Sulla fine triste dell’esperienza della direttrice d’orchestra Beatrice Venezi alla direzione musicale del teatro La Fenice di Venezia si consuma un inedito scontro all’interno di Fratelli d’Italia, partito che solitamente sembra tutto d’un pezzo (dietro alla premier). Da una parte il sovrintendente del teatro Nicola Colabianchi che (non è un mistero) è ritenuto in “quota Fdi” e intervistata dal Fatto Quotidiano mette il carico dicendo di aver visto Venezi “una volta in sette mesi”. Con lui il ministro della Cultura Alessandro Giuli – indipendente ma anche lui espressione della destra di governo – che conferma la “più completa fiducia” nel sovrintendente e nelle sue decisioni (compresa la cacciata della maestra). Infine perfino Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura, che alla Stampa – pur “dispiaciuto” – affonda la bacchetta lucchese dicendo che “è andata troppo oltre”. Dall’altra parte però, oggi, dopo giorni di silenzio, ecco Galeazzo Bignami, capogruppo di FdI alla Camera, che, interpellato sul caso della defenestrazione della direttrice d’orchestra, parla di dover “far andare avanti chi è bravo anche se non è di sinistra”. “Reputavo arrogante la sinistra – sottolinea Bignami – quando contestava Colabianchi perché nella sua autonomia aveva nominato Beatrice Venezi, non ho intenzione di essere altrettanto arrogante e commentare oggi che con la solita autonomia ha scelto diversamente”. Ma Bignami riprende la litania con cui è stata accompagnata la difesa della nomina della maestra: “Beatrice è brava e giovane. Fino ad oggi ha pagato non essere figlia di musicisti e non essere di sinistra. Noi ci batteremo sempre per una nazione in cui chi è bravo può andare avanti anche se non è di sinistra”. E’ d’obbligo precisare che non risulta che abbiano genitori musicisti direttori d’orchestra – solo per dirne alcuni – Riccardo Muti, Gianandrea Noseda, Daniele Gatti o Speranza Scappucci, prima maestra a dirigere alla Scala (il padre ha lavorato come giornalista, la madre come insegnante).Tra le altre cose Bignami evoca un concetto che è stato proprio il “capo d’imputazione” che ha fatto capitolare Venezi. Il sovrintendente Colabianchi, ancora oggi nell’intervista al Fatto, ha fatto riferimento alle dichiarazioni della direttrice a La Naciòn del 23 aprile in cui Venezi aveva parlato di posizioni nell’orchestra “tramandate di padre in figlio”. Una falsità, visto che ci si entra per concorso. Dichiarazioni che, come ribadito dal sovrintendente “mettevano in dubbio la credibilità e la competenza dell’orchestra e del teatro”, e che hanno portato a una “decisione obbligata”.L'articolo Beatrice Venezi fa litigare Fdi. Bignami: “Paga il fatto di non essere figlia di musicisti e non essere di sinistra” proviene da Il Fatto Quotidiano.