Quando la violenza è di sinistra sono le vittime che se la sono cercata

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Due episodi di violenza, stesso modo di narrarli. Il 25 aprile la Brigata Ebraica viene cacciata, presa a insulti (anche pesantemente antisemiti, come l’ormai tristemente celebre “siete saponette mancate”)? La colpa è la loro. Trump subisce un attentato durante la cena di gala dell’Associazione dei corrispondenti alla Casa Bianca? Ed è il terzo attentato che subisce in meno di due anni? La colpa è sua.L’aggressione alla Brigata EbraicaSulla presenza della Brigata Ebraica, il capolavoro è de Il Post, giornale “precisetti” come si direbbe in milanese, specializzato in spiegazioni puntuali di fatti controversi e fact checking. Una fonte da cui, insomma, non dovresti neppure aspettarti di leggere:Intorno alle 15 il gruppo della Brigata Ebraica è stato avvicinato da alcuni manifestanti filopalestinesi, che hanno iniziato a gridare cori molto critici (come il riferimento alle saponette di cui sopra, ndr) nei loro confronti. A quel punto la Brigata Ebraica si è fermata creando un ingorgo che ha bloccato migliaia di manifestanti che si trovavano dietro.Chiaro no? Se ti sbarrano la strada e ti urlano addosso insulti hitleriani, tu, ebreo o amico degli ebrei, non puoi fermarti, altrimenti intasi il traffico e la colpa è tua. Dovevi procedere e farti picchiare.La collera contro la Brigata Ebraica, spezzone del corteo che celebra gli ebrei sionisti (no, non è un insulto) che contribuirono a liberare il nostro Paese dai nazisti, viene spiegata con la presenza “arrogante” della loro bandiera, come spiega questo lettore in una missiva al quotidiano Il Manifesto:A indignare non è tanto la commemorazione di questa formazione, per quanto parte dei suoi membri sono poi confluiti nell’Haganah, gruppo paramilitare sionista protagonista con l’Irgun nel 1948 della pulizia etnica della Palestina (sic!), ma la presenza, a sostegno, degli striscioni “Amici di Israele”, che non si fanno scrupolo di definirsi sionisti (sic!), con tanto di bandiere di uno Stato che pratica una politica diametralmente opposta ai principi che hanno ispirato il nostro movimento di liberazione. Uno Stato che occupa, uccide e opprime, e che si fa beffe della legge internazionale (sic!).Sul più colto periodico Micromega, un articolo a firma di Cinzia Sciuto ci spiega perché la bandiera di Israele sia una provocazione, contrariamente a quella dei nazionalisti palestinesi (che allora erano alleati di Hitler, fino al 1945):… Poi ci sono le bandiere controverse. Innanzitutto quelle di Israele, comparse nello spezzone della Brigata ebraica a Milano, nel quale sfilavano anche bandiere iraniane con il simbolo dello Scià di Persia (non dunque le bandiere di un popolo che lotta contro il regime che lo opprime, ma quelle dell’altro regime contro cui quello stesso popolo si era ribellato decenni fa). È stata soprattutto la presenza di queste bandiere a innescare le proteste di alcuni partecipanti al corteo e a indurre infine la polizia ad allontanare lo spezzone della Brigata ebraica. Ora, bisogna essere o ingenui o in mala fede per pensare che, in un corteo che celebra la resistenza dei popoli contro l’oppressione, la presenza della bandiera di uno Stato accusato di crimini di guerra e contro l’umanità, sul cui capo di governo pende un mandato di cattura internazionale, che è coinvolto in un contenzioso davanti alla Corte internazionale di giustizia per genocidio, che da decenni si macchia di violazioni dei diritti di quel popolo senza Stato di cui parlavamo prima, potesse passare inosservata (sic!).In pratica, la colpa è della Brigata Ebraica, perché c’era. Perché ricorda un pezzo di storia di cui ormai la sinistra si vergogna: aver aiutato Israele a nascere e rendersi indipendente fra le nazioni. E perché portava le bandiere di uno Stato che, proprio perché ha combattuto e combatte per sopravvivere, contro gli jihadisti oggi, così come in passato combatteva contro i nazionalisti arabi filo-nazisti, è considerato socialmente squalificante in Italia.Trump se l’è cercata, di nuovoLo stesso ribaltamento di responsabilità, storica e attuale, lo vediamo all’opera nella narrazione dell’attentato a Donald Trump, avvenuto poco dopo l’orrore del 25 aprile. Alan Friedman su La Stampa lo spiega così:Oggi, nell’America di Trump, il clima d’odio nasce dal suo incitamento quotidiano, si nutre del rancore che semina e produce una società più feroce, più frammentata, più impaurita. Trump non ha inventato la violenza americana. Ma l’ha sdoganata. Ha trasformato il vittimismo in ideologia, il risentimento in strategia elettorale, la crudeltà in spettacolo, la vendetta in metodo di governo. Ha capito prima di molti repubblicani che la paura mobilita più della speranza, che la rabbia crea legami tribali più forti dei programmi, che inventare nemici è più facile che risolvere problemi.Chiaro quindi: seguendo il ragionamento del motto “chi semina vento raccoglie tempesta”, Trump l’attentato se l’è cercato. Lo dice anche più esplicitamente Augusto Minzolini (teoricamente un direttore di centro-destra, o almeno considerato tale) su X: “chi divide, usa un linguaggio violento, preferisce l’autoritarismo alla democrazia, apre conflitti senza sapere come chiuderli finisce per seminare vento e raccogliere tempesta”.La storiografia di sinistraRievocando i precedenti, Gabriele Romagnoli de La Repubblica: In generale il bersaglio è una cucitura, l’attentatore uno strappo. Lincoln voleva mettere insieme Nord e Sud, Franklin Delano Roosevelt varare il New Deal per porre fine alla Grande Depressione, JFK guidare la carovana verso e oltre la nuova frontiera. Erano la novità, il futuro non ancora visto o immaginato nel solco del capitalismo, certo come fosse una parolaccia, ma anche di una democrazia compassionevole. Dicevano di voler trasformare il mare impetuoso della storia americana in un lago che tutti potessero solcare senza rischi. Da Mar-a-lago è venuto invece un inedito, un opposto che gira il film della presidenza al negativo. È lui l’agente del caos, l’estremista, il provocatore quotidiano.Questo è un pezzo di storiografia di sinistra sintetizzato bene: solo i presidenti progressisti (Lincoln era Repubblicano, ma quando era il Gop il partito più progressista) “ricuciono”, quelli che fanno politiche conservatrici “strappano”. Ma se è Trump che semina caos, il suo attentatore mancato Cole Tomas Allen, allora, come lo giudichiamo? Come un uomo d’ordine? Pensiamo un po’ ai numeri: nessun attentato a Clinton, nessuno a Obama, nessuno a Biden. Tre attentati a Trump e non è nemmeno a metà del suo mandato. Chi crea disordine, adesso?Uno schema rodatoIn pratica, ancora una volta, la sinistra mediatica (un po’ più di quella politica) non accetta di fare autocritica sulla sua violenza endogena. Non la vuole vedere e se la vede non la vuole ammettere. Se la violenza scoppia, è colpa di chi “l’ha provocata”, cioè della vittima.Si tratta di uno schema ben rodato che si ripete ad ogni occasione. Nel microcosmo: studenti di destra fanno volantinaggio e vengono pestati? Non dovevano fare volantinaggio, sono loro che hanno provocato il disordine. Nel macrocosmo: partiti e sindacati di un Paese latino-americano o asiatico si oppongono alla presa del potere comunista e i loro membri vengono sterminati? Non dovevano opporsi, sono loro che hanno provocato terrore e guerra civile.Sbaglia chi pensa che questo modo di ragionare e di esporre gli eventi sia solo frutto dell’ipocrisia o un modo come un altro per fare propaganda. Perché è connaturato nella sinistra. L’esempio più eclatante è quello del Partito Bolscevico nella Russia rivoluzionaria: nel suo programma del 1917 c’era l’abolizione della pena di morte e addirittura del carcere. Nella pratica, una volta al potere, si è lasciato alle spalle una scia di sangue di 20 milioni di morti e milioni di internati nei campi di concentramento.Perché dal punto di vista bolscevico non esiste il singolo colpevole di un reato, esiste una classe proletaria che deve maturare verso il collettivismo. Quell’individuo che va contro gli interessi della classe proletaria (leggasi: contro il programma del partito) deve essere cancellato dalla mappa o, nella migliore delle ipotesi, “rieducato”.La nuova sinistra, almeno in Europa, ha perso il pelo bolscevico, ma non il suo vizio. Quindi se un evento, un presidente o un Paese intero, si oppongono alle meravigliose sorti progressive dei nuovi proletari, dei nuovi oppressi o del “Sud del mondo”, vuol dire che è “sbagliato”, che “non esiste” ed è la sua stessa presenza, come la presenza di Trump o di Israele, ad essere la fonte della violenza… necessaria ad eliminarlo.L'articolo Quando la violenza è di sinistra sono le vittime che se la sono cercata proviene da Nicolaporro.it.