AGI - La Siria cerca di chiudere i conti con il passato dittatoriale di Bashar al Assad, il presidente deposto a dicembre 2024 dopo quasi 25 anni al potere. È iniziato ieri un processo che vede come imputato principale Atef Najib, cugino dell'ex presidente ed ex capo della sicurezza politica nella città siriana di Daraa.Najib è comparso davanti alla Quarta Corte Penale di Damasco e il giudice ha annunciato il rinvio dell'udienza al 10 maggio. A quanto riferito dall'agenzia di stampa statale Sana, Najib deve rispondere di accuse per crimini commessi contro il popolo siriano ed è il primo imputato appartenente alla cerchia ristretta dell'ex regime a comparire in un processo pubblico. Alla seduta hanno assistito parenti delle vittime e avvocati arabi e internazionali.Altri procedimenti giudiziariIl cugino di Assad non è l'unico sotto procedimento. Processi sono in corso anche contro "latitanti", ha spiegato un giudice. A quanto riferito dall'agenzia turca Anadolu, tra questi c'è anche l'ex presidente Assad, ora esule in Russia, suo fratello e comandante della Quarta Divisione Maher Assad, l'ex ministro della Difesa Fahd Jassem al-Freij, l'ex capo dell'intelligence militare a Daraa Laith al-Ali, l'ex capo dell'intelligence militare nella provincia di Suwayda Wafiq Nasser, Wassim al-Assad, un altro parente del presidente deposto, e l'ex Gran Mufti Ahmed Badreddin Hassoun.Le immagini dal tribunaleL'emittente al Ikhbariya ha trasmesso filmati di Najib nella gabbia degli imputati, immagini che sono state seguite in tv con il fiato sospeso da un Paese che cerca giustizia contro gli aguzzini di un regime sanguinario.Il ruolo di Atef NajibNajib, arrestato nel gennaio dello scorso anno, si è diplomato all'Accademia Militare prima di entrare nei servizi di intelligence, dove ha ricoperto diversi incarichi, tra cui quello presso il ramo della Sicurezza Politica a Daraa. È accusato di essere stato tra i primi responsabili di violazioni contro i civili a Daraa, luogo di origine della rivolta del 2011.Le accuse sui bambini arrestatiGli viene inoltre attribuita la responsabilità dell'arresto e della tortura di bambini a Daraa che avevano scritto slogan anti-regime sui muri, episodio che innescò le prime proteste in Siria. Le prime manifestazioni anti Assad sono considerate la miccia della guerra civile che ha afflitto il Paese dal 2011 a fine 2024.Le reazioni in aula e a DaraaDopo l'annuncio del rinvio dell'udienza nell'aula sono esplose le reazioni dei familiari delle vittime e dei presenti, con slogan che inneggiano a pace e rivoluzione scanditi all'interno dell'aula. A Daraa, i siriani hanno espresso soddisfazione nel vedere Najib nella gabbia degli imputati. All'udienza sono seguiti sit-in di persone che hanno ricordato umiliazioni e abusi, i minori morti e arrestati e i cittadini torturati.Il caso TadamonI siriani ora chiedono a gran voce il processo anche di Amjad Youssef, uno dei principali responsabili del massacro di Tadamon del 2013 a Damasco, arrestato alla fine della scorsa settimana in seguito a un'operazione annunciata dal ministro dell'Interno Anas Khattab. Una fonte della sicurezza ha riferito all'agenzia di stampa Sana che Youssef, ufficiale dei servizi di intelligence sotto il governo di Assad, è stato fermato nella provincia di Hama, in Siria.Il massacro del 2013Il massacro ebbe luogo il 16 aprile 2013 nel quartiere Tadamon di Damasco. Soldati e miliziani siriani condussero 288 persone, tra cui 7 donne e 15 bambini, verso una fossa, deridendole prima di ucciderle a colpi d'arma da fuoco. Le immagini del massacro, filmate dagli stessi autori, mostrano detenuti bendati e con le mani legate, condotti verso la fossa per essere giustiziati. Proprio i video hanno contribuito a identificare i sospetti chiave, tra cui Youssef.Il sostegno del presidente ad interimIl presidente ad interim Ahmad al-Sharaa ha assicurato il suo sostegno all'operato dei tribunali. La giustizia resterà "uno dei valori più alti per i quali il nostro popolo ha trionfato", ha scritto su X, "un obiettivo fondamentale dello Stato e delle sue istituzioni per garantire equità alle vittime, sanare le ferite, rafforzare la pace e la convivenza, e riaffermare l'impegno a perseguire i responsabili delle sofferenze del nostro popolo".