Nelle follie green c’è qualcosa di irresistibilmente comico – se non fosse che si paga – nel modo in cui l’Italia ha deciso di affrontare la rivoluzione elettrica. Prima le colonnine, poi (forse) le auto. Un po’ come costruire aeroporti nel deserto sperando che prima o poi arrivino i passeggeri.I numeri sono lì, impietosi. Le auto elettriche in Italia restano una nicchia, con una quota che fino al 2025 si aggirava attorno al 5% e che, nonostante una recente accelerazione, resta lontanissima dai livelli europei più maturi. Nei primi mesi del 2026 si intravede una crescita, certo, con picchi mensili all’8,6%, ma il quadro generale non cambia: siamo ancora agli inizi, anzi sotto l’1% del parco circolante totale. Tradotto: pochissime auto elettriche su oltre 40 milioni di veicoli.L’invasione delle colonnine (che nessuno usa)Eppure l’Italia può vantare un primato curioso: una delle reti di ricarica più sviluppate rispetto al numero di auto elettriche in circolazione. A fine 2025 i punti attivi erano oltre 62.000, saliti ormai oltre quota 73.000 nel 2026.Il risultato? Una colonnina ogni 6 auto elettriche. Sì, avete letto bene. Nei Paesi dove l’elettrico funziona davvero – Francia, Germania, Regno Unito – i rapporti sono molto più “razionali”: più auto, meno colonnine per veicolo. Qui invece abbiamo fatto il contrario.E allora viene spontaneo chiedersi: a cosa servono tutte queste infrastrutture se le auto non ci sono? La risposta ufficiale è sempre la stessa, ripetuta come un mantra: “Bisogna farsi trovare pronti”. Certo. Come no.Nel frattempo però quelle colonnine – figlie delle follie green europee – occupano spazio, spesso sottratto ai parcheggi normali e restano lì, inutilizzate, come monumenti alle buone intenzioni.Il mercato cresce, ma resta minuscoloAttenzione: il mercato si muove. Le immatricolazioni nel marzo 2026 hanno segnato un +71%, e nuovi modelli più economici stanno entrando in scena. Alcuni marchi emergenti stanno conquistando quote importanti, segno che qualcosa si sta muovendo davvero.Ma qui arriva il dettaglio che rovina la festa: anche con questa crescita, l’incidenza sul totale resta microscopica. Parliamo di meno dell’1% del parco circolante. Una goccia nel mare.Quindi sì, il trend è positivo. Ma no, non giustifica minimamente l’iper-sviluppo infrastrutturale che abbiamo già finanziato.Leggi anche:Auto: le follie green sono costate 100 miliardi ai costruttoriLe follie green rovinano la Formula 1Follie green: quando gli incentivi creano il business dei rifiuti“Non siamo arretrati”: davvero?Dal settore arrivano dichiarazioni rassicuranti: “I numeri smentiscono la narrazione di un’Italia arretrata”. Ed è vero, ma solo se si guarda un lato della medaglia, quello meno ostile alle follie green.Perché se si mettono insieme infrastrutture e mercato, il quadro cambia completamente. Non siamo arretrati: siamo semplicemente sbilanciati. Abbiamo costruito troppo rispetto a quanto serve oggi.E la soluzione proposta qual è? Altri interventi, altre semplificazioni, altri incentivi, altra pianificazione centralizzata. In sostanza: più spesa, più intervento, più sistema calato dall’alto.Il dettaglio che nessuno dice: chi paga?E qui arriva il punto più divertente, si fa per dire. Tutto questo non è gratis. Le colonnine, gli incentivi, la rete, la pianificazione: qualcuno paga.E quel qualcuno, sorpresa, sono sempre gli stessi. I contribuenti. Gli automobilisti. Le imprese. Quindi ricapitoliamo: poche auto elettriche, tante colonnine, costi altissimi e benefici ancora tutti da dimostrare. Il tutto condito da una narrazione trionfalistica che ignora il dato più semplice di tutti: se un prodotto funziona davvero, la gente lo compra. Senza bisogno di forzature.Il mercato non si impone per decretoLa verità è meno ideologica delle follie green e molto più concreta. La transizione non si fa riempiendo le città di infrastrutture inutilizzate, ma creando condizioni perché le persone scelgano davvero.Finché questo non accade, continueremo a vedere colonnine vuote e parcheggi pieni. E a pagare il conto di queste follie green, con la consolazione – amara – di poterle osservare ogni giorno, ben piantate sull’asfalto.Enrico Foscarini, 23 aprile 2026L'articolo Follie green: in Italia più colonnine che auto elettriche proviene da Nicolaporro.it.