Con una decisione storica gli Emirati Arabi hanno annunciato la loro uscita dal gruppo dei Paesi esportatori di petrolio (Opec) e da Opec+, che include altri dieci membri, tra i quali anche la Russia. Una scelta che mette fine a un’affiliazione durata quasi 60 anni e che lascia il gruppo, nato per contrastare l’egemonia anglo-americana sull’estrazione del greggio, con soli 11 Stati. Nel comunicato diffuso, il Ministero dell’Energia e delle Infrastrutture di Abu Dhabi ha chiarito che “gli Emirati Arabi Uniti continueranno ad agire in modo responsabile, portando sul mercato una produzione aggiuntiva in maniera graduale e misurata, in linea con la domanda e le condizioni di mercato”.La mossa, che diventerà effettiva dal 1 maggio 2026, deve essere letta però non solo in termini esclusivamente economici, ma politici. Si tratta di un riallineamento geopolitico stimolato dalla guerra in Iran scatenata da Israele e Stati Uniti, dei quali gli Emirati sono il più fedele alleato tra i Paesi arabi del Golfo. Sesto Stato al mondo per riserve di petrolio, con poco meno del 6% del totale mondiale, l’emirato potrà così svincolarsi dai lacci dell’organizzazione per aumentare gradualmente la produzione e rispondere così alla crescente domanda dovuta alla crisi energetica scatenata dal blocco dello Stretto di Hormuz imposto dall’Iran, Paese fondatore Opec, come ritorsione per gli attacchi subiti da Usa e Israele. Decisione, precisa la nota, presa nell’esclusivo “interesse nazionale“.Intanto, la società di monitoraggio marittimo Kpler ha fatto sapere che la prima nave carica di gas naturale liquefatto ha passato lo Stretto di Hormuz ad aprile e si tratta proprio di una metaniera emiratina, la Mubaraz, controllata dalla compagnia petrolifera nazionale Adnoc.L'articolo Gli Emirati escono dall’organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Opec e Opec+). E annunciano l’aumento della produzione proviene da Il Fatto Quotidiano.