L’Italia non prenderà parte alla prima prova di Coppa del Mondo di ciclismo su pista in programma a Perth, in Australia. La decisione è stata ufficializzata dalla Federazione Ciclistica Italiana, che ha spiegato come la rinuncia non sia legata a motivazioni sportive, ma a ragioni di natura geopolitica e organizzativa. In altre parole, alla guerra scoppiata dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran.Alla base della scelta c’è la cancellazione dei voli previsti con Qatar Airways e la mancata possibilità di riprogrammare il viaggio di atleti e staff su compagnie alternative che non operassero nell’area mediorientale. L’ondata di bombardamenti in Medio Oriente ha infatti provocato una vasta interruzione del traffico aereo globale, la più significativa dai tempi della pandemia, rendendo estremamente complessa l’organizzazione della trasferta.Nel comunicato pubblicato sul proprio sito, la Federazione spiega di aver valutato tutte le possibili soluzioni di viaggio, che però non garantivano la partenza dell’intera squadra in un’unica soluzione né l’arrivo con un congruo anticipo rispetto all’inizio delle competizioni. “Non sussistono, ad oggi, le condizioni logistiche e organizzative per garantire la trasferta”, si legge nella nota. Considerata l’incertezza attuale e ponendo come priorità assoluta la sicurezza e l’incolumità di atleti e staff, la Federciclismo ha ritenuto necessario, “con senso di responsabilità e a tutela del gruppo”, rinunciare alla partecipazione alla tappa australiana. Una decisione sofferta ma inevitabile, che costringerà così l’Italia a saltare il primo appuntamento stagionale della Coppa del Mondo su pista.L'articolo Attacco all’Iran, l’Italia rinuncia alla prima prova di Coppa del Mondo di ciclismo su pista proviene da Il Fatto Quotidiano.