiore alla crescita del Pil. Una scelta politica precisa”, sottolinea Cartabellotta. Per il triennio 2027-2029, a fronte di una crescita media annua del Pil nominale del 2,6%, il Dfp 2026 stima un incremento medio annuo della spesa per la sanità del 2,37%. Il gap e la bomba a orologeria per la sanità pubblicaIl quadro che emerge nasconde, secondo Gimbe, una grave insidia per le Regioni. Infatti il divario crescente tra le previsioni di spesa e le risorse allocate dall’ultima Manovra si traduce in una tensione finanziaria sempre più evidente per i bilanci regionali. Il gap tra Fondo e spesa sanitaria, pari a circa 3 miliardi nel 2023, è salito a 4,3 miliardi nel 2024. E la forbice è destinata ad ampliarsi ulteriormente: 7,1 miliardi nel 2027, 10,1 miliardi nel 2028 e 13,4 miliardi nel 2029 configurando un definanziamento strutturale del Ssn sempre più marcato. Ecco che si arriva al maxi divario da 30,6 miliardi nel triennio 2027-2029. Non solo un dato tecnico, “ma una bomba a orologeria per i bilanci delle Regioni che senza risorse aggiuntive avranno solo due strumenti per evitare i Piani di rientro: tagliare i servizi e aumentare le imposte. E a pagare saranno comunque i cittadini”, chiosa Cartabellotta, stigmatizzando una “sanità pubblica sempre più sotto pressione finanziaria”.La conclusione è amara. “Senza una consistente iniezione di risorse nella prossima Legge di Bilancio, la capacità di erogare i livelli essenziali di assistenza da parte delle Regioni sarà inevitabilmente destinata a peggiorare”, conclude il numero uno di Gimbe. La coperta, insomma, sarà sempre più corta.Questo articolo Sanità sempre più cara, il gap tra spesa e Fondi è destinato a crescere  proviene da LaPresse