Hanno varcato la soglia del monastero cistercense di Vittorio Veneto senza portare nulla con sé: né denaro, né indumenti di ricambio. Hanno abbandonato il silenzio della clausura spinte da un’unica urgenza: allontanarsi da un ambiente diventato insostenibile. È la fine di aprile del 2025 quando si consuma quella che, a tutti gli effetti, viene definita una “fuga“. Oggi, a un anno di distanza da quei giorni che hanno spaccato la comunità religiosa trevigiana, a prendere la parola è la protagonista principale della vicenda: Madre Aline Ghammachi. In una lunga e dettagliata intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’ex badessa ricostruisce le dinamiche interne, le accuse e i procedimenti legali che hanno portato al commissariamento della struttura, difendendo a spada tratta il suo operato.Le accuse interne e le visite canonicheOrigini brasiliane, 42 anni di età e una vocazione abbracciata a 15 anni alla ricerca di una scelta “totale e radicale”, Madre Aline entra in clausura in Italia nel 2006. Per lunghi anni la vita monastica scorre serena, culminando con la sua nomina a badessa nel 2018. Il punto di rottura, racconta la religiosa, si verifica a partire dal 2023, quando il monastero inizia a subire quelle che definisce ispezioni anomale. “In due anni ne abbiamo avute sette. Non era normale per una comunità di clausura: domande continue sulla vita personale e comunitaria, un clima molto pesante”, spiega al Corriere. Alla base di queste verifiche ci sarebbero state le denunce di quattro consorelle che accusavano la badessa di maltrattamenti fisici, psicologici e manipolazione. Un quadro che Madre Aline rigetta categoricamente: “Un’immagine completamente falsa, che respingo con decisione. Eravamo in 23. Diciotto sorelle hanno sempre smentito queste ricostruzioni. Questo risulta anche negli atti che ho potuto leggere dopo il ricorso”. Secondo la sua versione, il commissariamento sarebbe scattato sulla base di una singola relazione redatta da un visitatore, infarcita di incongruenze e priva di prove concrete.L’allontanamento e la fuga delle consorelleL’epilogo istituzionale si consuma nella primavera del 2025. Il decreto di rimozione le viene notificato in un giorno dal forte peso simbolico, il Venerdì Santo, costringendola a lasciare la struttura il 21 aprile. “Non è stata una scelta. Sono stata allontanata”, precisa la religiosa, che si trasferisce prima dai genitori e poi a Milano per sottoporsi a cure mediche. Nel frattempo, il monastero di Vittorio Veneto viene formalmente commissariato e affidato alla guida di una religiosa straniera. È in questo nuovo assetto che matura l’esodo. Otto giorni dopo l’espulsione della badessa, il 29 aprile, cinque suore abbandonano la clausura. Non è un gesto di ribellione serena, ma una vera fuga dettata dal timore. “Avevano paura – sottolinea Madre Aline –. Si era creato un clima molto pesante, in cui veniva richiesta un’obbedienza assoluta anche davanti a situazioni percepite come ingiuste. Non è stata una scelta libera. Ma davanti a quello che stava accadendo abbiamo dovuto scegliere se crollare o ricominciare”.Le vie legali e la nuova vita a San VendemianoDecisa a ripristinare la verità dei fatti (“quello che è successo non può essere lasciato nel silenzio”, dichiara), l’ex badessa non si è arresa. Ha impugnato il decreto di rimozione alla Segnatura Apostolica, ha avviato una causa presso la Sacra Rota Romana e, sul fronte civile, ha depositato un esposto per diffamazione alla Procura della Repubblica di Treviso. Sebbene ammetta di essersi sentita “vittima di un sistema che, a volte, tende a proteggere se stesso”, Madre Aline ci tiene a precisare che la sua non è una battaglia contro la Chiesa, che definisce ancora “la sua vita”. Oggi, il gruppo delle religiose “fuggitive” ha trovato un nuovo equilibrio fisico e spirituale. Ospitate in una casa a San Vendemiano (Treviso) donata da un benefattore e partita completamente vuota, le donne sono diventate dodici, tra suore e oblate. Pur non essendo attualmente una struttura ecclesiastica ufficialmente riconosciuta, la comunità vive in stretta osservanza della propria vocazione originaria. Trascorrono le giornate tra la preghiera, l’accoglienza di persone bisognose di ascolto e il lavoro manuale, producendo biscotti, miele e succo di aloe. Hanno scelto di ricominciare, come chiosa l’ex badessa, “nella gioia”.L'articolo Suore in fuga dal convento, l’ex badessa Aline rompe il silenzio: “Cacciata senza prove, ho denunciato tutto. Quello che è successo non può essere lasciato nel silenzio” proviene da Il Fatto Quotidiano.