Michael e Il Diavolo veste Prada 2: inizia l’estate dei blockbuster

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È finalmente uscito l’atteso biopic sul Re del Pop, ma ritorna in sala anche una Regina della Moda, Meryl Streep, con il sequel del Diavolo veste PradaNe è passato di tempo da quella estate del 2009, quando Michael Jackson, morendo improvvisamente, lasciò alle sue spalle una vita controversa, un impero musicale, un giallo sulla sua dipartita, una famiglia litigiosa per l’eredità e un pianeta costellato di fans addolorati e pronti a tutto per adorarlo. Sembrava impossibile trovare un attore degno di interpretarlo in un film. Sia per le caratteristiche fisiche che per le capacità di ballo.E in questo Michael, di Antoine Fuqua ha il merito, non nepotistico, di aver messo in pista Jafaar Jackson, uno dei figli di Jermaine, a sua volta fratello del King of Pop. Insomma, da un tutto in famiglia del genere potevamo aspettarci un prodotto molto più superficiale del previsto, invece Michael, seppur innegabilmente agiografico, tocca in maniera molto decisa i disagi familiari d’infanzia della pop star causati da violenze psicologiche, e non solo.Un corredo di complessi e insicurezze dovuto al padre manager, Joe. Lo interpreta Colman Domingo, in maniera altalenante. A volte fa tremare per le situazioni più brutali e severe nei confronti dei figli, i Jackson 5. Porta quasi a pensare alla possibilità di una nomination agli Oscar 2027. Poi però la combinazione fra trucco poco performante (solo su di lui) e battute sguaiate lo fanno scivolare nella macchietta avvicinandolo quasi a un Eddie Murphy d’annata.Jafaar è semplicemente perfetto nel ruolo di suo zio, e il lavoro enorme su corpo, movimento e coreografia si vede tutto. La regia di Fuqua gestisce invece la narrazione come un grande videoclip, quindi edulcorando con la scusa del Pop. Insomma, una buona cornice fatta a mestiere, ma senza lampi di genio. La vera prova è attesa al secondo capitolo, quando cioè entreranno in scena matrimoni, figli e accuse di pedofilia. Questa prima parte vede solo infanzia, giovinezza e ascesa del mito. E le sorelle? Janet cancellata, La Toya una comparsa tra un presepe vivente di fratelli e la madre angelo domestico nel quale parcheggiare l’anima al sicuro.Tutte le hit più celebri fanno parte del gioco, ma il set di Thriller forse compone la sequenza migliore. Poteva valer la pena di girare un film solo sulla lavorazione di quel videoclip, e sul rapporto con il regista John Landis. Dopo il primo weekend ha già fatto un exploit numericamente degno del Re del Pop: 218,8 milioni di dollari incassati nel mondo. Ma la vera prova cinematografica di tutta la faccenda, va ripetuto, sarà il sequel.Restiamo negli Usa per Il Diavolo veste Prada 2. La formazione originaria ritorna al completo. Tutti caratteri un po’ imbolsiti, ma non illudiamoci, 20 anni dopo era inevitabile. E forse ancora di più la corsa al successo che insegue di nuovo quasi ogni personaggio. Tranne l’inmarcescibile Miranda di Meryl Streep. Ma procediamo con ordine.Torna a dirigere David Frankel, ma quelli che nel 2006 erano diventati beniamini acidi e modaioli per un gustoso cult che girava intorno a una Miranda iconica, con la protagonista Andy, alias Anne Hathaway in versione 2026, o quarantenne (ebbene sì), tagliata da una grande testata giornalistica dopo anni di onorata carriera e con un prestigioso premio in mano, ci fa piombare bruscamente nel cinismo lavorativo dei nostri tempi. Un sistema che mastica e sputa i suoi lavoratori. Soprattutto le lavoratrici arrivate ai vertici come Andy, che poverina, si vede costretta a ripiegare tornando con la coda tra le gambe nella sfarzosa redazione del Runway di Miranda. Nella New York più di grido, e con trasferte lunghe e stressanti come quella intercontinentale dove si esibirà un’astiosa Lady Gaga. Dura la vita, eh?A parte facili ironie, questo sequel rispetto al primo perde la magia della scalata. La speranza verso il meglio è sostituita da giochi di potere asettici e nuovi personaggi sgraziati e cupi. Perde smalto a causa di una scrittura pesante del suo personaggio anche il fantastico Nigel di Stanley Tucci, che peccato. In questo scenario, la carismatica Miranda diventa quasi materna. Insomma, forse era pure giusto in scrittura prendere la direzione dei nostri tempi, ma non così alla lettera. Chissà se i giovani preferiranno il primo film, ancora dalle parti del gioiellino, o questo sequel senz’anima. #PEACEL'articolo Michael e Il Diavolo veste Prada 2: inizia l’estate dei blockbuster proviene da Il Fatto Quotidiano.