I pediatri bocciano la riforma che gli assegna i ragazzi fino ai 18 anni: «Impossibile per noi seguire 1.500 pazienti»

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La Federazione Italiana Medici Pediatri boccia la riforma della medicina così come è delineata nella bozza del ministero della Salute guidato da Orazio Schillaci. A dirlo a Open è il presidente nazionale Antonio D’Avino che, pur accogliendo positivamente l’idea di estendere ai pediatri la presa in carico dei ragazzi fino ai 18 anni, contesta duramente l’impianto complessivo del provvedimento. «Nella bozza si prevede che pediatri e medici di famiglia seguano lo stesso numero massimo di pazienti, e questo sarebbe un errore enorme, soprattutto per la salute di bambini e adolescenti», dichiara D’Avino.Cosa prevede la riformaLa riforma, ancora in fase di bozza e destinata ora al confronto con Regioni e sindacati, interviene anche su uno degli aspetti più delicati della sanità territoriale, ovvero la continuità assistenziale tra età pediatrica e adolescenza. Tra i vari cambiamenti previsti, c’è l’estensione della competenza esclusiva del pediatra dalla nascita fino ai 18 anni. Fino a che età si può andare dal pediatraAttualmente, i pediatri di libera scelta seguono in via esclusiva i bambini da 0 a 6 anni. Successivamente, fino ai 14 anni, è possibile scegliere tra pediatra e medico di medicina generale, mentre la presa in carico fino ai 16 anni è riservata solo ai casi di patologie croniche. La modifica proposta mira a garantire una maggiore omogeneità dell’assetto assistenziale, anche attraverso una revisione dei criteri di remunerazione di medici e pediatri e l’introduzione di una tariffa nazionale per assistito. Il problema del numero massimo di pazientiÈ poi prevista l’uniformazione del numero massimo di pazienti tra le due categorie professionali. Ora, invece, il pediatra ha un massimo di 800 pazienti. Limite che può salire fino a 1.000 in alcune aree dove c’è carenza di pediatri. Mentre il medico di base ha massimo 1.500 pazienti.Perché la Federazione è contrariaL’uniformazione del numero massimo di pazienti è uno degli aspetti più controversi e discussi dell’intera riforma. Per la Federazione, infatti, il problema non è tanto l’estensione dell’età pediatrica, su cui hanno una posizione storicamente favorevole, quanto il modo in cui viene disegnata l’equiparazione tra pediatri e medici di medicina generale. «Non si possono equiparare i due massimali perché si tratta di attività profondamente diverse che prevedono una frequenza e una durata della visita differenti», spiega D’Avino. «Noi facciamo bilanci di salute, cioè visite programmate a età filtro. Un bambino richiede molti più contatti rispetto a un adulto», spiega D’Avino, che ribadisce come la pediatria non sia assolutamente sovrapponibile alla medicina generale né per tempi né per modalità operative. «La visita pediatrica coinvolge sempre almeno tre soggetti, il pediatra, il bambino e i genitori. Questo significa più tempo dedicato al counseling e alla comunicazione», spiega. A questo si aggiunge la natura dell’attività clinica. «Il medico di medicina generale gestisce soprattutto cronicità come ipertensione e diabete, mentre il pediatra lavora su prevenzione, crescita e sviluppo neuropsicomotorio», prosegue D’Avino.«Perché così non si fa il bene di bambini e adolescenti»Da qui la critica più netta alla filosofia della riforma. «Sarebbe un errore pensare che si possa omologare tutto all’altare della semplificazione amministrativa. Il pediatra di libera scelta ha una specificità clinica e organizzativa che non può essere sacrificata», afferma D’Avino. Il rischio più importante, secondo la Federazione, è che la riforma non risponda ai bisogni reali dei pazienti. «L’adolescenza è una terra di nessuno nel sistema sanitario. Oggi i ragazzi tra i 14 e i 18 anni non sono seguiti in modo sistematizzato da nessuna figura sanitaria. È una fascia scoperta», spiega il presidente. «Penso a ludopatie, dipendenze, alcol, tabagismo, ma anche all’uso del digitale», chiosa. «Bisogna occuparsi seriamente dell’età adolescenziale. L’ipotesi che possa farlo il pediatra è dovuta al fatto che quel bambino lo conosce fin da quando è neonato e c’è un’alleanza di cura con la famiglia. Ma è un sistema che va costruito considerando le differenze tra pediatri e medici di medicina generale», conclude.L'articolo I pediatri bocciano la riforma che gli assegna i ragazzi fino ai 18 anni: «Impossibile per noi seguire 1.500 pazienti» proviene da Open.