Nel 2029 scadrà il 73% delle frequenze assegnate agli operatori mobili in Italia, mentre il restante 27% arriverà a scadenza nel 2037. Un tema che può sembrare riservato agli addetti ai lavori, ma che in realtà riguarda direttamente cittadini e imprese. Si tratta, infatti, di un passaggio cruciale per il futuro della qualità delle reti nel nostro Paese. La connessione a Internet è diventata una condizione essenziale per la competitività delle aziende, sempre più dipendenti da sistemi digitali e dall’intelligenza artificiale, e per i cittadini, dal momento che l’accesso alla rete è ormai considerato una precondizione per l’esercizio di diritti fondamentali come l’istruzione, il lavoro e la libertà di espressione. È proprio alla luce di questa trasformazione che oggi, 28 aprile, l’amministratore delegato di Iliad Italia, Benedetto Levi, ha presentato il piano Più Veloci, un progetto che mira a ridisegnare il futuro delle reti italiane nei prossimi vent’anni. «Le scelte che saranno prese oggi avranno un impatto sulle reti dei prossimi quindici anni e oltre», ha dichiarato Levi. «È da questa consapevolezza che nasce Più Veloci».L’importanza di una rete funzionale per il PaeseDal 1995 a oggi, la quantità di frequenze destinate alla telefonia mobile è cresciuta costantemente per sostenere i diversi salti tecnologici. Oggi però la connettività ha assunto un ruolo ancora più centrale: non è più solo un servizio per i cittadini, ma rappresenta la spina dorsale dello sviluppo digitale, economico e tecnologico dell’Italia. Le frequenze sono infatti la risorsa chiave per abilitare le tecnologie del prossimo futuro, come il 5G Standalone, l’intelligenza artificiale e l’edge computing. Innovazioni che richiederanno reti sempre più performanti in termini di capacità, latenza, resilienza e sicurezza. Disporre di infrastrutture mobili avanzate significa non solo migliorare la qualità dei servizi, ma anche garantire all’Italia un ruolo competitivo in Europa, sostenendo la crescita di imprese e cittadini.Più veloci, il piano per il futuro delle reti di IliadIl piano presentato da Iliad parte proprio da questa consapevolezza e si articola su quattro punti chiave: aumento delle frequenze disponibili, adeguamento dei limiti elettromagnetici agli standard europei, promozione degli investimenti nel 5G Standalone e rafforzamento della concorrenza. L’obiettivo è anticipare i bisogni del sistema industriale italiano intervenendo sia sulla quantità di frequenze disponibili sia sulle condizioni che ne permettono un utilizzo efficace. Il piano prevede inoltre un impegno diretto sugli investimenti delle compagnie telefoniche. Iliad per esempio punta ad accelerare lo sviluppo del 5G Standalone con obiettivi precisi: copertura di tutti i capoluoghi di Regione entro due anni, dei capoluoghi di Provincia entro tre anni e mezzo e del 99% della popolazione entro sei anni. Infine, viene affrontato il tema della concorrenza, dove Iliad propone una riallocazione delle principali bande per creare condizioni più eque e favorendo così un migliore equilibrio del mercato.Come funziona ora il modelloLe proposte partono da alcune criticità del sistema attuale. La prima riguarda i limiti di emissione. Nonostante nel 2024 siano stati portati a 15 V/m, restano molto inferiori rispetto agli standard europei, con il risultato di limitare il valore industriale e sociale delle frequenze disponibili. La seconda criticità è legata alla logica di assegnazione. Storicamente lo Stato ha utilizzato gare e aste per massimizzare gli incassi immediati. Secondo Iliad, questo approccio dovrebbe essere ripensato, indirizzando invece le risorse degli operatori verso investimenti in infrastrutture, soprattutto nelle aree a fallimento di mercato, senza pesare sulla finanza pubblica. Infine, c’è uno squilibrio nella distribuzione delle frequenze tra operatori, che non favorisce una concorrenza ottimale. Da qui la proposta di una redistribuzione che premi gli investimenti e l’innovazione, mantenendo allo stesso tempo la sostenibilità economica del settore.L’intervento degli espertiAlla conferenza diversi esperti hanno inquadrato il tema delle frequenze come una questione che va oltre la tecnologia, toccando economia e sviluppo del Paese. Davide Dattoli, fondatore di Talent Garden, ha sottolineato come oggi la connettività mobile sia diventata una vera infrastruttura produttiva. Con l’intelligenza artificiale e la trasformazione digitale delle imprese, il punto non è quanto lo Stato incassa subito, ma la capacità delle reti di sostenere la competitività. Sul piano tecnico, Nicola Pasquino, dell’Università Federico II, ha evidenziato che senza limiti di esposizione in linea con gli standard internazionali la rete non può esprimere tutto il suo potenziale, con possibili ricadute anche sulle tecnologie future. Un’ottica più economica arriva da Cesare Pozzi, della LUISS, che ha ribadito come il valore delle frequenze non sia fiscale ma produttivo. Per Pozzi si misura cioè nella capacità di generare benefici per imprese e famiglie, soprattutto se integrate con nuove infrastrutture digitali. Infine, Carlo Alberto Carnevale Maffè, della SDA Bocconi, ha ricordato che l’assegnazione delle frequenze è una scelta di architettura del mercato. Per funzionare, una riforma deve garantire equilibrio tra concorrenza, regole chiare e certezza, altrimenti rischia di non reggere.L'articolo Telefonia, la proposta di Iliad per superare il modello basato sulle aste delle frequenze proviene da Open.