Un viaggio nella West Bank, dove i coloni minacciano i residenti, palestinesi. Un servizio dell’emittente israeliana Channel 13 in cui l’ex capo del Mossad, Tamir Pardo, accompagnato da altri uomini che sono stati ai vertici della sicurezza di Tel Aviv, vede di persona cosa significhi vivere in Cisgiordania. Le violenze, le ingiustizie, le minacce quotidiane, pesantissime. E la traduzione di Pardo è impietosa: “Quello che vediamo oggi in Samaria e Giudea sarà il prossimo 7 ottobre (giorno in cui Hamas ha compiuto la strage nel sud di Israele da cui è scaturita la guerra a Gaza, ndr). Avrà una forma diversa, molto più dolorosa, perché la regione è molto più complessa. Lo Stato ha deciso di gettare le basi per il prossimo 7 ottobre. Questa è la scelta del governo israeliano. Mia madre – ha detto nel servizio – è sopravvissuta all’Olocausto e ciò che ho visto mi ha ricordato gli eventi avvenuti contro gli ebrei nel secolo scorso, in un Paese molto sviluppato. Queste erano esattamente le cose che succedevano”. Profondamente colpito dallo stato dei luoghi, ha aggiunto: “Quello che ho visto oggi mi ha fatto vergognare di essere ebreo”.Tamir Pardo, the former Mossad head, saw the lawless anarchy underway in the West Bank and recoiled in horror: “I feel ashamed to be a Jew.”Pardo, who was accompanied by other former security chiefs, described what he saw in the West Bank as reminiscent of “events perpetrated… pic.twitter.com/gZp0h1CgBc— UnXeptable (@UnxeptableD) April 28, 2026Nel viaggio in Cisgiordania, che tocca i villaggi di Burin e Hamra, a parlare sono i palestinesi. Raccontano di come sono stati picchiati dentro le loro case o per strada. Delle pecore che gli hanno rubato, dei bastoni che hanno flagellato i loro corpi. Un residente racconta che l’avevano lasciato completamente nudo e gli avevano anche stretto il pene con una fascetta di plastica. Continue umiliazioni. Recinti spaccati, aperti i rubinetti delle cisterne che contengono la loro acqua. Li perseguitano. Gli hanno lanciato addosso sassi gridando “siamo noi gli ebrei, siamo noi”, a volere sottintendere che quella terra appartiene solo a loro. I filmati mostrano le aggressioni che subiscono: col cellulare vengono ripresi, da lontano. Interpellato dall’emittente, l’uomo che in più episodi viene visto commettere le violenze, non rilascia commenti. Eppure, in un video in cui viene intervistato in studio, spiega chiaramente lo stato dello “sgombero” in atto nella West Bank. Tutte operazioni apertamente sostenute dai ministri estremisti del governo Netanyahu, in particolare dal responsabile della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir, che sovrintende alla polizia, e da quello delle Finanze Bezalel Smotrich.“Quando veniamo qui, vi parliamo e vi ascoltiamo, ci vergogniamo profondamente”, aggiunge Amram Mizna, ex capo del Comando centrale, mentre si rivolge ai palestinesi che incontrano nei villaggi. “Queste gang, e non c’è modo di chiamarle diversamente (dice riferendosi ai coloni violenti, ndr), arriveranno a farle ritorcere contro di noi perché dal momento che un governo segue la legge che prevede di arrestarli (i palestinesi, ndr), espellerli, distruggere le loro fattorie, prenderanno in mano le armi. Qui c’è una grande confusione qui, ed è intenzionale”. Mizna spiega che sul territorio l’esercito è stato depauperato dei poteri e che tutto è lasciato nelle mani della polizia. Che, però, non agisce. “Le regole dell’esercito sono cambiate in modo drastico e la bugia ormai è diventata la norma. Tutto viene molto chiaramente dall’alto. Il primo ministro è in cima alla piramide“, commenta Matan Vilnai, ex vice capo di stato maggiore dell’Idf. Quello che si presenta sotto gli occhi degli ex capi della sicurezza è una situazione tragica, che li lascia attoniti. “Ho bisogno di credere nelle autorità e nello Stato di diritto in Israele – conclude Pardo -. Penso che sappiano cosa stia succedendo e che scelgano di ignorarlo (…) Quello che ho visto oggi è la minaccia esistenziale allo Stato di Israele”. Perché, sottintende, se le autorità dovessero reprimere i coloni violenti, ci sarebbe una reazione violenta da parte loro. E pensa che questa situazione potrebbe portare Israele a diventare come il Libano, dove gli islamisti di Hezbollah usano le armi per imporsi e dove domina il conflitto, politico e civile. La polizia israeliana, interpellata da Channel 13, ha fatto sapere “di essere attiva in Cisgiordania “in conformità con le responsabilità assegnate”, aggiungendo che da gennaio sono stati arrestati 48 sospetti con l’accusa di coinvolgimento in violenze da parte dei coloni e sono stati emessi 33 capi d’accusa”, ha scritto il Times of Israel.Provvedimenti che, in ogni caso, non rispondono all’emergenza in atto da anni, e che peraltro ha subito un’evidente accelerazione. La violenza e l’occupazione dei coloni in Cisgiordania perpetrata ai danni dei palestinesi, trova il consenso esplicito del governo di Tel Aviv. Solo nel 2025 l’esecutivo di Netanyahu ha deciso di riconoscerne ben 22 insediamenti, illegali per il diritto internazionale. Era da decenni, esattamente da circa 30 anni, che il governo non ne legalizzava una quantità così cospicua. E i passi compiuti per l’annessione della West Bank si sono moltiplicati nel tempo. A febbraio, ad esempio, riavviando un processo fermo dal 1967, il governo israeliano ha approvato la registrazione di vaste zone della Cisgiordania come “proprietà statali”, accogliendo una controversa proposta per espandere gli insediamenti nei territori palestinesi. Il gabinetto di sicurezza di Israele ha inoltre approvato la rimozione del divieto di vendere terreni della Cisgiordania a ebrei, in vigore da oltre 60 anni, ossia dal periodo dell’amministrazione giordana, e la pubblicazione dei registri catastali che finora erano sempre rimasti privati. Terreni dell’area C dove si trova la maggioranza degli insediamenti dei coloni e dove vivono 300mila palestinesi, sempre sotto minaccia di violenze ed espropri. A oggi, quindi, le colonie israeliane in Cisgiordania e Gerusalemme Est stanno vivendo la più ampia espansione mai vista. Oltre 700mila coloni risiedono in oltre 270 insediamenti e avamposti, intensificando la frammentazione del territorio, le confische di terre e le violenze, spesso con il supporto militare. Il diritto internazionale considera tali insediamenti illegali. E in Cisgiordania, è Israele che detiene il controllo dell’85% delle risorse idriche.L'articolo “Mi vergogno di essere ebreo”: Tamir Pardo, ex capo del Mossad, sconvolto dalle violenze dei coloni in Cisgiordania proviene da Il Fatto Quotidiano.